Web Contest letterario gratuito di prosa e poesia Visioni dal periscopio emozionale di Giuseppe Carta – Autori in Evoluzione


 

Visioni dal periscopio emozionale

Il Contest letterario gratuito di prosa e poesia

Visioni dal periscopio emozionale

anticipa la riedizione della prima silloge poetica di Giuseppe Carta, nata il 17 Dicembre 2011.

…che se ogni punto di una circonferenza si mettesse il problema della bontà dell’operato del punto precedente e successivo tutto sarebbe complicato…

da

Visioni dal periscopio emozionale

La nuova edizione della prima silloge poetica di

Giuseppe Carta

1 il caso editore

Recensioni alla prima edizione:

Nai

di Bianca Mannu QUI

simonetta loidi Simonetta Loi  QUI

 

di Esmeralda Nardi  QUI

 

Regolamento:

1.Il tema è libero ma saranno particolarmente gradite le VERITÀ che vorrebbero rimaner celate, le VISIONI affezionate alla LUCE, le VISUALI costruttive, la trasformazione delle sofferenze e tutte le fiabe morali che ci consentono di far risuonare la nostra bellezza intrinseca.

Il Contest letterario è un Contest gratuito.

2. La sezione è UNICA (Canzoni-Short Story, Poesia e…) e dovrà essere scritta con massimo 30 strofe o 420 parole.

3. Si partecipa inserendo la propria opera sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con opere edite ed inedite. Per un facile conteggio delle parole consigliamo questo link: Contacaratteri

Le opere senza nome, cognome e dichiarazione di accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. NON si partecipa via email.

Spiegazioni dettagliate quiCome si partecipa al Contest

4PremioA SCELTA:

  1. Pubblicazione cartacea di un testo di massimo 100 pagine by Paradigma Nouu, il CASO EDITORE
  2. Una copia di Visioni dal periscopio emozionale
  3. Un fine settimana di soggiorno presso “Arte di Carta” in Sardegna a Sadali, il meraviglioso paese dell’acqua e di San Valentino!

Sarà premiato il primo classificato.

5. La scadenza per l’invio delle opere, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per il 28 Giugno 2019 a mezzanotte.

6. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da tutti gliAutori partecipanti, che inviando la propria Opera, si aggiudicano il diritto di diventare Autori in Evoluzione e giurati del Contest. I giurati scelgono le 10 opere preferite in ordine di gradimento e alla fine del contest le potranno indicare in questo link:QUI.

Anche alla mail: giuseppecartablog@gmail.com. Non ci si può auto-votare.

7Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.

8. Si esortano i concorrenti ad un invio sollecito, senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.

9La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione QUI o via mail: giuseppecartablog@gmail.com indicando nell’oggetto “info contest” (NON si partecipa via email ma direttamente sotto il bando)

10. È possibile seguire l’andamento del contest ricevendo via email tutte le notifiche con le nuove Opere partecipanti alla Gara Letteraria; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvisami via e-mail”.

11La partecipazione al Contest implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

12. Alla fine del Contest è prevista una lirica ANTOLOGIA pubblicata da “PARADIGMA NOUU” Il caso editore. Verranno inserite tutte le opere che a Nostro insindacabile giudizio dovessero risultare meritevoli di pubblicazione.

Per partecipare al Contest  senza partecipare all’antologia, occorre darne comunicazione entro la scadenza del contest, fissata per il 28 Giugno 2019 (Siamo di maglia larga)

13Diritti d’autore: Partecipando al concorso, gli autori concedono al blog il diritto di pubblicare la propria Opera all’interno di giuseppecartablog e dell’Antologia.  Gli autori, continuano a tenerne la piena titolarità, senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore, concedendo il diritto in maniera non esclusiva.

Si ringrazia  OUBLIETTE MAGAZINE 

per il supporto organizzativo!

BUONA PARTECIPAZIONE E BUONA LETTURA DELLE OPERE PARTECIPANTI !

 P.S.

Acquistare i libri di Giuseppe Carta

e le antologie degli Autori In Evoluzione,

non è pericoloso per la salute!

103 pensieri su “Web Contest letterario gratuito di prosa e poesia Visioni dal periscopio emozionale di Giuseppe Carta – Autori in Evoluzione

  1. Accetto il regolamento

    Disobbedire. Quarant’anni di vita castigata, la strada senza uscite hat tortuosi camini, a piedi nudi, con profonde ferite sanguinanti senza bende. dolori senza fine La magica stella illumina il cuore brillando l’amore. Il buio crudele rapisce l’inrazionalità del pensiero fino ad espiare la pena. Mia vita rubata mah col sigillo nel cuore brillante d’amore

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  2. Accetto il regolamento
    Sa battalla-

    Nel nostro linguaggio la parola battaglia, battalla corrisponde nel suono e nel significato a “dialogo”.
    Noi quando battallaus, battagliamo e dialoghiamo contemporaneamente, come se la dialettica avesse già superato la guerra armata.
    Sia il personaggio dell’”appelite” che pretende il sacro diritto dell’ospitalità, come anche quello che glielo nega, possono usare tutte le armi di una batalla .
    Gli udenti di questa parodia, come quelli che assistono alle gare poetiche, non devono individuare un vittorioso, in queste lotte non ci sono vincitori e vinti, l’unico ad emergere è il primato del dialogo.
    Solo nelle battalle della mia gente, le lame possono essere crudelmente affondate, senza che sgorghi sangue.
    (dal romanzo Corropu)

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  3. Beatrice Nioi

    (accetto il regolamento)

    L’allegria
    è il vento caldo del mezzodí
    quando l’estate accorcia i battiti
    e i ginepri frusciano al sole
    colmi di vaghe essenze
    mentre le stelle sognano
    il fresco ristoro della sera
    e gli amori cedono
    al destino lieve dell’assenza
    Quando le pareti
    cadono dai cedri
    folli di paure ardenti
    nei deserti minerali rossi
    d’oro e di salgemma
    dalle ruggini posate
    su strade vecchie di fatiche
    o di robinie avvolte ai fanghi
    che sciolgono i sentieri scarni
    Di rocce sgretolate
    s’innalzano montagne
    sottili come polvere
    splendenti come fuoco
    arrampicate al cielo
    che se fossero dèi
    ne colmeremmo altari
    grondanti di preghiere
    Perché
    nel gelo della notte
    tacciono le voci
    e mezzanotte soffia
    malinconie cocenti

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    1. Un percorso emozionale nei paesaggi di Sardegna, così estremi e volubili, accoglienti e aspri.
      Un’appassionata dichiarazione d’amore per questa terra meravigliosa! ❤️

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  4. Et aussi se liberer des mots
    Des maux
    Toutes ces conventions qui rassurent et puis …
    C est une oppression qui peut te rendre fou.
    Un jour tu jettes tout.
    Les livres et les règles
    Les dictionnaires et les grammaires.
    Tu jettes tout
    Les mots
    Les maux
    Respire
    Et …
    Crie!

    Traduzione

    E anche si le parole
    Dei mali
    Tutte queste convenzioni che confortano e poi…
    C è un’oppressione che può farti impazzire.
    Un giorno butti tutto.
    I libri e le regole
    Dizionari e grammatiche.
    Butti tutto
    Le parole
    I mali
    Respira
    E… scrivi!

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    1. La poesia è al tempo stesso maledizione e dono.
      Senza conflittualità non potrebbe mai nascere, senza passione non diventerebbe mai adulta, e mai concludersi senza un ribaltamento prospettico.
      È il grido futurista che si protrae oltre il futuro.
      Bella! 😀🌸

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  5. Accetto il regolamento
    -La santità dei pesci: affidarsi alla corrente-
    “Questa è la santità dei pesci: noi non abbiamo braccia con cui tenerci stretti a nulla. Ci affidiamo alla corrente perché sappiamo che attaccarsi è inutile. Siamo fatti per lasciarci andare.”
    Mi commuovo ogni volta che sento il Vecchio parlare di lasciarsi andare, perché ricordo fu lui ad imparare la lezione.
    Dalia lo rimproverava sempre di essere troppo protettivo nei suoi confronti, di aver troppo paura di perderla. Gli diceva che chi vive ogni giorno nell’angoscia del futuro non fa altro che proteggere un presente penoso, e che comunque quando l’amore finisce, è sempre troppo presto.
    Lui allora le chiedeva:”che alternative ho?” E lei gli rispondeva:”Lasciati andare, respira. Accetta il caos del mare e trova lì la tua felicità.
    I disastri possono abbattersi in ogni istante. Preoccuparsi vuol dire ascoltare l’eco di un grido che non è ancora stato lanciato”.

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    1. Essere pessimista vuol dire abbeverarsi a un bicchiere eternamente mezzo vuoto, significa soffrire prima ancora che il male giunga – e, se giungerà, soffrire ancora.
      Poiché l’inevitabile accadrebbe comunque, chi vuol esser lieto sia, e gioisca del nuoto in mare aperto… Molto zen, sì, mi piace!😀

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      1. La Canzona di Bacco dei Canti carnascialeschi, l’esortazione a godere pienamente delle gioie della vita nella consapevolezza della loro fugacità mi ha ispirato. Lo Zen mi ha sempre affascinato e provo a viverla attualizzandola nella realtà tutti i giorni. ( Lo zen, non è una religione né una filosofia, bensì una metodologia dello spirito, della coscienza e della mente che può essere adottata da chiunque, in qualunque luogo e tempo.)

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  6. Accetto il regolamento
    – Risveglio! –

    Ai margini dei Rovi dei Ricordi, una strana inquetudine, una pesantissima paura di perdita e di abbandono, che non avrebbe mai confessato a se stesso, aveva avviluppato il cuore di un giovane angelo caduto rendendolo inerme e insicuro. Assopito tra mille pensieri non riusciva a scorgere tra le fresche acque sotto ai suoi piedi nient’altro che i propri insanati riflessi. Al crepuscolo le sue lacrime, come ali di farfalla frenetiche di liberarsi di un sapore troppo amaro, sfuggirono al controllo e attirarono l’attenzione di una curiosa ninfa di passaggio che vagabondava lungo lo stesso sentiero. Il cuore della ninfa riconobbe da subito quel torpore e si dischiuse in un canto carico di coraggio.
    Un bagliore, un sussurro appena accennato ma ancora velato dal fragore del troppo vicino passato, si diffuse tra le percezioni non coscienti del giovane, le uniche lasciate aperte per raggiungerlo al cuore.
    Piano piano quella voce riuscì a sciogliere i ghiacci che le esitazioni del tempo avevano depositato nel suo cuore e a disperdere le catene di fumo cementate dalle troppe illusioni del mondo. Sempre più conscio di un certo formicolio, ogni senso dapprima accecato ri-assaporò ogni colore, ogni perduta emozione, sino a cogliere ogni nota vibrante e carica di speranza di quel canto.
    Con ritrovati occhi del cuore riuscì persino a scorgere cosa stava nascendo tra i rovi: era sbocciato un sogno senza spine. Con dita protese e tremolanti riuscì a sfiorarne i petali; le gocce di rugiada intrappolate al suo interno furono una dolce linfa per le sue sfiduciate ali.
    Rinvigorito e pervaso da una nuova consapevolezza, volle scoprire la fonte di quel canto così flebile ma così potente da riuscire ad attraversare i drappi della sua solitudine.
    Gli bastò un attimo e la vide accovacciata su un albero poco distante che lo guardava sorridente ma esitante. Specchiandosi nei suoi occhi sentì una armonica connessione spirituale e riconobbe in lei la chiave per ritrovare se stesso e leggere il mondo, la compagna di viaggio con la quale spalancare libere le ali del domani, dividere sorrisi, incertezze, silenzi, lotte e, perchè no, danze; rifugiarsi dalle intemperie che inevitabilmente si abbatteranno lungo il loro cammino, un sentiero mai eguale e banale, un mondo di pericoli e vittorie chiamato vita.
    Sebbene titubante, non potè che fare l’unico gesto che gli dettava il cuore:
    le si avvicinò a piccoli passi e le tese la mano..

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  7. Accetto il regolamento
    -Le ‘regole’ per le 55 parole sono: –

    Deve essere una storia o una poesia completa
    Per le storia ci deve essere una svolta improvvisa, preferibilmente nell’ultima riga
    Devono essere esattamente 55 parole, titolo incluso (contate da Word per evitare equivoci)
    A presto per news!

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  8. Accetto il regolamento
    -Vita di gioie e dolori- (canzone rap by Farfa)

    In un passato fatale immerso sogno
    di restare per le mie strade sino al risveglio
    voglio stare nel silenzio del mare finché non perdo il senso
    del rincorrere il vivere nell’universo intenso

    perso nei pensieri più lievi più non mi reggo in piedi
    steso sopra un manto di chiodi contando fori
    per capire quanti mali mi porto appresso
    vita di gioie e dolori del resto di cui ne ho perso il senso

    spesso su di un letto ritento il viaggio
    penso all’atterraggio più non tengo in ostaggio
    il tempo perso nel miraggio che un presagio malvagio scrisse
    tra le viscere di un cranio che non vuole ancora desistere

    ma di che prediche spargi se poi continui
    a darmi le briciole il marchio a fuoco che imprimi
    su di me sento che è solamente l’effetto
    che ho inferto e che mi segna i confini

    fino a qui penso a chi finirà così
    come me fino a che cercan dentro se
    resto qui in da city, cerco regole di un gioco
    cercando piuttosto chi le decide

    Vivo in un presente reale tale da stare
    intere sere a giudicare il mio fare, a stare male
    in un groviglio di rovi mi trovo come volevi mo sono
    chiuso nel suono covo il piano per uscirne sano

    strano che non c’avevo pensato prima
    fino a che non diventai della vita lo scriba, forse continua
    non per tanto se cerco rinascendo quel verso
    andato perso nel tempo, ora alla deriva

    prima pietra che arriva si schiva ma la vera mira
    so che aspira alla testa vicina che si avvicina
    tra la gente dal niente, finalmente si pente
    mo delle proprie scelte solo adesso che avverte

    d’esser stato per troppo lì inerte
    terre ormai del tutto deserte nella sua mente chiuse
    ne sente anche fin troppe di scuse
    ma serve a chi in mano c’ha solamente mire confuse

    fino a qui penso a chi finirà così
    come me fino a che cercan dentro se
    resto qui in da city, cerco regole di un gioco
    cercando piuttosto chi le decide

    Dubito del mio futuro e mi illudo
    di essere ormai al sicuro
    accuso, ma dalla vita mi curo
    in questo modo, vivendo deluso

    solo un giorno solo poi basta
    una salita che strazia lascia
    lo spazio che lascia, un nuovo respiro rivivo
    nel treno per il paradiso

    arrivo, non per primo, giro e mi rigiro
    fino a che il cammino si trascina
    continua man mano ancor prima di risalire
    a richiamo può ristabilire un destino villano

    man mano che stanno salendo danno uno sguardo al danno
    quando d’incanto fango ruina sulla prima pedina del branco
    fin quando è stanco un altro mentre
    la comitiva continua nella cima sperando

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  9. Accetto il regolamento

    Dal buio alla luce (forse una storia vera)

    Sentivo impellente il bisogno di uscire, di respirare l’oscurità della notte. Era l’unico modo di rompere la solitudine e lenire la mia emicrania.
    Giganti grigi vegliavano sulla città con i loro mille occhi gialli. Chissà quante storie avevano da raccontare quelle finestre.
    Dolori, amplessi, tradimenti, lacrime, risa. Quei pertugi inanimati avevano forse un’anima. O essudavano l’anima di chi vive in quelle stanze. Non era facile saper interpretare quel loro silente parlare.
    Chissà se qualche viandante col naso all’insù fosse riuscito ad afferrare ciò che la mia finestra raccontava …
    E mentre la mia testa esplodeva, in me tutto stava implodendo.
    Mi ripetevo che per essere sereno dovevo affrontare il dolore, ma per ora tutto era delusione e sconforto.
    Avevo così tanta paura del cambiamento che preferivo vivere nell’afflizione e nel caos calpestando i miei stessi cocci.
    E mi rendevo conto che anche l’anima stava andando in frantumi.
    Ecco cosa avrebbe raccontato la mia finestra: caos e distruzione.

    Poi lei.
    Incastonata nel riquadro della porta, con un fascio di luce che proveniva da non so dove alle sue spalle, creando un alone che rendeva dorati i suoi capelli, comparve una figura eterea.
    E fu lì, su quella linea che delimitava il materiale dal trascendente, che lei mi parlò:
    “Osserva quel dolore e quella distruzione perché sono un dono, la via per la trasformazione, il primo passo per l’evoluzione. Svuota la mente, non permetterle di ingabbiarti, di logorarti. Non è vero che il dolore azzera ogni emozione”.

    La luce divenne così intensa che dovetti chiudere gli occhi e quando li riaprii mi trovai di fronte ad una vecchia libreria. In vetrina il bando per un concorso letterario intitolato “Dal buio alla luce”.
    Ero disorientato e stanco. Così tornai a casa e mi buttai vestito sul letto.
    Il giorno dopo mi svegliai e mi sentii strano, diverso. E tutto intorno a me era diverso. Era come se riuscissi a vivere contemporaneamente l’ieri, l’oggi e il domani, anche se la mente urlava che non era possibile, mentre io le imponevo di farsi da parte.
    Ricordandomi di quel bando, decisi di mettermi a scrivere. Il dolore era ancora lì, ma invece di essere un ostacolo era diventato una molla.
    Lo vedevo, lo ascoltavo, lo provavo, lo assorbivo, lo trattenevo, lo strofinavo su ogni angolo del corpo. Ora lo sfruttavo, lo dominavo.
    Era vero. Non gli permettevo di risucchiare le mie emozioni. Ero passato dal buio della notte alla luce dell’alba.
    Ero ancora vivo e in cammino verso il mio orizzonte. Verso l’evoluzione.

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    1. Bellissimo racconto, molto coinvolgente, di una faticosa risalita dagli Inferi.
      Cavalcare la propria sofferenza per riuscire a sconfiggerla, traendone comunque esperienza di crescita.
      Purtroppo il dolore è una delle condizioni umane più comuni e condivisibili, perché di lì prima o poi ci passiamo tutti…
      E riuscire a guardare in faccia il proprio dolore dicendogli: “tu non hai nessun potere negativo su di me” è un traguardo notevole per ogni essere umano, un atteggiamento da condividere e da prendere ad esempio.
      Grazie per questo tuo racconto salvifico, Giancarlo! 🙂

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      1. E sai che in questo momento il dolore è molto presente e forte. E mi stava bloccando. Ma, infine, non mi sono lasciato sconfiggere e l’ho cavalcato, pur essendo esso ancora purtroppo sempre ben presente.

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  10. Accetto il regolamento
    -Quel che resta di noi…-

    delle nostre appassionate indignazioni
    restano arrugginite impalcature
    soffocate in un vecchio paesaggio
    delle nostre vampate di calore
    rimane un tiepido guardare il mondo
    che ancora brucia d’ingiustizia
    degli eroici furori sopravvivono
    convinzioni rinsecchite
    che di tanto in tanto scorrono
    importune in occluse arterie

    ora che la cataratta ci impedisce
    una visione a giro d’orizzonte
    abbiamo ristretto i confini
    ora che il cuore collassato ci offre
    solo emozioni sottotraccia
    abbiamo placato le turbolenze

    a noi che volevamo portare il cielo in terra
    che solo ieri ci eravamo eretti a profeti
    e volevamo smuovere dio dalla sua assenza
    a noi ora si chiede moderazione
    si chiede di “sopire troncare aver giudizio”
    ai nostri volti deformati da tossiche
    emozioni passate –si sussurra-
    più non si addicono vituperose
    indignazioni ma solo benefici
    sonni chimici

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    1. Una riflessione più che doverosa.
      Un triste sonno viene reclamato dai guerrieri dell’animo, che hanno smarrito i motivi, ancor prima che le armi… speriamo che il sonno – ancorché chimico – sia ristoratore, e che al risveglio porti consiglio!

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  11. Accetto il regolamento.
    -Io e Te-

    Tra mille luci
    di stelle brillanti
    accarezzati dal vento
    olezzante della notte.

    Travolti,
    Io e Te
    avvolti, 
    avvolti in un “tango”.
    

    Io e Te
    con passi decisi,
    striscianti di passione.

    Sento,
    sento l’ardore del tuo corpo.

    …Intensamente…  
    il mio respiro
    si confonde con il tuo.
    

    Socchiudo gli occhi
    e come per incanto
    la mia mente vaga,
    sogna, s’inebria
    dentro un calice di spumante
    fra tante bollicine
    scintillanti di danza,
    mentre
    la luna sublime
    dal riflesso argentato
    sfiora dolcemente
    i nostri capelli,
    dentro
    un cerchio d’amore.

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  12. Accetto il regolamento –
    -Mariano-

    In vestaglia bordeaux, seduto in balcone, spippetto la mia quinta sigaretta in mezz’ora. Non è una compulsione, è l’unica cosa che faccio, ad oggi. Fumare.

    Dicono che sono assente, che non ci sto più. Lo sguardo fisso e vuoto, il passo tremolante, il pigiama d’ordinanza, qualche rapida sortita dal salumiere sotto casa.
    E poi lui, il mio balcone, con affaccio obliquo sul palazzone di dieci piani di rimpetto. A fumare. Un camino. Una cicca dopo l’altra.
    È davvero singolare la nostra capacità di non mollare. La resistenza anzi no la resilienza, la chiamano ora.
    Che cazzo mi resisto non lo so davvero. E manco me lo chiedo.
    Io sono solo e soltanto una lunga, immensa, stropicciata sigaretta. Carne e nicotina, tabacco e cazzo (moscio), filtro e occhi azzurri, la mia parte migliore, puntata sui palazzoni.
    Ora me ne accendo un’altra. Non commentatemi, non commiseratemi. Sono, comunque, un sopravvissuto. Ora spostatevi dalla mia nuvola di fumo.
    Buon giorno, buona notte.

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  13. Accetto il Regolamento
    -Il Peso-

    Se non compaio nelle foto è perché sono quella
    che le scatta, quella che scappa.

    La lotta tra me e le stagioni.

    Puoi passare l’anno a contare le foglie che cadono.
    Oppure osservare le persone allontanarsi
    come pezzi di domino
    staccati e riconnessi,
    poi riposti nella scatola.

    Ci appoggiamo alle nuvole, nella nostra leggerezza,
    colpevoli solo di non avere calcolato bene il peso.

    È una primavera che fatica ad uscire,
    un po’ come le nostre parole, le scuse,
    le cose che cambiano.
    Viverti è un divieto senza pene,
    la sottile linea tra le labbra
    che non si capisce se sia sbocciata
    per ridere
    o respirare.

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    1. Sento sia il riso che il respiro, vedo un angelo precipitato per il troppo peso, una nuvola che – ops! – si scusa, per non aver offerto il suo sostegno al cielo.
      Bellissima! 🙂

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  14. Accetto il regolamento
    -La mia danza-

    Squilibrio mentale,
    scompenso totale,
    voglio una musica
    sulla quale danzare,
    Il palco è il mio ring
    e voglio lottare,
    non vinco e non perdo
    il piacere è stupire.
    Tanti i miei pezzi
    a volerli smembrare,
    manciata d’istanti
    da sublimare.
    Piccoli i passi
    del leggiadro arabesque,
    incornicia la donna
    cerebrale e carnale.
    Danza di gonna
    che rotea soave,
    fluttua il bocciolo
    si avvolge in un velo.
    Vedo/non vedo
    a sciogliermi i fianchi,
    sorrisi regalo e
    cascate di ritmo.
    Caviglie sonore
    e la sabbia che scotta,
    voglio un suono,
    una spada, una rotta.
    Voglio fuggire
    e non tornare.
    Voglio stordirmi
    e non pensare.
    Nulla fa intendere
    quanto il caso è grave.
    Sangue dai piedi,
    gocce dagli occhi,
    niente è poi vero
    se non lo tocchi.
    Danza di rabbia,
    ballo di pancia,
    fuoco le mani e
    la terra ora pulsa.
    Gamba serpente
    a far muovere acque,
    braccia slegate a
    spargere incensi.
    Nuda la forma,
    impalpabile movenza
    sei tu la mia danza.

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    1. Personalmente non amo le rime, ma qui sono musica pura e quindi perfette.
      E’ una lirica visiva, oltre che sonora, che trascina il lettore nel proprio vortice ritmato come un bolero.
      Decisamente di grande effetto, bella!

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      1. Donatella grazie mille ❤ personalmente non amo le rime nemmeno io ma la mia danza è nata così, fra una spiegazione e l’altra durante i miei corsi di danza medio orientale e ho voluto condividerla perché a volte ho bisogno di sentirmi leggera e mossa. Grazie

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  15. Accetto il regolamento
    -Pomodori mon amour-

    Malatesta sistemò le bottiglie di birra nel congelatore a pozzetto e compose il numero della pizzeria. Ordinò due pizze, una con salsiccia e friarielli e l’altra con pomodori pachino, mozzarella di bufala e basilico fresco. Milena era intenta a studiare con sottile minuziosità una cartina dell’isola di Capri, prossima meta per le vacanze estive. Sembrava ancora più bella, forse il nuovo taglio di capelli. Malatesta le si accostò, prese la mappa e tracciò un cerchio rosso entro il quale il Faraglione di Fuori si ritrovò ingabbiato. Per sollecitare la curiosità di Milena le sussurrò all’orecchio: «L’unico posto al mondo dove vive la lucertola azzurra, si mimetizza con il blu del cielo e del mare». Lo squillo del citofono li riportò sulla terra ferma. Non era il ragazzo delle pizze, era il commissario Di Gennaro, l’amico sbirro. Malatesta non voleva crederci, non riuscì a trattenere le lacrime. Questa volta avevano ucciso un suo amico, un compagno libertario, Fabio era stato assassinato nel pomeriggio. Il pensiero corse immediatamente a Veronica, anche lei poteva essere in pericolo. Si asciugò le lacrime, o almeno ci provò, e decise di chiamarla. Il telefono era spento, irraggiungibile.

    Il corpo del giovane venne ritrovato accanto alla vecchia 4×4. Appena scese dall’auto diversi proiettili lo colpirono alle spalle. Nel parabrezza una scritta in rosso: “Pomodori mon amour”, il messaggio era chiaro, Fabio era l’ideatore e curatore di un programma radiofonico che andava in onda ogni giovedì sera intitolato “Pomodori mon amour”. La trasmissione fronteggiava le problematiche ambientali riscontrate nelle campagne del
    napoletano, non un programma di facciata ma vero e proprio giornalismo d’inchiesta. Al momento dei fatti erano andate in onda solamente le prime due puntate.

    Fabio era morto inconsapevole che sarebbe diventato padre. Veronica gli avrebbe dato la lieta notizia la sera, avevano programmato di trascorrere la notte ad Atrani, un suggestivo borgo della costiera amalfitana.

    Bisognava trovare Veronica il prima possibile, era lei la voce di
    “Pomodori mon amour”.

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    1. Accetto il regolamento

      AMORE SPEZZATO

      Chiudo gli occhi
      la tua mano sfiora la mia,
      il tuo odore inebria i miei sensi
      e Tu, piccola anima,
      fuggi via da me.
      …Ti sento…
      Sento il desiderio che sale, sale
      e il mio corpo freme.
      Stringimi forte a te,
      fammi toccare le fiamme della passione,
      incendia il mio cuore,
      fammi raggiungere l’estasi…

      Ivan finalmente era tornato e Giulia era fiera per il suo ritorno. Aveva avuto prova del suo amore e adesso si sentva libera di lasciarsi andare dopo avere tanto dubitato…

      <<E’ stato un periodo lungo e tormentato lontana da te.
      Ho esplorato i sentieri del tuo cuore e mi sono persa!
      Uno spiraglio di luce adesso illumina il nostro cammino… Mi chiami sull’orlo del precipizio ed io ti vengo incontro. Ti tendo la mano…aggrappati a me!
      Senti il calore del mio corpo che arde di passione per te? Unisciti a me, ti riporterò verso la luce.
      Siamo fiamma e fuoco, siamo l’uno la forza dell’altro.
      Torniamo a vivere d’amore e per amore…Quell’amore che unisce e perdona, quell’amore più forte di ogni avversità, quell’amore in cui credere, vivere e sognare, quell’amore che fa miracoli.>>

      Infatti era era ciò che Giulia gli proponeva…Vivere un rapporto libero, senza paure e inibizioni perchè insieme erano una forza.

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    2. Un incipit molto interessante e intrigante per un bel racconto (o un bel romanzo) su territori di vita e di malavita.
      Curiosa di leggere il seguito…

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  16. Accetto il regolamento
    -Ci siamo chiesti-

    Ci siamo chiesti la nitidezza
    di gabbiani diurni, la mitezza di porte
    arse alla sorte del sale

    se l’impluvio siderale di rive
    raschia inchiostri in ogive, si spengono
    mappe, rinvengono e mute al riflesso. E i gesti?

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    1. Accetto il regolamento

      Inutili parole

      Sbatto la testa contro muri di gomma che avanzano togliendomi il respiro. Se almeno fossero di cemento armato, a quest’ora mi sarei rotta la testa e tutto sarebbe finito! Invece continuo in questo mio eterno rimbalzare, illudendomi di riuscire ad aprirmi un varco.
      E quando tutto sembra perduto finalmente riesco a scappare e corro veloce per raggiungere quel campo da arare.
      Aro e semino senza sosta sotto il sole cocente, innaffiando ogni seme con le mie lacrime. Ma questo campo ormai è troppo arido e niente riesce ad attecchire, non un germoglio riesce a spuntare.
      Vinta, guardo impietrita le mie mani tremare sotto il peso di una manciata di inutili parole, mentre i muri di gomma sghignazzano, ed io continuo a rimbalzare…

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    2. Ciò che si esplica muto all’interno dell’intimo resta pura materia dei sogni.
      E i gesti concretizzano i sogni, solo quando i sogni valgono davvero…
      Molto intensa e riflessiva. Bella!

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  17. ACCETTO IL REGOLAMENTO
    -Parole di latta-

    Ti penso con parole di latta
    con parole di vetro di vuoto a perdere
    Ti penso senza rabbia
    ché la rabbia ha un costo
    che non posso più permettermi
    Ti aspetto senza attesa
    ché ho perso per la via
    fremiti, languori e appetiti
    Senza sguardo all’orizzonte
    senza (quasi) battiti di cuore
    senza nodi attorcigliati alla laringe
    Un rivo arido (senza acqua?)
    in un agosto di sete e fuoco
    fenditura e cicatrice che mai rimargina
    tra spazio e tempo
    dilatati e immobili
    Non ci sono più i miei occhi
    a guardarmi nello specchio
    non c’è voce né eco
    a riempire il silenzio assordante
    che rotola come barattolo in un film muto
    La notte non si dischiude
    non plana
    non acquieta
    resta appesa
    rete sdrucita e che si impiglia
    su un fondale orrido di schegge accuminate

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    1. I tempi dell’abbandono spesso sanno essere caustici oltre misura, e bruciano tutto – desertificando anche la terra dell’animo.
      Non riuscire più a scorgere il proprio sguardo nello specchio è il top della disperazione…
      Una lirica molto forte, che taglia come una lama e toglie il respiro.
      Apparentemente senza riposo, sembra indicare l’insensibilità come unica salvezza – e forse in certi caso lo è davvero.
      Angosciante, eppure molto bella!

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  18. MOSSO MA NON TROPPO

    Mosso ma non troppo
    questo mare
    incerto,
    furbo e birichino,
    le cui onde mi cullano
    come un gattino
    accanto
    alla sua mamma.
    Blu nel blu
    l’azzurro cupo
    mi scintilla negli occhi.
    Felicità
    è scandagliare
    il buio dentro di sé
    e scorgervi una luce
    che d’improvviso
    rischiara l’orizzonte,
    che ti canta suadente
    come la voce della Luna.
    Spicchi di cielo
    scagliati al di là del tutto
    per dipingerlo di niente
    e renderlo
    inoffensivo per sempre.
    Ai naviganti dello spazio
    ho regalato un libro
    perché lo portino
    oltre l’universo
    oltre la cortina
    dei pensieri fuggenti
    a raggiungere
    le parole che ho dentro.

    (Donatella Sarchini
    – Accetto il regolamento)

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    1. questa poesia dipinge uno splendido dipinto “mosso ma non troppo”, a metá tra mare e spazio. l’azzurro degli occhi e dell’acqua tocca la Luna, spicchi di cielo e si estende poi oltre l’universo. mi piace in particolare l’idea di regalare un libro ai naviganti dello spazio. bella davvero

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  19. Accetto il regolamento

    La Verità

    Profezia di luce all’orizzonte
    nel guscio incrinato della notte
    ad uno ad uno,
    in squallido streaptease
    caddero i veli di menzogna
    abilmente tessuti su fili d’illusione.
    La Verità, granitica signora
    che non segue mai la moda,
    mostrò le sue crude forme
    in indecente danza derviscia
    in contagio di parole incarnate
    di nudo messianico verbo.
    Lo so, non era questo che v’aspettavate
    nella consumante intenzione
    d’individuare la Verità
    ed ora, son qui a ricucire le suture
    dei vostri cuori sventrati
    a ricomporre le ossa
    genuflesse nello strazio,
    in questa notte di catarsi
    di specchi infranti
    di demoni giustiziati
    allo spartiacque dell’alba,
    le vostre anime analfabete
    in iniziatico rito a grammatica di luce,
    libere voleranno da catene d’inganno,
    poiché figli miei,
    la Verità può uccidere solo chi la rifiuta
    in essa è il germe della guarigione
    e solo in Lei troverete Libertà.

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  20. Avviene

    Inseguo sogni evanescenti
    cercando di afferrarli
    come fossero serpenti
    evitando i denti.
    Con la pace oramai
    mi sento in guerra
    mentre i piedi
    non toccano terra
    e la mascella serra
    parole ostili.
    Braccia pesanti,
    come i macigni
    che ho sul cuore,
    mi costringono
    ad atterrare ed arretrare
    ansimanti pensieri
    da perdonare.
    Sbatto
    sulle mie ossa fragili
    come pietra
    lanciata nel rumore
    da mani agili.
    Niente cerchi
    ad increspare
    l’acqua assente 
    solo rimbombo
    di morte
    nel mio presente.
    Vaghi sentimenti
    asciugo come laghi,
    ed aghi
    che provo a utilizzare
    inutilmente.
    A ricucire strappi
    non son brava
    ma piango
    lacrime di lava
    sperando
    di asfaltarmi il cuore.
    E scava il dolore
    che mi attraversa
    come fossi trasparente
    mentre vorrei essere
    solamente una statua
    di vento incandescente
    che niente
    può afferrare. 
    Un cristallo di sale nel mare.
    Presenza, assenza,
    particella che non fa
    differenza.
    Andare, restare,
    la marea
    non si può arrestare,
    è come smettere
    di respirare.
    Ma puoi sempre
    provare a capire,
    a gioire, a vivere il sentire, sempre in divenire.
    Il cambiamento non è la fine, ma il fine e l’anima
    s’affina, infine, soltanto
    se avviene e diviene.

    MARTINA LORAI MELI
    accetto il regolamento

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  21. Accetto il regolamento

    Figlio di un distico

    Sono figlio di un distico
    d’infradiciate metafore
    particella mutante
    sinestesia persistente.

    Coniugato all’incerto
    di elegie basculanti
    sillabeggio beffardo
    scavando fosse comuni
    zeppe di anafore e accenti
    condizionali condanne
    al verseggiare perenne
    ché l’aggettivo straborda
    sopra gerundi ammaestrati.

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    1. Una scultura del linguaggio, che ad ogni colpo di scalpello rivela quanto la tradizione possa venire apparentemente superata, salvo manifestarsi poi in nuove forme di persistenza nel tempo proprio grazie alla propria elasticità delle forme. Bella!!

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  22. Accetto il regolamento
    -La terza dovrebbe andare?-

    Ho canti da transumanza e foreste pluviali.
    Archetipi rimbalzanti in petto, come belve.
    Tutta colpa di quella beduina luce arancione che ci macera.
    La vita è un debito speso lungo una strada mulattiera,
    come cristallo temporaneo di luce.
    Null’altro forse più di tanto ci assomiglia
    di quei due gatti forsennati,
    abbracciati a un link.
    E dimmi io cosa posso offrirti mai
    in cambio della tua perlacea illusione?
    Del dono rosseggiante di te stesso, senza pelle, né scarpe?
    Peccato che ho qui solo un piccolo, strisciante pensiero,
    tra la nuca e il foglio.
    Parole avite e improponibili deduzioni.
    Semplici nude equazioni, strane e illogiche.
    Il pericolo è nella nostra istantanea mortalità dentro quel bacio.
    Eppure sai, non lo ricordo più se giammai non mi scordi.
    Magari sì, ci troveremo finanche dopo morti,
    a scena spenta e a sipario chiuso.
    Emergenti, commossi e sparuti,
    come da un vecchio sogno americano.
    Fissati su una tela che ci strangola della nostra stessa futile bellezza
    Figli spaiati
    di una puerpera spossata e intrigante.

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  23. Accetto il regolamento
    Sandra de Felice

    NEL CERCHIO DI UN RESPIRO

    Nel soffuso profumo acerbo dell’inverno
    riscaldi le mie labbra
    con occhi liquidi
    dalla distanza scandita
    dai battiti del cuore…
    Lieve e silenziosa
    scende la neve
    tra le tue mani
    che vogliono toccare le mie
    ma sono fredde le tue mani, assenti…
    Socchiudo gli occhi nella profonda emozione
    e nell’umido cerchio del mio respiro
    ti vedo svanire
    come pensiero al vento.
    Eppure,
    a volte ricordo
    di essere stata felice un tempo,
    lontano,
    chissa’ dove, chissa’ quando,
    e ricordo
    un volto pallido
    tra le nude mani.
    Attimi fugaci racchiusi
    nell’umido cerchio del mio respiro.

    Sandra De Felice
    17 Gennaio 2019
    ( Copyright)

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    1. Come un respiro sospeso tra la nebbia e il cielo, a tendersi verso un abbraccio fantasma.
      Un persistente ricordo di un fugace inverno dell’anima.
      Eppure il calore si percepisce ancora… Molto dolce e nostalgica, appassionata nonostante tutto. Bella e poetica!

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  24. Accetto il regolamento
    -Illusioni-

    Nel mondo di mezzo
    Dei falsi sorrisi
    Si è morti da un pezzo.
    Solo un barlume
    sembra una folgore,
    Un semplice verso diventa poema
    Un passo incerto figura per danza
    Dimenticando verità e sostanza.
    Verrebbe da dire di usare prudenza
    Ché da menzogna si passa a credenza
    Verrebbe fuori poi senza indugio
    Quel povero,miserabile rifugio.

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  25. Accetto il regolamento
    -Azize-

    Je l’ai revue la veille du troisième jour d’été. Et ce matin, j’étais d’un calme que nul ne connaissais habituellement. Accoudé sur la bordure de la fenêtre, je laissai mes pensées m’envahirent. Aussitôt, mon enfance me fendille l’âme. Les fraîches illusions de la vie zigzaguaient à mes yeux. Une effusion de sensibilité s’invita à ce spectacle.
    Ô Azize!
    Créature divine!
    Mes douleurs s’éclipsent au grand jour. Et, je vins à toi pour poétiser ces mots. Reçois ce message pour panser ton cœur . J’ai pas été cet homme que tu voulus.
    Mais aujourd’hui, mes paroles, mes manières et mes actions font heureux ménage avec les inspirations de mon cœur.

    TRADUZIONE ( da migliorare)
    -Azize-

    L’ho visto il giorno prima del terzo giorno dell’estate. E stamattina ero calmo che nessuno di solito sapeva. Appoggiato al bordo della finestra, lascio che i miei pensieri mi invadano. Subito, la mia infanzia mi spezza l’anima. Le fresche illusioni della vita mi zigzagavano nei miei occhi. Un’ondata di sensibilità è stata invitata a questo spettacolo.
    O Azize!
    Creatura divina!
    I miei dolori spariscono allo scoperto. E sono venuto da voi per poeticizzare queste parole. Ottieni questo messaggio per raccogliere il tuo cuore. Non ero quell’uomo che volevi.
    Ma oggi, le mie parole, i miei modi e le mie azioni rendono felici le ispirazioni del mio cuore.

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    1. Un canto d’amore sincero che supera qualsiasi barriera, anche quella della sconfitta e dell’abbandono.
      È così l’amore vero, che persiste anche in assenza della persona amata e dura in eterno, perché si nutre di sé, senza chiedere nulla in cambio. È un bellissimo racconto, che scende in fondo all’anima!

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  26. Accetto il regolamento
    -L’ ombra-

    L’auto procede a lenta velocità.
    Ad ogni curva, la strada si avvicina alla cima dei Sette Fratelli.
    Sono distratta dal bagliore della luna riflesso sulle fronde degli alberi.
    Silenzio e pace pervadono il bosco.
    Mi chiedo, dove sono realmente?
    Realizzo di essere al posto di guida.
    L’auto procede da sola, dentro di me sale l’angoscia.
    Devo fare qualcosa, la schiena non risponde.
    Qualcuno è al mio fianco.
    Presto, fai qualcosa, aiutami.
    Non succede niente, l’auto leggera procede.
    L’ombra mi guarda.
    Mi sveglio, piango, vedo il tuo corpo in queste tenebre.
    Richiudo il mio sacco a pelo.
    La roccia di granito è ancora calda, questo calore sale dalle ginocchia fino al cuore.
    La prima luna piena d’estate è quasi illuminata dal sole.
    E’ l’alba di un nuovo giorno.
    Oggi scendo in città,
    ad incontrare anime belle che brillano di luce propria.

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    1. Misteriosa come un incubo a filo del risveglio. Ma la luce del giorno fuga i fantasmi, e chiama a nuova vita, con rinnovata fiducia e speranza. Un racconto emblematico della forza che ciascun essere umano può trovate dentro di sé nonostante tutto. Un bel racconto, che dà luce al cuore!

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  27. Accetto il regolamento
    -Meglio star zitto-

    Quando non si ha niente da dire
    è meglio star zitti.

    È quello che farò
    pur sapendo di avere la testa
    così piena di argomentazioni
    da poter parlare ininterrottamente
    per decenni.
    Prima di cominciare a pensare ancora
    la svuoterò,
    in modo che parlando
    non si rischi di mescolare
    bellissime verità ad affascinanti realtà.
    che in coppia rendono
    il tutto
    veramente falso.

    (da Visioni dal periscopio emozionale)

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    1. Fare il vuoto nella mente per giungere all’essenza del tutto è un concetto zen, il principio su cui si basa la meditazione.
      Per giungere alla comprensione vera delle cose è necessario liberarsi della zavorra dei pregiudizi, e aprire il cuore a sempre nuove emozioni.
      Una riflessione molto interessante e utile, perché descrive uno dei sentieri più fecondi per giungere alla conoscenza!

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    2. una certa ironia velata ma neanche troppo velata. “Meglio star zitto” é un invocazione al connubio tra veritá e bugie, realtá e finzione. da che parte stare? forse a metá strada sembra il posto piú sensato poiché anche le piú vere veritá se espresse potrebbero diventare surrali. bella

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  28. -Accetto il regolamento-
    S’ispada de Lionora

    Bandat su Longobardu (Avanza il Longobardo)
    in mes”e su padenti (in mezzo al bosco)
    cun su cuaddu làngiu (con il cavallo smunto)

    Narat: “Prima su sardu”(dice: “Prima il sardo”)
    ddi ponint a menti (gli prestano ascolto)
    e si ghetant a su stràngiu (e si concedono allo straniero)

    Arribat a conc’a susu (Arriva a testa alta)
    burricu a cuaddu (asino a cavallo)
    su nou Mussingalloni (il nuovo Mussingalloni)

    Sighit s’abusu (Continua l’abuso)
    fillus cun babbus (i figli con i padri)
    su fàmini a is carronis (la fame fino ai talloni)

    Cantat s’atitadora (Canta la prefica)
    una trista filastroca (una triste filastrocca)
    sa Mama usurpada (la Mamma usurpata)

    S’ispada de Lionora (La spada di Eleonora)
    fichia in-d-una arroca (infilata in una roccia)
    de seti urreis disigiada (da sette re bramata)

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  29. Accetto il regolamento
    -Ale-

    Ti ho lasciato ragazzo
    e ti ritrovo uomo.
    4 anni di assenza e 800mila pensieri
    di fede per frazione di secondo.

    Dalla piazza senza tempo
    alle nostre nottate in bianco
    ti ho cercato ovunque, nelle combinazioni
    di un’emozione prepotente, nei posti
    che non esistono, quelli che frequentavamo
    insieme, ho frugato
    nei miei occhi, sul bordo dove ti fermavi a cogliere l’azzurro
    che vedevi, ma che non ho mai sentito di avere.

    È qui, dentro me, nell’assenza di queste sfumature
    che ho capito che non te n’eri mai andato.

    Stavi rigido nella mente ed eri
    già in salvo, fra le mie visioni.

    Ma risentirti tre giorni fa
    fra la meraviglia e l’accettazione
    di un futuro parallelo e deviato
    mi ha agitato l’anima e sottovuoto
    sto per esplodere.

    Questo nodo ermetico di pianto
    tenero, caldo, fatto di te, mi consuma
    i demoni nella gola, mi consuma
    le barriere di protezione
    che mi evitavano la fluttuazione.

    Cosi vicini, cosi lontani
    oggi che siamo noi
    avrei bisogno di caderti in braccio
    e affondare tutte queste lacrime
    nel colletto della tua maglietta bianca.

                                                                          (ti voglio bene Ale)
    

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    1. Una splendida dichiarazione d’amore, luminosa e sofferta.
      E il meritato premio sarà la ricongiunzione degli opposti, inevitabilmente attratti oltre ogni difficoltà e autopregiudizio.
      Perché l’amore che persiste anche se cosciente dei propri limiti è sacro, e merita un augurio profondo di realizzazione!

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  30. CUSTODE DI SPERANZA

    Cerchi quell’evento
    di lui che nasce, dentro.

    Custodisci, ma non dici
    il segreto
    ch’il tuo spirito fa quïeto.

    La chimera ti consola
    d’una vita nella vita,
    pe’ sentirti meno sola.

    Ti persuadi di sentirlo
    e nel mentre tutt’i sensi
    convogli nel ventre,
    io ti consiglio:
    disilludi quest’assillo.

    Porta la mente
    su violente mareggiate
    inquïete e salate,
    pe’ lavare quel dolce
    che condisce l’attesa.

    Lo vedi, anche stavolta
    non è volta lïeta.

    E custodita, la ferita
    de’ deleterio desiderio,
    lei, ancora
    s’alza, e danza
    affrontando un nuovo mese
    co’ l’eterna sua speranza
    d’una gradita gravidanza.

    -Diritti riservati-
    Accetto il regolamento.

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  31. Accetto il regolamento
    Ti penso
    Ti penso
    in ogni istante
    che scandisce il mio giorno
    in ogni lacrima
    che accompagna le mie notti
    in ogni parola
    che scandisce la mia voce.
    Ti penso
    in ogni menzogna che ti dico
    nell’indifferenza che ti mostro
    e nella verità
    che soltanto al cuore mio
    è dato sapere.
    Ti penso
    ogni volta che immagino
    il tocco delle tue mani
    la dolcezza dei tuoi baci
    la morbidezza delle tue labbra
    tu che fai invidia ai raggi del sole
    e al chiarore della luna.
    Ti penso
    quando so cosa fai e non ti chiamo
    quando so dove sei
    e non corro a raggiungerti
    io che non trovo pace
    io che non ho altra scelta
    se non quella di amarti
    con tutta me stessa.

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  32. -Accetto il regolamento-

    A SILVIA

    Quello che credo,
    quello che vedo adesso, Silvia,
    nel finestrino di un treno
    che inghiotte a tutto spiano
    la strada del ritorno…
    Quello che vedo,
    quello che credo adesso a un tratto
    e’ chiaro e trasparente ,
    e’ semplice all’inverso:
    che la tua campana di vetro, Silvia,
    fosse una palla di cristallo,
    fosse una bolla sottile
    con sopra il tuo riflesso,
    non come una prigione, amica
    e tu non chiusa dentro,
    ma tesa in superficie,
    la fragile speranza
    dello scoppio.

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    1. Misteriosa e suadente, riecheggia leopardiani ricordi soltanto nel nome della persona a cui è rivolta.
      E sorvola tutt’altri ricordi per approdare a un finale eclatante, pronto a esplodere senza far del male a nessuno, come una fragile ed effimera bolla di sapone…
      Molto interessante e riflessiva. Bella!

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        1. Mi aveva tratto in inganno la i al posto della y…
          …e ora, alla luce della y, si addice tantissimo come ritratto fugace, impalpabile e incredibilmente tormentato!! 🙂

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          1. Ho volutamente sostituito la i alla y. Mi piace generare perplessità. 😂
            E poi ho scoperto che il giorno in cui l’ ho portata nel contest era anche il bicentenario della “A Silvia ” originale.

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    2. credo che Sylvia ne sarebbe davvero felice. grande omaggio a questa tormentata ma talentuosa poetessa. bella la fine con la parola scoppio e gli echi di speranza che rimbombano in quella bolla sottile.

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  33. L A B O C C A

    La tua bocca manda baci
    quando parli tu mi piaci
    le tue labbra pur sensuali
    son dolci e celestiali .

    Se accenni un sorriso
    mi lanci in paradiso
    tra le stelle a sognare
    il tuo corpo poi vagare.

    Mi svegli il quinto senso
    sono qui ancor ti penso
    riesplode la mia natura
    la passion e la calura .

    Dentro te vorrei danzare
    come onde poi del mare
    ed infranger la scogliera
    tutti i di fino a sera .

    Come fa poi la bonaccia
    sostare tra le tue braccia
    e guardar in ciel la luna
    tra la sabbia d’una duna.

    Respirar il tuo respiro
    ché in cielo stelle miro
    perdermi nei tuoi occhi
    come bimbo coi balocchi .

    Accetto il regolamento !!

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  34. Accetto il regolamento.

    E ci giravo intorno
    dando colpa a un’impudente distrazione
    cercando a prima svista una pallida certezza.

    Resto nei pressi, assecondo l’evidenza
    dei miei capelli neri
    che non dànno spazio ai bianchi

    eppure so, il tempo non aspetta

    ma io imperterrita non dico
    quanta meraviglia indosso, orizzonti ai fianchi
    delle mie naufraghe paure.

    Del mimo l’artifizio
    nel rendere reale un’illusione,
    così io faccio e mentre scrivo urlo senza voce

    tutte le parole

    le parole per non dirlo.

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  35. Accetto il regolamento.
    -Il drago-

    ogni tanto leggo le storie d’amore
    e immagino che io sia la principessa
    che verrà salvata
    ma il drago non vuole
    anche se in fondo sa
    che mi sta facendo solo del male
    tenendomi nella torre
    sola e abbandonata
    solo con lui
    e un cuore spezzato.

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    1. Si percepisce tangibile l’ansia e l’angoscia per una situazione drammatica apparentemente senza via d’uscita.
      Ma la semplice coscienza d’essere in una favola sbagliata è già una molla di salvezza per inventare ex novo la favola giusta ed entrarci come se fosse casa.
      I draghi si vincono rivelando loro che in realtà non hanno alcun potere se non quello che gli attribuiamo noi quando ne abbiamo paura.
      Perché il vero drago è la nostra caparbia resistenza al cambiamento, nonostante tutto.
      E invece bisognerebbe avere il coraggio di cambiare, anche a costo di cambiare tutto.
      E nasce spontaneo un augurio grande, a questa principessa, perchè trovi la forza di cambiare tutto!

      Piace a 2 people

      1. Per vincere il drago bisogna affrontarlo. per vincere le proprie convinzioni limitanti bisogna farsi tante domande e darsi anche le risposte. Perché il drago mi spaventa? quale sarebbe la cosa peggiore che potrebbe capitarmi se lo affrontassi? Il drago esiste davvero oppure è solo una lucertolina e io sto guardando la sua ombra?

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  36. Accetto il regolamento.
    -Faccio finta-

    Questo pomeriggio ripartiamo. La notte trascorsa sotto l’universo, anzi al centro dell’universo, è stata magica. Faccio finta che sia tutto vero, l’universo intendo, le stelle, la luna, che importanza ha che tutto sia o no un ologramma, nel momento in cui sei dentro un sogno bello, l’unico valore lo si da allo stato che stai vivendo e io anche questa notte l’ho vissuta fantasticamente bene, completamente presente anche quando le braccia del mio uomo si sono unite a quelle di Morfeo. Mi sono addormentata col sorriso e con l’eco delle sue parole, così divine da sembrare pure il suo cuore unito a quello del Dio. “Non devi più cercare piccola, se mi dai il permesso ti accarezzo il cuore, tutto, anche quella parte ferita, quella parte dove il rosso si è scurito, dove le vie del sangue sono intasate dalle cicatrici. Voglio che torni il fiume, un alveo così grande è sprecato per solo un rivolo.” Se esiste l’eco perpetuo voglio che sia di queste parole, Mi ha chiesto il permesso per entrare nel mio cuore, che grande rispetto, che grande umiltà, che grande riconoscimento, che grande passione.. Si è entrato, e lo ha accarezzato, il fiume è in piena, i fiumi sono in piena, anche io accarezzo il suo, io sono dentro il cuore dell’uomo. Per la prima volta anche io ho il permesso di accarezzare il cuore di un uomo, di navigare il suo fiume senza la paura di affogare..

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    1. Bellissima questa condivisione di una felicità profonda, che esce dai propri confini per contagiare di luce il mondo intero!
      È un inno alla meraviglia dell’universo, di cui si ha coscienza vivida e immediata solo attraverso la magia dell’amore.

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  37. Accetto il regolamento
    -Labirinto-

    Cammino nel bosco,
    Bowie in cuffia:
    mentre il maggiore Tom
    si perde nel suo universo psichedelico,
    io mi perdo tra reconditi pensieri;
    a come sembra ieri
    nel labirinto di sguardi e silenzi
    coi ricordi appiccicati alle montagne
    dove lascio ogni anno qualcosa di me.
    Ecco il Piave che lappa le pietre
    e l’antico borgo di legno e di roccia
    riscalda il mio cuore
    consunto di nostalgia.
    Il vostro segreto di sfinge,
    pallidi monti di dolomia,
    rimanda a qualcosa di grande
    che la vita di un uomo non comprende:
    così smisurato
    da stare in un granello di sabbia.

    Sappada, 11 termidoro ’25 (29 luglio 2017)

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    1. Si sente chiaro e forte l’attrazione fatale per la bellezza della Montagna.
      Comprensibile anche a chi prova la stessa attrazione per il Mare… Molto bella!

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