La demolizione controllata dell’UE. TYLER DURDEN



La demolizione controllata dell’UE

Foto di Tyler Durden

DI TYLER DURDENVENERDÌ 05 NOVEMBRE 2021 – 02:00

A cura di Marco Rocco tramite The Strategic Culture Foundation,

Draghi rappresenta la continuità forzata voluta dall’asse Parigi-Berlino per l’Ue: gli italiani volevano partire nel 2020, la soluzione è stata l’ex capo della Bce alla presidenza del Consiglio. Quanto durerà, con l’inflazione galoppante e la Polonia anti-UE?

L’UE è sotto attacco, a 360 gradi, da diversi fronti.Da ovest, con la Brexit. Dal sud, con i paesi euro-deboli in cui si sogna di uscire dall’euro, palesemente paralizzati – forse dovrei dire “saccheggiata” – dalla cosiddetta “austerità espansiva” (un ossimoro) di matrice franco-tedesca. E ora anche dal nord-est, con la Polonia messa sotto scacco e multata dall’Ue per la sola colpa di voler continuare a “essere Polonia”. Soprattutto l’inflazione galoppante, di origine esogena, che tra pochi mesi non potrà più essere contenuta nemmeno nei paesi latini, che ancora oggi subiscono silenziosamente la manipolazione governativa degli indici dei prezzi al consumo (immagino che la pace sociale non durerà lungo; si veda la relazione sui prezzi settembre 2021 pubblicata dal MISE/Ministero dello Sviluppo Economico,

Quanto sopra indica chiaramente un cambiamento di paradigma in corso.

Cioè, l’UE progettata per vivere di svalutazione con l’Euro (molto più debole dell’ipotetico marco tedesco), o con l’obiettivo nascosto di trasferire ricchezza dai paesi europei al centro dell’Impero, è finalmente nella necessità prioritaria – su la parte centrale dell’Europa – per domare l’inflazione prima di poter esportare grazie a una valuta artificialmente svalutata.

È infatti evidente che un Paese, o meglio un “continente politico”, senza materie prime come la Vecchia Europa, è obbligato a contenere prima di tutto i costi di produzione se vuole sperare di sopravvivere senza distruggere la base sociale su cui poggia il potere si basa, ad esempio, quando l’inflazione morde. Vale a dire, essere tentati – da parte tedesca – di imitare, oggi, con un nuovo segno che deve ancora venire, la saggia Svizzera e il suo franco, che da mesi è in costante aumento proprio per contrastare le pressioni inflazionistiche internazionali. E quindi, lasciando in prospettiva l’Ue alle sue macerie, macerie sulle quali Parigi si getterà sicuramente come un avvoltoio, prima fra tutte quelle italiane.

A maggior ragione se, in questo contesto, USA e FED stanno anticipando – come sta chiaramente accadendo – gli eventi facendo salire il dollaro in una capacità antinflazionistica (ma disponendo anche di abbondanti materie prime, soprattutto petrolio, una situazione non dissimile dai tempi dell’attentato a Nixon, vedi la provocazione di De Gaulle sulla convertibilità dei dollari in oro e il successivo scandalo Watergate, ndr.)

Ora dunque, oltre alle spinte centrifughe all’interno dell’UE, cioè avendo come driver gli interessi nazionali del Sud Europa, in primis l’Italia, interessi perfettamente legittimi, si sta generando anche un contesto macro-economico che ci porterà all’epilogo atteso alla titolo, a causa dell’inflazione e delle relative politiche monetarie: la demolizione controllata dell’UE basata sull’euro.

Va ricordato, ad esempio, che Roma ha visto negli ultimi anni una massiccia riduzione del proprio benessere (es. in termini di salario); a questo si aggiunge – OGGI – l’interesse del centro dell’Impero per un cambio di paradigma, la prima volta in quasi 25 anni.

Inoltre, ecco la recente risposta della Polonia ai diktat di Bruxelles volti a cedere i superfondi (cioè il proprio benessere) all’ingerenza dell’UE; La Polonia chiaramente sostenuta dagli USA, vedi la cosiddetta “Trump Base”, ovvero l’installazione militare statunitense in Polonia recentemente inaugurata dagli States in suolo polacco.

Una risposta a dir poco brutale: in questo contesto il governo polacco ha annunciato che la più grande multa comminata dall’UE a un Paese che gravita nella sua sfera di influenza continentale, non verrà comunque pagata.

Varsavia prevede invece un progressivo allargamento delle sue forze armate, sempre con l’appoggio americano, una costante collaborazione anglo-polacca fin dai tempi di Brezinsky, Sikorsky e matrimoni nel cuore della corporazione statunitense con anima polacca (J&J su tutti).

* * *

In tutto questo non va sottovalutata la reazione di Berlino, come sempre sconvolta quando i suoi piani non seguono la traiettoria prevista: sebbene non sia stata adeguatamente sottolineata dai media comunitari sempre troppo filo-tedeschi, quanto ai temi del Reich, i tedeschi mossa che porterà al caos (vieni) si sta materializzando sotto i nostri occhi, vedi l’incredibile annuncio del ministro della Difesa tedesco di intervento militare nel Baltico anche con la minaccia nucleare come anti-russa, cioè con armi che i tedeschi teoricamente non avrebbero ( …).

Questo trasuda disperazione (non dimenticate mai che il sistema tedesco, poi sopravvissuto in vario modo alle epurazioni del secondo dopoguerra, è lo stesso che ha posto le basi per l’industria militare atomica 80 anni fa, ndr).

Evidentemente, il fattore di potenza Usa resta sullo sfondo, pronto ad attivarsi se necessario per difendere gli interessi a stelle e strisce. Ad oggi, però, la situazione rimane estremamente fluida.

Possiamo però fissare alcune puntate, fin d’ora, per capire come si sia arrivati a una tale debacle eurocentrica, ecco a che punto siamo oggi. E magari provare a ipotizzare qualche sviluppo futuro.

Draghi rappresenta innanzitutto il vero fattore di continuità voluto dall’UE per smorzare le spinte centrifughe volte all’uscita da questa Ue: troppi dimenticano che solo pochi mesi fa, nel 2020, la maggioranza degli italiani ha espresso pubblicamente il proprio sostegno a un uscita dall’Unione, come riportato non senza una vena di malcelato terrore dal sito  german-foreign-policy.com  solo lo scorso anno.

Complice della caduta di Trump, invece, Draghi è arrivato per fermare la diaspora italiana, dopo la canonizzazione mediatica di Draghi al meeting di Rimini dello scorso anno, propedeutica al suo sbarco a Palazzo Chigi, grazie all’attivismo del leader della “Compagnia milanese”. delle Opere” (il tedesco Bernhard Scholz), entità etico-religiosa contigua a Comunione e Liberazione e forse anche reminiscenza dell’attivismo a protezione della Germania del cardinale Ildefonso Schuster 75 anni fa.

Chiaramente un tentativo di posticipare il piano di deflagrazione dell’UE attraverso la dollarizzazione del debito italiano, come strizzato da Giuseppe Conte nell’Eurogruppo dello scorso anno, dietro l’impulso degli Stati Uniti (“…se non facciamo da soli”, ha detto il presidente del Consiglio italiano a l’ora, entusiasmando l’entourage di Angela Merkel).

* * *

In questo contesto è fondamentale comprendere la genesi di Mario Draghi, personaggio che si innesta in un solco anglo ma intrinsecamente europeista. Preso atto che si tratta dell’area che possiamo grosso modo definire il “mondo camerunense”, cioè quell’élite britannica filo-UE che sta dietro la genesi, nella Penisola, sia del Movimento 5 Stelle che del caso Regeni (non da poco particolare, la moglie dell’ex primo ministro britannico – una contessa Astor – aveva un’educazione cristiana primaria, ndr).

Draghi, cioè, è sostenuto da un’area politico-elitaria di matrice anglosassone che è sempre stata vicina nei suoi interessi a Parigi, come contenimento tedesco (per rappresentare meno sommariamente l’indirizzo di questa corrente, diciamo così, europeista con sede nella Perfetta Albion, si potrebbe risalire alle “Guardie scozzesi” di Maria Stuarda nella capitale francese, che erano anche in difesa di Giovanna d’Arco, ndr.)

Da qui la naturale vicinanza del mondo che orbita intorno all’attuale Presidente del Consiglio italiano verso ciò che rappresenta la Francia, vista oggi soprattutto la prevista svolta di Berlino verso un assetto più tedesco (lo stesso Goethe dipinse la stampa della moneta come mefistofelica, diabolica, in quanto inflazione creata).

Purtroppo, quanto sopra non è di buon auspicio per le future relazioni franco-italiane, che andranno sicuramente a svantaggio di Roma; un rapporto che i due Paesi vicini svilupperanno necessariamente da qui in poi, cioè durante il periodo di riflessione tedesca sul da farsi dell’attuale UE, grazie alla sottomissione della classe politica romana ad interessi più francesi che italiani.

Da qui l’attesa di un nuovo macro accordo strategico franco-italiano firmato da Draghi a breve, ripeto, a vantaggio della Francia.

Salari su Ue, dal 1990 al 2020: “L’Italia è l’unico Paese europeo dove i salari sono diminuiti rispetto al 1990” – Openpolis su dati Ocse – su  LINK

In questo contesto, con l’inflazione ormai fuori controllo, con una crescita economica addirittura prossima alla recessione se compensata con il corretto deflatore del PIL, i Btp italiani sono scesi sotto un livello tecnico molto importante, 150 punti, solo venerdì scorso.

Alla fine dei giochi, però, sarà sempre la Penisola a fare da spartiacque alle sorti dell’Ue, con il suo atteso crollo dei conti pubblici, a lungo termine, cioè con i mercati molto scettici sulla possibilità di ripagare l’ingente debito in euro (…): per vostra informazione, oggi il PIL italiano senza attività sommersa supera il 180% del PIL. E con un numero di pensioni pagate dallo Stato pari a circa lo stesso dei dipendenti: non si tratta di implosione italiana restando nell’euro, solo di quando.

Infine, qui si insinua l’agenda dei Verdi, sempre con l’Italia al centro di gravità, da risparmiare con soldi presi in prestito dagli stessi cittadini italiani ma in nome dell’UE (il Recovery Fund è in lagrghissima parte un prestito, garantito appunto dalla patrimonio delle famiglie italiane), ovvero il valore complessivo del PNRR di circa 200 miliardi di euro – versati in 3-4 anni – di cui Recovery Fund, si perdono solo circa 30 miliardi di euro!

Oltre alla follia delle vaccinazioni di massa in Italia, ora con obiettivo 90% vaccinati e con l’obbligo di fatto della vaccinazione universale, pena l’impossibilità di lavorare. Anche in questo contesto osserviamo semplicemente che esiste una correlazione enorme ed evidente ormai tra follia vaccinale in paesi selezionati e fallimento tecnico, appunto, dei loro sistemi pensionistici locali (su tutti, Italia, Francia, Israele, Austria con la sua età minima di pensionamento ancora sotto i 60 anni in media, ndr).

* * *

In conclusione, è facile attendersi una demolizione controllata dell’UE, a partire da spinte tedesche e filo-tedesche volte a proteggersi dalle pressioni inflazionistiche internazionali tornando a un surrogato del nuovo marco, più forte dell’euro. Allo stesso tempo, le spinte centrifughe all’interno dell’UE, innegabili ad esempio da parte italiana se si vuole assicurare un minimo di prosperità futura alla propria gente, si concentreranno nei paesi europei periferici, cioè dove le istituzioni statali di welfare sono praticamente in bancarotta. Solo per finire in un’inevitabile contingenza di, diciamo così, ridotta unione monetaria, in cui Parigi – una volta che la Germania attraverserà il Rubicone del ritorno a una moneta più forte – giocherà la carta di un “Euro-CFA” con l’Italia come gregario; o meglio, un Euro Med (o meglio, Euro francese) in cui i paesi africani del franco CFA vengono sostituiti dall’Italia e forse dalla Grecia.

In questo contesto, l’unico addendum che non torna sono le 100 basi militari statunitensi in Italia, di cui almeno 4-5 nucleari, insieme al più grande deposito di armi USA fuori dai confini statunitensi.

Non è da escludere, quindi, un rinnovato prossimo attivismo americano volto – bis – a neutralizzare le minacce ai propri interessi strategici; crediamo che questo sforzo non sarà troppo dissimile da quello che fu l’intervento americano in Indocina o più propriamente nel Canale di Suez (questi fatti portarono a un’implosione della residua rete coloniale francese e veterano-europea nel mondo, ndr).41.4810MOSTRA COMMENTI

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Fonte:

https://www.zerohedge.com/geopolitical/controlled-demolition-eu

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