Contest letterario gratuito di prosa e poesia geltOUb 2020. Settima edizione, diventa un Autore in Evoluzione e pubblica con Paradigma NOUU


Il Contest letterario gratuito di prosa e poesia “geltOUb 2020” è promosso dall’Associazione culturale “Meris in Domu”, dal centro culturale “Nai e da “Paradigma Nouu – Il caso editore

Quando le notizie creano pesantezza:

Quando la comunicazione conduce verso il timore:

Quando scrutando una circostanza, finalmente si offre senso all’altra parte della medaglia:

L’Autore in Evoluzione ha il dovere di vibrare emozioni capaci di accendere intelletti annichiliti.

L’autore in evoluzione

“ha cura per ciò che è in luce”

Il contest letterario geltOUb è arrivato alla settima edizione grazie agli AUTORI IN EVOLUZIONEligi al diritto-dovere di comunicare la propria bellezza.

Ma cos’è geltOUb? Zose Paperi intervista Giuseppe Carta QUI

Regolamento:

1.Il tema è IL ROVESCIAMENTO, saranno tuttavia gradite le VISIONI, le VISUALI, le PROSPETTIVE costruttive e tutte le dinamiche che risuonano ritmi di liberazione dalle squisite ma precarie consuetudini, facilmente manipolabili dai tiranni interiori ed esteriori, sempre agghindati coi vestiti della Domenica e nuovi soverchiatori di fresche e genuine emozioni.

Il Contest letterario è riservato ai maggiori di 16 anni ed è un Contest gratuito.

2. La sezione è UNICA (Canzoni-Short Story, Poesia e…) e dovrà essere scritta con massimo 35 strofe o 400 parole.

3. Si partecipa inserendo MASSIMO 4 OPERE sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con opere edite ed inedite. Per un facile conteggio delle parole consigliamo questo link: Contacaratteri

Le opere senza nome, cognome e dichiarazione di accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. NON si partecipa via email.

Spiegazioni dettagliate quiCome si partecipa al Contest

4PremioA SCELTA:

  1. Pubblicazione li un libro cartaceo di massimo 100 pagine by Paradigma Nouu, il CASO EDITORE
  2. N° 1 copia dell’Antologia di questo Contest, che sarà pubblicata da Il caso editore Paradigma NOUU
  3. Un fine settimana di soggiorno presso “Arte di Carta” in Sardegna a Sadali, il meraviglioso paese dell’acqua e di San Valentino, nonché BORGO TRA I PIÙ BELLI D’ITALIA!

Sarà premiato il primo classificato.

5. La scadenza per l’invio delle opere, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per il 31 Marzo 2020 a mezzanotte.

6. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da DUE GIURIE, una qualificata e l’altra composta da tutti gli Autori partecipanti, che inviando la propria Opera, si aggiudicano il diritto di diventare Autori in Evoluzione e giurati del Contest. I giurati scelgono le 10 opere preferite in ordine di gradimento e alla fine del contest le potranno indicare a questo link: QUI.

Anche alla mail: giuseppecartablog@gmail.com. Non ci si può auto-votare.

7Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.

8. Si esortano i concorrenti ad un invio sollecito, senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.

9La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione nel profilo facebookhttps://www.facebook.com/geltoub/ oppure via mail: giuseppecartablog@gmail.com indicando nell’oggetto “info contest” (NON si partecipa via email ma direttamente sotto il bando)

10. È possibile seguire l’andamento del contest ricevendo via email tutte le notifiche con le nuove Opere partecipanti alla Gara Letteraria; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvisami via e-mail”.

11La partecipazione al Contest implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

12. Alla fine del Contest è prevista un ANTOLOGIA dal titolo “ geltOUbando 2020”  Tutte le opere pervenute, che a Nostro insindacabile giudizio dovessero risultare meritevoli di pubblicazione, verranno inserite nell’Antologia, che sarà pubblicata da “PARADIGMA NOUU” Il caso editore.

Per partecipare al Contest geltOUB 2020 senza partecipare all’antologia, occorre darne comunicazione entro la scadenza del contest, fissata per il 31 Marzo 2020 (Siamo di maglia larga)

13Diritti d’autore: Partecipando al concorso, gli autori concedono al blog il diritto di pubblicare la propria Opera all’interno di giuseppecartablog e dell’Antologia.  Gli autori, continuano a tenerne la piena titolarità, senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore, concedendo il diritto in maniera non esclusiva.

Si ringrazia  OUBLIETTE MAGAZINE 

per il supporto organizzativo!

BUONA PARTECIPAZIONE E BUONA LETTURA DELLE OPERE PARTECIPANTI !

Ordina geltOUb di Giuseppe Carta QUI

 P.S.

Acquistare i libri di Giuseppe Carta e le antologie degli Autori In Evoluzione,

non è pericoloso per la salute!

 

CAPOFILA DELLE PRECEDENTI EDIZIONI:

geltOUb  2019

Mattia Tarantino – La maniglia

geltOUb 2018

Lea de Cristofaro – I Pazzi –

geltOUb 2017: 

  • Giancarlo Economo – Lezione di vita

  • Lorena Carta- Antigu coru pitiu.

geltOUb 2016: 

  • Simone Colonna – Il triste rugo

  • Massimo Acciai Baggiani – Beyond the years (Ballata dei giorni futuri)

geltOUb 2015:

  • Michela Serra – Ragna-tele
  • Teresa Meloni –Frammenti di Universo

geltOUb 2014:

  • Mariposa Han – Il libro / e  Enrico Scano – Il bianco e il nero

  • Sandro Bozzolo in arte “Baltic men“ – Quel che accade in un momento potrebbe non accadere mai

78 pensieri su “Contest letterario gratuito di prosa e poesia geltOUb 2020. Settima edizione, diventa un Autore in Evoluzione e pubblica con Paradigma NOUU

  1. Accetto il regolamento

    Ne usciremo?
    Da qui tutto sembra a quadri
    Come i quaranta metri in cui vivo.
    Quattro mura con le sbarre alle finestre.
    Io ogni tanto vorrei metterci il naso
    fra quei riquadri
    ma ci metto le mani, le braccia,
    finché posso.
    Non è facile alzarsi da questa sedia
    Ci riesco a malapena per andare a letto.
    E meno male che me ne hanno data una!
    (i miei ex colleghi, facendo una colletta!)
    Almeno adesso posso spostarmi dentro casa.
    La russa ormai viene solo una volta ogni due giorni.
    Ha paura.
    Mi porta la spesa. Mi cucina qualcosa.
    Mi fa la doccia.
    “La doccia NON MI SERVE!” le grido “Tanto non vado da nessuna parte…”
    Lei manco mi guarda.
    Io torno alle sbarre.
    “Su dai signora, che sennò poi ti ferisci”
    Ma che ne sa lei delle mie ferite?
    Quelle alle gambe manco le sento, non le ho mai sentite.
    Ho solo le cicatrici a ricordarmele.
    Le ferite, quelle aperte, le ho sul cuore!
    Chissà se continueranno ad arrivarmi quei maledetti soldi ,
    quattro soldi che manco bastano a campare.
    Che poi la maggior parte li do a lei, la Russa.
    Almeno lei ha un motivo per andare avanti: i suoi tre figli.
    Non è nemmeno russa, è di uno di quei paesi col nome strano, ma non lo ricordo e allora la chiamo la Russa. Prima mi correggeva poi ci si è abituata.
    Preferisco non chiamarla col suo nome, ché poi mi ci affeziono e quella se ne torna al paese suo, da suoi figli.
    Il marito la picchiava.
    Ha lasciato i suoi tre bambini con la sorella ed è scappata qui in Italia, la terra della speranza.
    Sogna di portare qui anche loro. Sognava. Ora vorrebbe tornarsene lì, a casa sua, dai suoi figli.
    Come farà?
    Prima faceva tre lavori diversi, poi hanno chiuso tutto.
    Ora ha solo me.
    Come faremo?
    Guardo la foto del papa che ho sul letto.
    Ieri era in TV.
    Ha detto di tenere duro, che il Signore ci aiuterà, che siamo tutti nella stessa barca.
    Ho spento la TV.
    Ma quale barca?
    La mia è di 40 mq, una sedia a rotelle e le sbarre alle finestre.
    Mi danno 480€ al mese e sono fortunata! Li divido con la Russa.
    Francesco non è la stessa barca!
    Dici “Pregate e ne usciremo presto”
    Si, speriamo di uscirne, ma io non prego!
    Non so se voglio sopravvivere al virus.

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    1. Quest’emergenza terribile è triste per tutti.
      Ma per alcuni di noi, quelli più deboli, più soli, spesso dipendenti dall’assistenza domiciliare per vivere, è immensamente più triste!
      E lo era anche la vita cosiddetta normale, quella precedente ai giorni del coronavirus…
      Quanta verità graffiante in queste sconsolate parole, quanti bisogni umani trascurati.
      La sfida del futuro è nella solidarietà collettiva e nell’assistenza dello Stato a chi da sempre è stato lasciato troppo solo.
      Trovo questa molto bella, perché di forte impatto emotivo e grande impegno civile.

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  2. Accetto il regolamento
    -Piagnucolando-

    Dal bicchiere
    che gocciola sentenze
    inequivocabilmente veritiere,
    il giudice magnanimo
    concede il tempo di un respiro
    per nuova ripartenza
    d’adesso possibile.

    Non è piagnucolando giustizia
    che la si ottiene.

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    1. Assolutamente no, perché il pianto è sacro e non va mai sprecato, come l’acqua salvifica che sgorga da una fonte intatta.
      Il nostro pianto va dedicato solo alle tragedie ineluttabili.
      “Per tutto il resto c’è Mastercard”… come direbbe un noto spot televisivo.
      Oppure – molto più realisticamente – c’è la grande forza della coscienza e dell’impegno solidale e collettivo!
      Molto bella!! 😍🌸

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  3. Accetto il regolamento

    Raccolgo il bucato

    Molte cellule morte
    alla ricerca del me girovago.
    Senza bara,
    adagiate fra le fibre.
    In una bretella.
    In un gancio.
    In una macchia di rossetto.
    Nel nylon di una calza.
    Dentro un taschino.
    Toppa di pezza
    di una ignobile carezza.
    Son qui sbaragliata.
    Da che il vento mi sventola a pezzetti.
    Vado lucrando vita.

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    1. Pur nella coscienza della disfatta, non ci si deve arrendere mai – perché, come ci insegnano sopravvissute all’incendio di un bosco, dovunque ci sia un frammento anche minuscolo di vita, è da lì che può rinascere e svilupparsi la speranza…
      Un chiaro invito a praticare la speranza cosciente.
      Bella!! 😍🌸

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  4. Diego Siconolfi
    accetto il regolamento

    Resto a casa

    Io come te vivo di emozioni. Emozioni nuove di cui necessito perché ne sento bisogno.
    Ho sempre infranto le regole, ma si arriva sempre ad un punto dove di qualche regola se ne avverte il bisogno. Ed anche io, adesso, #restoacasa .

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  5. Io come te vivo di emozioni. Emozioni nuove di cui necessito perché ne sento bisogno.
    Ho sempre infranto le regole, ma si arriva sempre ad un punto dove di qualche regola se ne avverte il bisogno. Ed anche io, adesso, #restoacasa .

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    1. Un caldo e doveroso appello alla responsabilità collettiva nell’emergenza, e al’importanza di adottare regole necessarie al vivere civile – ora e sempre.
      Perché non è infrangendo le regole che si diventa liberi e felici, ma solo eliminando ogni pregiudizio e ogni desiderio di prevaricazione.
      Bello! ❤️

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  6. Accetto il regolamento

    Nacque in una notte buia e tempestosa, Ma questa è evidentemente Una mia fantasia, è nato troppo lontano da qui, non potevo certo essere la.
    Piccolissimo, in fondo alla nascita lo siamo tutti, non poteva definirsi carino, non lo era. Forma indefinita, paffuta, costellata di appendici probabilmente inutili, Ma chi sono io per stabilirlo? Di certo è cresciuto rapidamente, molto più di quello che ci saremmo aspettati, Ma è stato nutrito benissimo con il cibo più prelibato per un essere di quella specie: l’ignoranza.
    È cibo per le menti attuali. Coltivato con pervicacia da chi ne fa mercimonio, in modo che le tasche si riempiano magicamente senza troppa fatica.
    Altro che arare campi, qui Siamo bravissimi ad arare le menti e, al loro interno, fare entrare tonnellate di notizie false, mezze vere, quasi giuste, ma soprattutto tante. Così tante che poi il nostro piccolo elaboratore primitivo, va in crash irreversibile e comincia a sparare minchiate di ogni genere professandole come verità assolute.
    Così curiamo ogni cosa con curcuma, zenzero e noce di macadamia, perché l’ha detto Cracco o chi per lui o chi Con lui,” Mangia che ti fa bene! ”
    Ma noi beviamo, Ce la beviamo, Perché bere è facile, nutrire l’intelletto meno.
    Distrazione di massa alla base delle moderne guerre, niente bombe, niente carri armati ( qui da noi, altrove servono eccome!)
    Blaterazioni! come questa, anch’essa vuota e priva di costrutto, perché non vorrei che si pensasse che ho delle idee, sarebbe pericoloso, molto molto, molto molto pericoloso…

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  7. Accetto il regolamento

    Il grembo del verso

    È la poesia la buona samaritana
    che raccoglie i lembi lebbrosi della mia inquietudine.
    Che rimuove o affastella il corpo del mio sogno.
    Qualche volta vorrei che dio mi si sedesse accanto
    e mi leggesse la sua di poesia.
    Potrei fargli zappare il cuore stanco.
    Con la sua vanga.

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    1. Lungi dall’essere blasfema, questa bellissima lirica è quasi una preghiera.
      Un’invocazione a chi in qualche modo ci ha creato – che sia Dio o il Caso non fa differenza – affinché ogni tanto si prenda cura delle sue creature, impegnandosi a render loro la vita un po’ più sopportabile.

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  8. Emanuela Di Caprio – Accetto il regolamento

    Scrigni

    Scrigni di carta ingiallita dal tempo
    sublimano realtà in folli pensieri,
    e le ossa pur caduche, già piegate
    aspettano invano un sole sterile.
    Come un feto in grembo ostile
    non so come girarmi, a tratti
    apro un occhio sghembo e triste,
    sollevo un ciuffo di capelli
    e, come in una recita di teatrino
    di periferia, fingo una preghiera atea
    che non esiste, ma mi consola.
    Parole mi assordano adesso
    come echi che oltrepassano oceani
    di tempo. E sorridi ancora a me
    che incredula ero e ancora resto
    ferma e attonita di una gioia ormai antica,
    mentre tu già hai attraversato trincee
    e altri mondi, rimango e aspetto,
    conscia del mio sangue raggelato.
    E ancora io continuo a raccontarmi
    fole e mai sazia di speranza
    non rinuncio ad aspettarti
    e quasi ti vedo, piccolo laggiù, all’orizzonte,
    oppure sei un miraggio
    come fatamorgana del deserto.

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    1. L’attesa, quando non è compensata da attività frenetiche, è un peso lento e inesorabile, che schiaccia i giorni a poco a poco.
      Eppure, anche in fondo al vaso di Pandora, si è nascosta e tuttora vive la Speranza.
      Molto bella!

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  9. Accetto il regolamento

    Piovve anche fuori dagli argini,
    piovve oltre le ossa
    fino a far male alla carne.
    Piovve
    per tutti i giorni di nodi in gola,
    per gli occhi in orbite aride
    e piovve sfogliando  le pagine di un libro,
    leggendone le righe
    macchiate di muffa.
    Piovve il disgusto scrostato dai giorni
    bagnato dal troppo
    inzuppato dal niente,
    che cadde dalle mani
    capovolti i palmi.

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    1. Molto bella, ma anche molto ermetica, e non sono sicura di essere riuscita a penetrarne il profondo significato.
      Posso solo esprime una serie di sensazioni che mi evoca….
      Lutto, rimpianto, annientamento della coscienza raggomitolata in un angolo dove nemmeno i ricordi giungono a rischiarare il buio.
      Un senso di spaesamento totalizzante, al confine tra verità e
      paura.

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  10. Accetto il regolamento

    -Sulla tua fronte-

    Io, le prime rondini
    le ho viste formarsi  sulla tua fronte,
    s’aggrottavano
    stendendo ampie ali
    nel cielo dei tuoi giorni
    fin sotto le tempie,
    in stormo,
    pronte a migrare per chissà dove.
    Entravano in picchiata
    tra le nuvole,
    sfiorando il noccioleto,
    mentre le tue mani
    ne stiravano il lungo volo.
    Erano rondini, sì,
    e lì sulla tua fronte,
    ne ho conosciuto il nome,
    portavano i tuoi occhi
    dove ormai non vedevi,
    oltre il filo spinato dei problemi.
    Ricordo, sorridevi,
    mi prendevi per mano,
    insieme
    tornavamo a casa,
    e formavi un nido
    di meraviglia
    dentro la pazienza comoda
    di un tuo abbraccio,
    sotto il tetto delle tue ciglia.

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    1. Solo una madre riesce a nascondere tra una ruga del volto, un tremito di ciglia, una ciocca scomposta dei capelli, le proprie ansie del futuro e gli scompigli dell’animo.
      Sa che deve farlo, per non caricare sui figli qualcosa a loro non compete ancora.
      Perché una madre non può mai dimenticare d’esser stata figlia, e quello stato di beatitudine incosciente lo rimpiange ancora.
      Bellissima!!

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    2. Lo so che è poco poetico come commento, ma porca miseria come sono belli questi versi. Ero lì con te. Non potevo vedere le rughe sulla fronte del volto di tua madre, ma cavolo sei riuscita a farmi percepire tutto il calore del suo amore in quell’abbraccio sotto il tetto delle sue ciglia. Giuro che amo questa tua poesia.

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  11. Diego Siconolfi
    accetto il regolamento

    Tra bellezza e tragedia

    Cira non era immortale come molti dicevano.
    Disincantato e sofferente, Milo, con cinico distacco, avvertì che il seme della scrittura stava già germogliando nel suo animo.
    Nonostante il dolore fosse stato impetuoso nell’accarezzare questo ricordo, Cira, pesciolino combattente, aveva spronato chi l’aveva profondamente amata a non vivere più nel passato.

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    1. La scrittura può essere un’ottimo strumento di sopravvivenza e di superamento del dolore, ma purtroppo non è uno strumento con cui tutti abbiamo grande familiarità.
      Perché la scuola insegna la lettura, ma introduce poco o per nulla all’attività della scrittura creativa.
      Bene o male i famosi “temi in classe” sono sempre stati più che altro il sostituto “in carta e penna” di un’interrogazione orale.
      In caso di sondaggio per trovare nuove vie all’istruzione voterei senz’altro per l’introduzione della scrittura creativa come materia di studio – perché sono sicura che fornendo a tutti gli strumenti giusti ciascuno potrebbe sviluppare in autonomia le proprie capacità espressive.

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  12. Giancarlo Economo
    Accetto il regolamento

    Cammino sempre guardando ovunque intorno a me. E in quell’ovunque mi perdo spesso, beato da tutto ciò che mi circonda.
    Quando, poi, rientro nel mio corpo, lo confesso, soffro un poco. Troppo breve il tempo in cui ero nell’ovunque, fuori dalla prigione delle mie carni.
    Poi, però, mi rendo conto che anche il mio corpo fa parte dell’ovunque e allora mi rallegro.
    Il mio ovunque, che poi, forse, è anche il tuo ovunque, il suo, il nostro ovunque.

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    1. È bello e rasserenante sentirsi ogni tanto parte del Tutto.
      È un’esperienza che tutti dovremmo provare, perché aiuta sicuramente a vivere meglio!
      Una narrazione che più che un racconto è un mantra interiore, una preghiera rivolta a se stessi.
      Mi piace molto! 😀🌸

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  13. Giancarlo Economo
    Accetto il regolamento

    Il grande padre Oceano

    Il sole al tramonto incipriava sparute nuvole, pronto a tuffarsi nelle acque all’orizzonte.
    Lei passeggiava accanto a me, distrattamente, tentando di mascherare il suo imbarazzo.
    Nella nostra vita ci troviamo a percorrere tratti di strada insieme ad altre anime. E quel percorrere è una forma di dialogo che, anche se silente, è molto più coinvolgente di ogni parola pronunciata.
    Rallentai il passo, mentre lei continuò per un breve tratto, poi, voltandosi, mi guardò perplessa.
    La risacca si fece sentire: “Stringila forte” sussurrava il grande padre. Ascoltai il suo consiglio.
    Dapprima si irrigidì, poi si lasciò cingere.
    “Lasciati andare. Non ti ho mai giudicata”.
    “Come fai a starmi ancora vicino quando ti ho mollato per strada?”.
    “Ma ora sei qui. Sfogati, vedrai che starai meglio”.
    Ci sedemmo su una panchina proprio quando il sole, immergendosi nelle acque, tingeva di oro e rosso il cielo e di madreperla il mare.
    Presi le sue mani e, dopo un momento di profondo silenzio, iniziò a parlare.
    “Ho sempre avuto intorno a me gente che mi diceva che strada dovessi prendere. Non erano consigli ma ordini. Mi sentivo soffocata da tutte quelle parole che mi toglievano ogni volontà. E’ per questo che ti ho mollato. Ero condizionata e, in parte, lo sono ancora. Vorrei ribellarmi, ma ho tanta paura”.
    “Ti sei accorta che anche ora avevi allungato il passo, ma poi ti sei fermata per voltarti indietro? Tu stavi camminando più velocemente condizionata dai famosi “ordini” che loro ti avevano imposto come consigli. Ognuno di noi ha un suo modo di andare e questo determina sia il legame esistente tra due persone che passeggiano insieme che la vera natura della persona stessa.
    Nel momento in cui ti sei liberata di quelle catene è venuto fuori il tuo vero modo di procedere.
    Sì, perché il cammino inteso sia come percorso di vita che come cammino vero e proprio alla fine ci pone sempre di fronte a noi stessi”.
    Mi fissò stranita per qualche secondo, poi respirò a fondo, quasi a voler riempire l’anima con quell’aria balsamica come antidoto contro i veleni accumulati negli anni.
    Quando si voltò, il suo viso, alla luce flebile di un lampione, era straordinariamente rilassato. Mi abbracciò adagiando la testa sulla spalla. Ero al settimo cielo, soprattutto per lei che finalmente aveva varcato quella soglia.
    E mentre eravamo così, stretti come un unico essere:
    “Buona evoluzione anime mie!”.
    Il grande padre Oceano.

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    1. Il mare prende, il mare dà.
      Le onde vanno e vengono nel nostro intimo; a volte approdano felici sulla sabbia accogliente e dorata, a volte invece s’infrangono con forza contro la resistenza pietrificata degli scogli a riva.
      Noi siamo barca ma siamo anche tempesta, e nessuno di noi conosce mai abbastanza a fondo il proprio cuore… 😍😍
      Un bel racconto, con un finale di grande speranza che mi piace!

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      1. Qui però l’oceano, il mare ha una parte più di sottofondo, diventa la voce della coscienza. Il racconto parla di un passo importante verso l’evoluzione, una liberazione verso la scelta della propria strada e non di quella che ci viene imposta attraverso consigli che poi divengono praticamente ordini e che noi non siamo in grado di contestare per evitare di entrare in contrasto con persone che per vari motivi fanno parte del nostro entourage familiare, di lavoro o di amici. Il tema del racconto è questa liberazione.

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        1. Certamente, Giancarlo!
          Ma i protagonisti si sarebbero riconciliati tra loro e con la storia, e il racconto avrebbe avuto lo stesso impatto emotivo, se non ci fosse stato il mare a fare da catalizzatore? 😉😍😍
          Ai posteri l’ardua sentenza…

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          1. Donatella, quando l’evoluzione bussa, non puoi fare nulla se non evolvere. A volte nemmeno te ne accorgi. A volte ti scombussola tutto. Qui lei fa un passo avanti. Si libera delle catene del giudizio altrui e lo fa quasi senza rendersene conto, almeno lì per lì. E la riconciliazione è il frutto di quest’evoluzione, logicamente. Se lei non si fosse ribellata tutto sarebbe rimasto come prima. E l’oceano che funzione ha in tutto ciò? Se l’evoluzione quando bussa non puoi fare nulla? Chissà, magari è solo un contorno magico. O fosse la voce della coscienza? Ma questo non sta a me dirlo!

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  14. Accetto il regolamento

                -Libertà-
    

    Ora potevano stare in piazza
    Ora potevano guardare i loro amici
    Ora erano sullo stesso livello
    Ora respiravano aria pulita
    Ora tutti ridevano e cantavano
    Ora tutti portavano le loro donne in piazza
    Ora up mani e Donne erano uguali
    Ora tutti portavano i loro figli in piazza
    Ora il dittatore non c’era ora c’era l’amore
    Ora tutti cantavano l’Inno della l’Iberta’
    L’Inno della democrazia per tutti e tutto il mondo
    Ora il popolo era libero e uguale a tutti i popoli.
    Ora il dittatore bruciava all’Inferno, mentre
    Il popolo risorto seminò il seme dell’Aliberta’

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    1. Se per “il dittatore” intendi il virus, sinceramente dubito che voglia tornarsene stabilmente all’inferno… temo che dovremo in qualche modo conviverci a lungo, anche se in maniera molto meno conflittuale, anche quando avranno individuato una cura e/o un vaccino.
      Se invece per “il dittatore” intendi il modo di vivere sbagliato che l’umanità intera ha sviluppato nel corso dei secoli e portato al parossismo in questi ultimi decenni, allora sì, certo che possiamo farci qualcosa, visto che dipende soltanto da noi, e non da un virus mutante che evolve in completa autonomia.
      In tal caso la lirica diventerebbe un inno concreto al desiderio di cambiamento, e in quanto tale me gusterebbe mucho!

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  15. Accetto il regolamento

                               - Egitto-
    

    L’ho incontrata in Egitto, ove la terra e’ arancione,
    orfana d’erba,vecchia come l’antica
    Galassia.
    Mi diede appuntamento tra le rovine faraoniche ove ogni roccia e galleria nascondono tesori immensi che condividono con tutti.
    L’ho vista in volto ,aveva più’ di quaranta mila anni ma ne mostrava venti.
    Com’era belle, bellissima seduta su tutto l’oro Egizio.
    Sono stato fortunato,l’ho incontrata dove dorme l’arte.
    Se si trattiene il sospiro si sentano gli scalpellini,qui dato da mano maestra che cantano nel scolpire e decorano il marmo antico,dandogli forme umane e animale mai visti.
    Oggi conosciamo ancora poco del tesoro Egiziano: il futuro ci riserverà’ altri tesori nascosti.
    Oggi ho calcato questa terra ricca di storia.
    Ho rubato un pugno di sabbia antica nascosta in una tasca moderna per regalarla
    ai giovani d’oggi senza arte.
    Grazie antichi maestri Egizi.

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    1. Il Museo Egizio di Torino è un luogo in cui immergersi per una giornata intera.
      Questo tuo racconto appassionato mi ha fatto improvvisamente ricordare visita full-immersion indimenticabile!

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  16. Diego Siconolfi

    accetto il regolamento

    Self-talk

    “Stimola ed allarga i tuoi orizzonti, liberati dalle banali consuetudini degli uomini soggiogati dai forti che si nutrono di liquide paure.
    Quella che ti sembra l’apocalisse in realtà può essere la tua unica opportunità.
    La dura verità è che i sogni ti terrorizzano.
    C’è sicurezza nella tua piatta e grigia vita,
    in realtà, l ‘hai sempre cercata.
    Niente ti ha impedito di realizzare i tuoi sogni, ma solo le tue paure e le tue continue scuse.
    Benedici questo terrore, ascolta questo silenzio.
    Allarga la visuale e trova la verità nei tuoi desideri.
    Fallo adesso prima che i tuoi sogni svaniscano per sempre.”

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    1. Come dire: “carpe diem!”
      Prima che sia troppo tardi, prima che la paura paralizzi il corpo e la mente.
      Ma, come dice il protagonista del film “L’attimo fuggente”, oggi è già domani, e non si deve mai rimandare nulla per pigrizia, paura o indifferenza.
      Perché il nostro peggiore tiranno è il Tempo, e lui non aspetta.
      Bella.

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  17. Accetto il regolamento
    -Tulipani-

    Il primo ha anticipato i tempi,
    abbagliato maggiormente da qualche raggio solare
    o forse avido nel catturare qualche goccia d’acqua in più.
    Gli altri?
    Gli altri attendono giorni migliori,
    forse come me.

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    1. Sono d’accordo con te: è meglio non aver mai e fretta, perché la fretta è nemica di tutte le cose fatte bene…
      E per fare da apripista bisogna sempre avere, oltre che indubbie doti, anche un grande spirito di sacrificio – e spesso anche una buona dose di fortuna.
      Una lirica molto breve, ma intensa – carica di autocoscienza Zen.
      Bella!

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  18. il silenzio che segue al grido
    distacco allenato addio dedicato
    non può essere tutto, indifferenti
    balconi ferragosti tramonti
    di Aperol Spritz

    Accetto il regolamento

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    1. Il tramonto improvviso, con uno strappo secco, della società dell’apericena – incredula dell’abito che cade a terra nel momento di uno spogliarello tanto involontario quanto indesiderato.
      I volti increduli, i calici ancora a metà, congelati nel gesto di fuggire all’istante dimenticandosi di salutare.
      Molto triste e vera, purtroppo.
      Soprattutto per la narrazione dell’incoscienza collettiva.
      Bella! 😀🌸

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  19. Accetto il regolamento
    -Fatalità-

    Mentre privati di memoria trasversale
    tramite una evitabile e prevista calamità
    la storia si ripete,
    è arrivato il momento di fiorire.
    Qualcuno afferma che è troppo presto
    altri ormai ch’è tardi per aprire gli occhi.

    Intollerabili e corrotte soglie cerebrali
    innestate con impassibilità
    da candide vite nutrite di buio colorato,
    senza formalismi e impreparate all’alienante deriva ultima,
    sbocciano in recipienti immuni alle possibilità
    o catapultano radici e il proprio letame preferito
    in respiri conosciuti,
    audaci felicità di supposte semplicità
    afferrabili
    vagabondando salvezze
    non apprezzate dall’imperante indolenza.

    Altri nel mentre
    forse più fortunati chiudono gli occhi,
    taluno asserisce per sempre
    talaltro narra di cerchi e di spirali,
    sospiro nascente
    sorridendo vitali coscienze.

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    1. Consapevolezza proattiva versus incoscienza cieca e sterile… tha’s the real problem!
      La battaglia tra le opposte fazioni di pensiero è aspra e selvaggia, senza esclusioni di colpi in divenire.
      Siamo tutti aggrappati al filo delle nostre comunità sociali, come una pianta è aggrappata con le proprie radici al terreno che la nutre e, quanto più profonde sono le radici, tanto più difficile sarà che grazie a un colpo di vento appena più forte del normale la piantina metta le ali e prenda il volo.
      Ma la coscienza in fondo cos’è, se non la capacità di volare con le nostre ali e di insegnare anche agli altri, purché lo desiderino, a volare?
      Molto bella, incandescente e vitale!
      Mi piace!!

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  20. Accetto il regolamento

    -Incartami in un abbraccio-

    Sono una cartamodella.
    Nel senso che mi aggiro in un mio mondo di carta.
    Incarto parole e sogni.
    Confeziono promesse che non mantengo.
    Perché dovrei?
    Se la vita è solo una cartiera!
    Difatti
    fumo sigarette di carta.
    Pago tasse di carta.
    Prendo multe di carta.
    Leggo e scrivo su carta.
    Un giorno finiro’ perfino affissa al muro
    su un dozzinale pezzo di carta.
    Sono la polverosa libraia di me stessa.
    Bulimica di pagine illusorie.
    Sono l’ editore della mia stessa anima,
    del mio cartaceo ego.
    Mi trucco di parole contenziose.
    Sorseggio storie improbabili e stolte.
    Metto bigodini pur essi di carta.
    Indosso vestiti di velina,
    rischiando lo strappo.
    Ho occhi secchi di cartacrespa.
    Sto silenziosa.
    nell’ imballaggio ligneo della mia vita.

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    1. Una bellissima metafora di questi tempi artificiali e provvisori. Mai la caducità delle cose umane è stata così prepotentemente evidente come nella nostra epoca che vive di immagini del marketing, di consumi compulsivi e di icone di falsi profeti, che adesso si chiamano “influencer”.
      Specialmente la chiusa, più amara che ironica, mi piace molto, perché esprime una presa di coscienza priva di autoinganni, definitiva e sincera, da cui nessuno può chiamarsi fuori – a meno di spogliarsi di tutto, come San Francesco.
      Un’analisi che non fa sconti a nessuno e che chiede ai lettori di confutare la tesi scritta tra le righe.
      Davvero molto bella!

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  21. Accetto il regolamento

    -Ti penso-

    Ti penso,
    mentre sfilano cucchiaiate di mostri.
    Non giu’ in cantina,
    ma su uno schermo
    Hanno messo su l’anima di cemento.
    Mentre Il cuore e’ rimasto giù nell’attico.
    L’ ascensore è carico di germi.
    Due sconosciuti di lì a poco nel film si baceranno.
    Per disperazione!
    Non temono il contagio della tristezza come al tempo della peste.
    Anzi!
    Si sentono al sicuro.
    Restano avvolti nella loro mascherina di cachemire
    a fare la quarantena in un sogno di polistirolo.
    Ti penso,
    mentre mi rilasso sul divano.
    Nel gioco solitario dell’inventarti.
    Il virus sonnecchia in me.
    Piccolo e subdolo.

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    1. Inafferrabile e misteriosa come il nemico invisibile che ci minaccia dal suo nascondiglio buio, ma al tempo stesso vitale e luminosa anche nella disperazione, come l’amore ai tempi del colera.
      L’isolamento del corpo diventa prigione dell’anima, ma l’anima ha infinite risorse per spiccare il volo e continuare a volare.
      Molto bella!! 😀😀🌸🌸

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  22. Accetto il regolamento
    SOGNO O SON DESTA

    Cammino,
    per fitti boschi
    dove ogni rumore
    m’incute paura.
    Attraverso ripidi sentieri
    fatti di rami spinosi
    e siepi sempreverdi.
    Sento da lontano
    lo scorrere
    di un ruscello,
    una sorgente
    di acqua viva.
    Affretto il passo,
    odo il bubolar
    del gufo,
    qualcuno, da lontano,
    mi segue.
    La paura mi sorprende!
    Uno sparviero
    vola su di me,
    mi chino,
    abbasso la testa,
    una tartaruga
    quatta, quatta,
    mi blocca il cammino,
    mi fermo…
    II respiro
    diventa affannoso,
    la paura è incalzante,
    mi perdo…
    Ricomincio a correre.
    Una volpe rossiccia
    schizza come una saetta
    da una cavità.
    Che angoscia, che brividi!
    Mi accascio per terra…
    E’ la fine, sono spacciata!
    Drin… drin… drin…
    Il trillo della sveglia….
    Sogno o son desta?
    Quella sveglia
    che ho sempre odiato,
    mai come allora
    ho tanto amato.
    Che incubo!!!

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    1. Una bella lirica che ha l’atmosfera di una fiaba, in cui la Natura selvatica è percepita come un’entità pericolosa, pronta a colpire all’improvviso emergendo dagli angoli più reconditi del bosco.
      Ma, come per gli incubi che tutti abbiamo sperimentato nell’infanzia, il lieto fine è assicurato dallo svanire del sogno, che al risveglio evapora come una bolla di sapone.
      Ne emerge un senso di fiducia nelle certezze concrete della realtà quotidiana, che si oppone al timore delle forze oscure e incontrollabili che potrebbero inconsciamente albergare nell’animo.
      È molto interessante dal punto di vista delle dinamiche sogno/realtà, perché mentre gran parte delle persone tende a fuggire la realtà rifugiandosi nei sogni, qui si dipinge la realtà come rifugio salvifico dalle proprie pulsioni imprevedibili dell’animo. 😀🌸

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      1. Donatella Sarchini ti ringrazio per avere commentato la mia lirica ed averla apprezzata. I sogni non sono altro che il riflesso dei nostri pensieri e in essi riversiamo preoccupazioni grandi e piccole, ma per fortuna anche le gioie e le nostre fantasie. Un caro abbraccio!

        Piace a 1 persona

  23. MOLECOLE NELLA BUFERA

    Sembra tutto così
    finto e confuso.
    Ma credere alla finzione
    non è mai salvifico.
    Protagonisti
    contro la nostra volontà
    di un film dove siamo noi gli attori
    a scrivere la trama
    un giorno dopo l’altro,
    come molecole di un gas
    che lentamente si espande nell’ambiente.
    Molecole malate
    dai colori cangianti
    per non riconoscerci negli altri
    nei meno fortunati che soccombono
    a questa impalpabile
    e silenziosa furia.
    Non sappiamo più leggere il futuro
    neanche nei fondi di caffè
    perché il caffè rifiuta
    di farsi tramite dell’incoscienza.
    Alziamo gli occhi
    e puntiamoli
    contro lo specchio opaco
    della nostra incapacità congenita
    a gestire al meglio
    l’emergenza.
    Ancora una volta sarà il caso
    a decidere tra la vita e la morte,
    e la sopravvivenza
    chissà
    se riuscirà a insegnare
    a chi resta
    qualcosa di utile e di nuovo.

    (Donatella Sarchini – 15 marzo 2020 – accetto il regolamento)

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  24. SPEZZARE LE CATENE

    La ribellione
    è un movimento lento
    rapido e coerente
    come l’operosità
    delle formiche.
    Discende dalla collina
    come un fiume d’erba
    che ancora non ha incontrato
    il piede vandalo.
    Orgogliosa veleggia
    contro la volontà del tempo,
    che consuma i ricordi
    nel mare tiepido
    delle nostre più amate fantasie,
    per impedir loro di svanire al sole
    di una prassi usata
    che non ci appartiene,
    ma di cui siamo
    inconsapevolmente schiavi.
    Rompere le catene
    comporta coraggio
    e dedizione,
    e una forza erculea
    per sostenere le conseguenze
    dell’emarginazione,
    per schivare le pietre
    di chi invece
    si tiene ben strette alla caviglia
    le catene,
    perché sa che forse
    – e nemmeno tanto in fondo-
    gli conviene.

    Donatella Sarchini
    (accetto il regolamento)

    Piace a 3 people

    1. Si! Dedicare energie al timore dell’emarginazione è la prima catena da sciogliere. Energia da dedicare proprio a coloro che hanno bisogno proprio di quel segmento di coscienza, testardamente rifiutato dalla propria parte oscura, che tale vuol restare.

      "Mi piace"

  25. Accetto il regolamento – PEZZETTI DI CARTA

    Dalla cucina, incuranti della caffettiera che borbottava,
    proveniva un piacevole aroma di caffè. Silvia, con addosso solo
    delle mutandine bianche, era intenta a rovistare nell’armadio
    per scegliere i vestiti migliori con cui affrontare la
    giornata. Max era ancora sdraiato nel lettone, avvolto dalle
    lenzuola vintage. Allungò il braccio verso il comodino per
    prendere una penna e la sua agenda. Strappò un foglietto. Era
    solito scriverle dei pensierini in dei pezzetti di carta:
    “Osservare in silenzio l’inizio della tua giornata, ammirarti
    senza dire una parola”. Vasco Rossi dalle frequenze di Radio
    Italia SoloMusicaItaliana cantava “Ridere di te”.
    Max, qualche ora dopo, passeggiava per le vie del quartiere
    multietnico in cui adorava perdersi. In quella tarda mattinata,
    tra i profumi dei pranzi che dalle cucine si riversavano in
    strada, il tragitto prevedeva: il negozio di alimentari, la
    vecchia libreria dell’usato e la bottega delle erbe. Girato
    l’ultimo angolo di quelle viuzze, si ritrovò l’arma del suo
    assassino puntata in pieno volto.
    Per accompagnare la frittura di sardine un vino bianco
    eccezionale, un Vermentino, souvenir delle vacanze estive
    trascorse in Gallura con Milena. Il telefono squillò, proprio
    mentre Malatesta si sedeva a tavola pronto per quella
    prelibatezza da gustare. Era il commissario Di Gennaro, uno dei
    pochi contatti salvati nella rubrica del suo vecchio cellulare
    antiquato. Decise di invitarlo a cena.
    I due formavano un’insolita coppia di investigatori:
    anarchico il primo, sbirro il secondo. In passato avevano
    risolto in maniera impeccabile due casi spinosi. Quello di
    Ilenia e Adnan, crivellati dai fascisti, e l’indagine su
    Toffolo, ucciso dai Mastella.
    Cercava di combattere i poteri forti dall’interno, non temeva
    lo scontro con i superiori o con i vertici corrotti.
    Disprezzava l’ignoranza voluta e ricercata di molti colleghi, e
    poi tutto quel razzismo, maschilismo, servilismo. Una lotta
    quotidiana. Questo era Di Gennaro, un uomo che aveva battezzato
    il suo gatto Cortázar. Stesso nome dello scrittore argentino
    ideatore del glíglico, un idioma giocoso: “Appena lui le
    amalava il noema…”. Quel batuffolone di peli grigi sembrava
    andarne fiero, e anche Di Gennaro per aver scelto quel nome.

    Silvia, con le lacrime che scendevano dagli occhi gonfi e
    arrossati, riempiva un piccolo zaino di poche cose essenziali:
    un’agenda color vinaccia, il cui contenuto ormai era noto solo a lei, e i numerosi foglietti volanti che lui le scriveva. Un sorriso illuminò
    il suo volto, accompagnato subito da diverse lacrime: “è bello baciarti anche i piedi”.

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  26. Accetto il regolamento

    -Non è come prima-

    Non è come prima, la mia poesia.
    Prima che conoscesse
    il freddo dell’inverno.
    Prima che scordasse,
    che d’indaco
    si tingono le viole.
    Quando,
    delle rose,
    le bacche
    han preso il posto
    e il cuore è prigioniero
    di una scorza dura.
    M’ha graffiato di spine questa poesia…
    che del pruno
    ha scordato i fiori.

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    1. Versi molto belli, che tagliano come una lama.
      La tristezza e il rimpianto sembrano aver messo a dormire ogni speranza.
      Ma non tutto è perduto, perché anche, se diversa da prima, la Poesia esiste ancora – ed è su quella che bisogna far leva per rinascere! ❤️

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  27. —Accetto il regolamento—

    Su testamentu de unu bagamundu lìeru.

    Candu mi mòrgiu
    una cosa bollu chi fatzeis
    is òrganus bogheimindi
    a is bius ddus arregaleis.
    Chen”e bara, imboddicheis,
    in-d-unu sudàriu is arrestus mius.
    In su fogu ghetaiminci
    po chi torri cinixu e pruini,
    a sut”e unu chercu nou interraiminci.
    Po chi a dii e noti, cun basca e frius
    una mùsica m’acumpangit su sonnu
    ci fetzant pillonis unu niu.
    Unu epitàfiu apicau ponei:
    “Innoi unu sardu si pàsiat, no prangei
    Chi no si fiat mortu, si fiat biu”.

    Il testamento di un vagabondo libero.

    Quando morirò
    voglio che facciate una cosa
    portatemi via gli organi
    e regalateli ai vivi.
    Avvolgete i miei resti
    in un sudario, senza bara.
    Buttatemi nel fuoco,
    perché diventi cenere e polvere,
    interratemi sotto una nuova quercia.
    Affinché giorno e notte, col caldo e col freddo
    una musica accompagni il mio sonno,
    facciano un nido gli uccelli.
    Appendete un epitaffio:
    “Qui un sardo si riposa, non piangete
    Se non fosse morto, si sarebbe fatto vivo”

    Piace a 2 people

    1. Il profondo desiderio di ritornare alla natura vivendo nuove vite nel corpo di altre vite.
      E’ una scelta civile e generosa, di amore verso il prossimo e di intimo ricongiungimento panico nel Tutto.
      Mi piace davvero molto, compresa la chiusa dolcemente ironica dedicata ai posteri.

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    2. Molto bella!! 😀🌸
      Un testamento spirituale che esprime il desiderio intimo e potente di un ricongiungimento universale con la Natura.
      Perché in quanto esseri umani siamo anche noi parte del tutto, e al tutto è doveroso ritornare, quando il cerchio si chiude.
      È questa la vera vita eterna, e chi ama la Natura lo sa nel profondo del proprio essere, senza che nessuno abbia mai dovuto insegnarglielo.
      La chiusa dal tono disincantato, così leggera e ironica, è un gioiello di semplicità e serenità d’animo, ma anche un accorato appello a chi resta, affinché prenda in mano il testimone e si impegni a correre la vita come un’umana staffetta.

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      1. Grazie Donatella, come al solito hai centrato il senso profondo: spiritualità naturale essenziale.
        Tutto il resto è orpello inutile buono per il business e per farci vivere di frustrazioni fino a quel giorno… e anche oltre.

        "Mi piace"

  28. Accetto il regolamento

    Grazie.
    Siamo un errore,
    perché vogliamo essere giusti.
    Giusti perché l’errore/orrore c’è.
    Flessibili morbidi
    o duri e implacabili.
    Solo così il vento non ci spezza.
    Vorremmo esistere,
    ma in realtà resistiamo.
    Si vive oggi
    del solo che si farà domani.

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    1. Una disincantata sintesi del modo incosciente e precario con cui l’umanità è solita affrontare la vita, limitandosi a “lasciarsi vivere addosso”.
      Riuscire a creare una diffusa coscienza collettiva di ciò sarebbe già un gran passo!
      Bella! 😀🌸

      Piace a 1 persona

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