La morale di Santander di Giuseppe Carta. Recensione di Donatella Sarchini.


L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, spazio al chiusoHo appena terminato di leggere “La morale di Santander”.

E posso dire che obbiettivamente è stata una lettura-avventura.

Fin da subito lo sguardo del lettore è calamitato dall’immagine di copertina, bellissima e caotica, variegata e poetica, che rappresenta già un’anticipazione dello spirito e dell’atmosfera del libro.

La ridda di simboli e di segni grafici, apparentemente indipendenti l’uno dall’altro per forma e significato, come quelli dei murales dipinti sulle case di periferia, riesce a rappresentare in pieno la definizione di “non-romanzo” coniata da Giuseppe Carta, l’autore-sognatore del libro.

Copertina 1

Infatti si tratta di un’opera letteraria davvero sui generis, non catalogabile né classificabile secondo gli schemi codificati (e in gran parte superati) della letteratura tradizionale.

Il ritmo della narrazione si potrebbe paragonare a un torrente in piena, che tutto travolge al suo passaggio, e che cattura l’ignaro lettore trascinandolo con sé nel suo percorso di gorghi e rapide.

Perciò, attenzione, avviso ai naviganti!

Prima di accingervi alla lettura munitevi di salvagente, casco e pagaia, perché fin dalle prime pagine è ben chiaro che si tratterà di un lungo percorso di rafting, che terminerà solo quando l’impetuoso torrente sfocerà nel mare. Anche se è piuttosto arduo realizzare a priori quanto lontano il mare sia – ammesso che alla fine poi ci sia.

Quindi curiosità, incoscienza e spirito d’avventura sono le qualità richieste se si intende avventurarsi oltre l’Esordio.

Il giovane gitano Santander, rocambolesco protagonista della storia, è un personaggio controverso e mitologico, a metà strada tra Ulisse ed Enea, tra Circe e le Sirene, tra un appassionato scugnizzo di periferia e il Grande Impostore Innocente.

È il classico simbolo del simpatico filibustiere che tutti gli adolescenti di sesso maschile sognano di incarnare nelle loro fantasticherie – e che bene o male continueranno a desiderare di incarnare per tutta la vita, finché lo specchio non arriverà a restituire loro l’immagine reale di un volto vissuto, cotto dal sole e incorniciato da capelli candidi.

Un personaggio-mito, quindi, attore di una favola contemporanea irriverente e delirante, che prende vita dal flusso inarrestabile di pensieri e di parole del protagonista.

Perché Santander è pensiero, più che azione; è descrizione di emblematici stati d’animo riavvolti, rivisitati, e poi reinterpretati al ralenti più volte.

La chiave di interpretazione del groviglio narrativo risiede tutto nelle parole che Filindeu, autore ed effettivo protagonista della storia, cerca di infilare come perle, ad una ad una, per mettere ordine nel suo intimo malessere, a cui non riesce a dare un nome.

Però Filindeu è un uomo fortunato, perché anche se imbrigliato nel suo malessere non è affatto solo; e la sua compagna Irma è una gran donna, che ne sa una più del diavolo.

Cherchez la femme”… si dice, ed eccola qui: Irma, colei che regge i fili di ogni cosa, che salva capre e cavoli, che coniuga non-romanzo e vita.

E che traspare leggendo tra le righe del capitolo in cui il nostro eroe si consegna anima e corpo all’amata Irma per salvarsi dal nemico alcoolico, il demone che lo ha spinto sull’orlo del baratro, a un passo dal rischiare seriamente il cuore e la vita.

I dialoghi tra i due amanti-belligeranti, e il reciproco duello mentale e fisico, di resistenza e perseveranza da parte degli amanti, è una piccola gemma che brilla di luce propria.

Santander combatte contro se stesso e le proprie intemperanze, Irma combatte contro Santander e contro la propria inflessibile razionalità, ed entrambi combattono contro il reciproco amore che fatalmente li lega l’uno all’altra.

Ma alla fine ecco che tutto si sbroglia. E poi s’incasina di nuovo, perché così è la vita…

Ma il nuovo corso getterà già le basi per un’altra storia.

Una storia che Filindeu continuerà a inventarsi, come Sherazade, per continuare a vivere, mentre Irma si farà penna e inchiostro, per aiutare il suo amore a scrivere le parole che ha nel cuore.

(Donatella Sarchini – 21 marzo 2018)

 

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oppure contatta Giuseppe Carta: giuseppecartablog@gmail.com 

 

Il caso editore1

 

 

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