Flavia Novelli non Aspetta Santander! È CAPOFILA nella sezione Short Story!

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19248070_10211613608730193_5752360724749845881_n.jpgAspettando-santander-flavia-novelliAspettando-santander-flavia-novelli-0

Chi è l’artista, se non colui che uscendo dagli schemi, 

ci rientra dalla porta d’onore?

Vincitore della sezione -A-

Short Story – Massimo 330 Parole

-ALICE-

Alice si svegliò di soprassalto.
“Alice…. Alice…”.
Alice scese barcollando e stordita dal divano. Anche quella notte si era addormentata lì senza trovare la forza di raggiungere il letto.
“Alice…. Alice…”, continuava a miagolare sua madre con la bocca impastata.
“Ho sete”.
Senza rispondere, Alice raggiunse la cucina, inciampando in un bicchiere rovesciato a terra.
La cucina odorava di sugo bruciato e di piatti sporchi. Nella penombra si intravedeva il disordine di giorni e una collezione di bottiglie vuote.
La madre bevve tutto d’un sorso e ripiombò sul letto madida di sudore alcolico.
Alice pranzò da sola, nel silenzio della cucina. Sul tavolo anche il piatto della madre, coperto da un altro piatto. Avrebbe mangiato più tardi, quando il torpore etilico avrebbe lasciato il posto a una fame nervosa che si sarebbe placata dopo il primo boccone, affogato in altro alcol.
La madre, dopo il pranzo a base di gin, era tornata a letto barcollando e imprecando contro Alice che era stata la sua rovina, l’ostacolo alla sua carriera nel mondo dello spettacolo…
Alice era abituata a quegli sfoghi, anche se non poteva evitare di sentirsi realmente in colpa per quella madre bellissima ai suoi occhi a cui aveva rovinato la carriera e la vita.
Era assorta in questi pensieri quando udì un tonfo e un grido soffocato.
In camera trovò la madre riversa a terra con un rivolo di sangue che le scendeva dalla tempia.
Alice faticò non poco a sollevarla e a riadagiarla a letto. Poi corse in bagno a prendere il flacone dell’acqua ossigenata, un batuffolo di ovatta e un cerotto. La medicò amorevolmente, nonostante le imprecazioni della madre.
Era ormai ora di cena. Alice tagliò due fette di pane e ci infilò del prosciutto cotto. Si versò del latte e andò a mangiare in soggiorno, sul divano.
Selezionò alla tv il canale dei cartoni animati.
Era stata una giornata pesante, una vita pesante. Troppo, per una bambina di 9 anni.

 

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