Vincitori geltOUb 2017 – CONTEST LETTERARIO – QUARTA EDIZIONE

Ricordando geltOUb, di giuseppe carta:

 

Ruotare la visione e incontrare l’IMPERTURBABILE,

sempre pronta ad offrire opportunità.

La futura copertina dell’Antologia di questo contest.

geltOUB 2017 non è stata una gara per dimostrare di essere bravi a scrivere, è stato un incontro di lettere, di parole, di ideedeterminazioni e sentimenti.

 

Le Opere in Contest si possono leggere QUI:

 

La giuria

composta da:

Escluso Mortimer (Poeta) – Cristina Pilialvu (Redattrice Tacchi Solitari) – Flavia Novelli (Poeta) – Erika Petrossi (Poeta) Paola Proietti:  (Poetessa)

dopo aver DECRETATO I FINALISTI:

 

SEZIONE A – Short Story

Giancarlo Economo – Lezione di vita

Federica Caddeo – Morte e rinascita 

Aldo Villa – Il giorno che ho battuto Baldovino

Claudia Magnasco – Perdeva dagli occhi granelli di vita

Cuneo Roberto Gabriele – Canto alla pioggia

Sonnessa Gianluca – 24 luglio 1656 ora 12:36

Errico Tentarelli – 28 Maggio 1291


SEZIONE B – Poesia 

Γρηγόρης Κολιόπουλος (Koliopoulos Grigorios) L’ albero del mandorlo

Teresa Meloni – Maestrale

Daniela Gintoli- C’entra pure la matematica

Lorena Carta Antigu coru pitiu.

Giancarlo Economo Questa vita distillata

Claudia Magnasco Non è più il tempo

Cristina Biolcati Il figlio del vento

Aldo Villa Vorrei morire

Giulia Guarnaccia – TRA LE BRACCIA DI MORFEO

Grigato Michele Vi-r-Te

 


col supporto di giuseppe carta che sceglie i “GINEPRO D’ONORE”


GINEPRO.jpgGinepro d’ONORE

Sezione A 

EX AEQUO: Tentarelli Errico & Sonnessa Gianluca 



Tentarelli Errico 

28 Maggio 1291

“I musulmani scavarono delle gallerie sotto la Cupola per spezzare la resistenza dei Templari, ma la struttura cedette provocando migliaia di morti. San Giovanni d’Acri era nelle mani del sultano”.
Anatolij sentì il respiro graffiargli la gola. Se le anime non hanno corpo era segno che lui era ancora vivo. Si levò a fatica dal groviglio di corpi, non badando al dolore che percorreva le sue membra: le corde dell’anima vibravano di ben altro patire. In quel massacro distingueva a malapena le bianche vesti dei Soldati del Tempio dalle casacche dei Mamelucchi, così come unisonanti erano i rantoli di dolore e morte. Urlò la sua pena al suo Dio. Non solo al suo Dio. Al Dio di tutte le genti: che si pronunciasse Allah o Jaweh, poco importava. Poco aveva con sé per recar conforto a quei lamenti. Aveva il suo cuore, l’Amore per l’Umanità imparato lungo il sentiero dell’anima. Uguaglianza e fratellanza, che animavano entrambe le religioni, erano state tradite dall’umana ingordigia. Quale conforto per quell’atroce sofferenza? Cercò nel fango la sua sacca. Dentro, ormai intriso del sangue degli uomini, un pane marchiato col divino simbolo della sua chiesa: il Ki-Rho.
Ne fece frammenti con le dita tremanti e le distribuì a tutte le anime che riuscì a raggiungere. L’ultima briciola in mano, sentì le sue forze mancare. Mentre la accostava alla sua bocca, udì un flebile respiro: “Allahu Akbar”.
“Dio sia con te”, sussurrò, poggiando le dita su quelle labbra, prima di perdere il senso del tempo.

Sonnessa Gianluca

24 luglio 1656 ora 12:36

Seduto sulla scogliera dei ricordi che ancora non avevo, lo ammiravo mentre nell’aria umida del non tempo volava libertà. Potevo spostare l’orizzonte con un cenno, in quell’inafferrabile manciata di secoli. Potevo tenere il mondo sulla punta dell’ indice, perdendomi nel vortice di tutti i giorni, passati, presenti e futuri.
Potevo sentire la pelle di ogni essere vivente, poggiare il suo calore sulla pelle che un giorno avrei avuto anch’io. Perdermi, cercando un rifugio, e dormire sulle pendici delle tue labbra, aspettando l’ alba del nostro primo “Ti amo”. Potevo tutto. Eppure non potevo staccare gli occhi dal suo volo. Non potevo non goderne l’inafferrabilità.
L’ indecifrabile semplicità delle sue traiettorie. Su a carezzar le nuvole, poi giù, in picchiata, a baciar le onde. Poteva fermarsi a mezz’altezza, rimanere qualche secondo sospeso, leggero, per poi scendere in picchiata come se il suo fosse il peso di mille corpi, oppure toccare ancora le nuvole come se pesasse un milione di anime.
Per un secondo durato millenni l’osservai. Fino a quando non più gli bastò baciare
l’ increspatura soffiata dal vento. E dopo l’ultima, definitiva chiusa d’ali si tuffò.
Sparendo fra la schiuma e gli spruzzi. Era il 24 luglio 1656. 12:36. Fu il momento in cui nacqui, ed un corpo si fece galera.

 


Sezione B

GINEPROGinepro d’ONORE


Aldo Villa

Vorrei morire

Vorrei morire stupido
con un sorriso ebete
di quelli che nessuno
può più dimenticare.

E quando al funerale
al primo torna in mente
vorrei la sua risata
coinvolgere la gente.

Gli amici a trattenersi
tra un Gratia Plena e un Gloria
ed i parenti stretti
a pizzicarsi guance.

E dopo tutti insieme
ridere a crepapelle
come se fossi vivo
chissà, potrei sentire.

E uscire dalla Chiesa
cantando una canzone
a tempo con il riso.
E il prete, il cardinale

persino il papa assente
ricorderanno tutti
di come fu suadente
la morte mia demente.

 



PROCLAMAZIONE DEI VINCITORI



 sezione A

Short Story – Massimo 249 Parole


Giancarlo Economo

 Lezione di vita

Era conosciuta come la pazza che sussurra. Si vedeva spesso per strada quando pioveva, sempre senza ombrello. Guardava in alto e sembrava seguire una goccia precisa e, quando questa incontrava una pozza, la sua testa dava l’impressione di rimbalzare leggermente. Rideva felice saltellando disordinatamente. La si vedeva sovente sussurare volgendo la testa, come se accanto avesse qualcuno, E allora mi rattristavo al pensiero di quanto si dovesse sentire sola e di come la solitudine l’avesse resa folle.Avrei voluto avvicinarla ma mi sentivo in imbarazzo di fronte alle sue stranezze. E poi cosa avrei potuto chiederle? Con chi stesse parlando? A che scopo? Anche quella notte avevo dormito malissimo. Decisi, quindi, di alzarmi per cercare di spezzare quel cerchio opprimente. E quello che vidi allo specchio non mi piacque per niente. Di fronte c’era un altro me molto più vecchio, spalle curve e rughe d’espressione mai notate. Mi recai barcollando in cucina e cercai sollievo nel rito quotidiano del riempire il filtro della moka, e, mentre sorseggiavo il caffè bollente, mi resi conto che la mia vita era completamente insignificante. Allora decisi di uscire di casa frettolosamente, quasi ad “inseguire il mio tempo vuoto di senso, con un senso di vuoto”, parafrasando il maestro Battiato. Me la trovai di fronte senza riuscire a formulare la fatidica domanda. E fu allora che la pazza mi parlò: “Vedi, ho passato la mia vita a cercar di capire chi fossi ed ora che mi sono trovata ho tante cose da raccontarmi”.

 

 

SEZIONE B

Poesia

Lorena Carta

Antigu coru pitiu.

Non tengiu prus su coru
un unturgiu mi d’adi scorrovau
cun su biccu
e ci da portau in artu inpissu e cielu
pustis da lassau andai comenti
chi fessad’aliga,
se ingrovillau in d’unu mattoni de orrù,
esti arrumbulau in sa ia
funti passaus is carrus cun is boisi
e d’anti sciusciau.
Is canisi si d’anti papau,
deu puru seu morta.
Immoi tengiu feti una perda
tostada frima framulada.
Mi poderas feti su spetu
ca sa manniosidadi
chit’adi onau sa vida,
tind’apada furau a su mundu
po ti onai a s’eternidadi.

(TRADUZIONE SARDO-ITALIANO)

 

-Antico piccolo cuore-

Non ho più il cuore,
un avvoltoio me l’ha scavato
col suo duro becco
dal petto,
lo ha portato in alto nel cielo,
poi lo ha lasciato andare
come fosse spazzatura,
si è impigliato nei rovi
poi si è rotolato per la strada,
sono passati i carri coi buoi
e lo hanno schiacciato,
i cani lo hanno divorato
e anche io son morta.
Adesso ho solo una pietra dura,
fredda
immobile.
Mi mantiene solo la speranza
della grandiosità
che ti ha dato la vita,
ti abbia rubato al mondo
per darti l’eternità.

 

Cosa vincono i vincitori?

 

N° 1 copia della silloge poetica “geltOUb”, di giuseppe carta.

 

 

geltOUb” è una raccolta di poesie che nasce dal rovesciamento, dalla decisione di accettare il senso del presente, trovando la relazione poetica con se stessi. L’umanità necessita di osservare la vita e l’amore da prospettive universali e non egoiche.

geltOUb” nasce per smussare gli spigoli troppo appuntiti, che non permettono il dissetarsi dalla fonte del dialogo, preziosa sorgente di comprensione e compassione di quest’epoca, incomprensibilmente positiva.

Ricordiamo che le opere pervenute,

a Nostro insindacabile giudizio verranno inserite nell’Antologia

geltOUbando 2017

che sarà pubblicata da

NUOVO PARADIGMA

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11 risposte a “Vincitori geltOUb 2017 – CONTEST LETTERARIO – QUARTA EDIZIONE

  1. Ringrazio la Giuria per aver selezionato il mio racconto fra i finalisti ed è un onore aver ricevuto il personale apprezzamento di Giuseppe Carta testimoniato dal Ginepro d’oro. Partecipare è stata una bella esperienza, ed è stato bello leggervi tutti.

  2. Pingback: Giancarlo Economo è il capofila di geltOUb 2017, sezione Short Story! | giuseppecartablog·

  3. Grazie a te, Giuseppe!
    Per me è stata un’esperienza collettiva davvero molto piacevole e interessante, che ripeterò senz’altro!
    Congratulazioni ai vincitori, e grazie a tutti gli autori compagni d’avventura per avermi offerto l’occasione di “sentirvi dentro”.

  4. Bello partecipare e trovarsi tra i finalisti. Complimenti ai vincitori, una bella iniziativa e quante belle cose ho potuto leggere

  5. Partecipando abbiamo vinto tutti e belle tutte le opere. E anche da qui grazie a te Giuseppe e a tutta la giuria. Il vostro impegno ci permette di metterci in gioco e di condividere. E questo è lo spirito con cui si deve partcipare a questi contest! Grazissime!!!

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