La sfida di Aliud all’impoverimento culturale. Intervista a Giuseppa Sicura

La sfida di “Aliud” all’impoverimento culturale; Intervista a Giuseppa Sicura.

La dottoressa Giuseppa Sicura, della redazione di “Aliud”
Il numero zero del trimestrale di letteratura “Aliud”

Buongiorno Dottoressa Sicura

desideravo intervistarla in merito alla rivista trimestrale di poesia intitolata Aliud , nata molto recentemente, con collaboratori da tutta Italia, che prevalentemente si occupa di poesia, ideata da lei e dalla dottoressa Bianca Mannu, in merito alla quale desidero complimentarmi, essendo una rivista con articoli di qualità.

D.- Come è nata l’idea di creare in Sardegna un trimestrale di poesia e cultura letteraria? Vi è venuto il pensiero che potesse confondersi tra le centinaia di riviste più o meno valide, spesso create per dare visibilità ed essere fonte di guadagno per case editrici poco serie?

R – L’idea della rivista è nata dall’esigenza di esprimere contenuti diversi dai soliti, che giornalmente invadono il Web e che costituiscono una costante comune alla maggior parte delle opere auto-pubblicate, dove largo spazio è dato a sentimenti e vicende di carattere troppo personale e intimistico. Partendo da tale esigenza, come titolo abbiamo infatti trovato perfetto, nella sua sinteticità, il termine latino ALIUD (altra cosa). L’umanità sta vivendo momenti molto difficili, a livello planetario, con fenomeni di gravità estrema, come la mancanza di lavoro, di cibo, le guerre, l’emigrazione di popoli, ecc., di cui abbiamo notizie dirette giornalmente e tutto ciò credo che non possa lasciare indifferenti nessuno e soprattutto i poeti e gli scrittori che, utilizzando uno strumento molto potente come la parola, dovrebbero, oggi più che mai, allargare lo sguardo oltre la sfera personale e farsi partecipi e testimoni del proprio tempo. Le linee programmatiche, delineate nei primi editoriali dei nostri “Fogli” si basano su questa sensibilità, che manca o viene trascurata dalla maggioranza degli autori, i quali tendono a privilegiare le inquietudini del proprio Io, spesso con esagerato lirismo, e si disinteressano totalmente di quelle che coinvolgono l’intera comunità umana. ALIUD tende invece a dare spazio a contenuti che privilegiano le manifestazioni e i problemi del Noi, senza comunque scartare del tutto le opere di carattere più personale, qualora non siano semplicemente uno sfogo terapeutico, ma sottendano un percorso di pensiero profondo e originale. Vengono selezionati attentamente i testi e per la scelta si tiene sempre conto sia del contenuto che della forma e del risultato artistico-letterario. A volte quest’ultimo può anche essere trascurato qualora il testo presenti una particolare originalità o interesse documentaristico; viene invece scartato ogni contenuto pregno di sproloqui ed esagerazioni, dettati semplicemente dalle esigenze egocentriche del proprio ombelico. In genere affianchiamo i versi o i brani di prosa con qualche commento, che certamente non pretende di essere verità assoluta, ma esprime solo un nostro punto di vista personale e il più possibile sincero, nel totale rispetto degli autori.
Abbiamo sicuramente considerato la scarsa presenza di riviste letterarie nella nostra regione e nelle nostre più immediate vicinanze. Qualcosa è stato già pubblicato nel passato e qualcosa in questo senso ogni tanto viene alla luce, ma sapevamo comunque che ALIUD, avrebbe avuto struttura e impostazione completamente diversa. Il confronto con altre riviste non ci preoccupa ed è lungi da noi l’interesse economico. Tutto nasce solo dalla passione per la scrittura e dalla volontà di dare visibilità a opere meritevoli, di contro all’andazzo delle varie case editrici che, pur di guadagnare, pubblicano anche l’insignificante, il nulla.

D.-  Come è strutturata la rivista? A quale pubblico si rivolge, quali temi predilige e perché?

R – La rivista è strutturata in due parti, nella prima trattiamo di poesia, nella seconda di prosa.
All’interno di ognuna delle parti sono inserite varie rubriche, alcune fisse, altre variabili, a seconda del materiale disponibile per la pubblicazione. Vogliamo sentirci liberi, non ingabbiati in schemi troppo rigidi. Nella prima pagina, che fa anche da copertina, inseriamo un editoriale e la poesia di un autore della letteratura italiana o straniera del ‘Novecento, di cui in seconda e terza pagina si danno notizie sulla biografia e sulla poetica. Cerchiamo nelle altre pagine di dare spazio sia ai lavori degli autori facenti parte della redazione sia a quelli di poeti e scrittori di tutta Italia, esordienti o non, tenendo conto della compatibilità con le linee programmatiche esposte nel N.0 e N.1 e che in qualche modo ribadiremo anche negli altri numeri. Tendiamo comunque soprattutto a dare ai nostri lettori lavori di buon livello culturale, che si distacchino dalla tendenza comune e ci rivolgiamo ad un pubblico che sappia apprezzare non solo tutto ciò che riesce a far vibrare le corde del “cuore”, ma anche e soprattutto ciò che possa lasciare un segno, una traccia, in quanto capace di sommuovere, coinvolgere o sconvolgere  anche “il pensiero”, fonte e motore di ogni espressione emozionale; ci rivolgiamo ad un pubblico capace di guardare e osservare con una sensibilità nuova, aperta a grand’angolo perché, ricordiamoci, è attraverso i sensi che passa comunque la nostra conoscenza del mondo esterno, prima di raggiungere il pensiero e tramutarsi in emozione e poi in parola e pertanto questi (i sensi) dovrebbero essere sempre esercitati all’osservazione di tutto ciò che accade oltre noi e ci circonda o coinvolge e così facendo ci renderemo conto che al momento in cui rivolgeremo di nuovo lo sguardo per osservare ciò che ribolle dentro noi, ci si aprirà non un piccolo scrigno, ma un universo. Un universo che comunque soltanto un pensiero affinato saprà tradurre in parole, quel pensiero in quotidiano contatto con la lettura di opere che siano frutto di una profondità di riflessione e ricerca e abbiano un’indubbia valenza umana e letteraria.

D.- Come riuscite a sostenerne le spese?

R – Pur essendo ALIUD un piccolo opuscolo, le spese sono considerevoli, soprattutto per la stampa, ma finora siamo riusciti, con i contributi dei lettori, ad andare avanti, anche perché tutto il lavoro svolto dai membri della redazione e dai vari collaboratori è a titolo gratuito. Infatti la caratteristica di questi “Fogli trimestrali” è che nascono dalla passione per la scrittura, che anima tutti i componenti della redazione e che pertanto non mirano a ricavarne alcun guadagno, ma solo a dare visibilità alle opere meritevoli di considerazione.

D.- Avete ruoli diversi lei e la dottoressa Mannu? Quali sono gli altri collaboratori e con quali incarichi?

R – Abbiamo insieme la direzione e il potere decisionale. Io svolgo anche il compito di segretaria e mi occupo dell’impaginazione. I collaboratori fissi sono: l’Avv.Carlo Onnis, poeta e scrittore, Mariatina Biggio, poetessa, Florio Frau, ex insegnante, poeta e scrittore; hanno condiviso il progetto e oltre a metterci a disposizione i loro scritti, hanno contribuito economicamente alla nascita della rivista e svolgono potere consultivo. Dal prossimo numero si aggiungerà un nuova collaboratrice stabile, la Dott.essa, poeta e scrittrice, Katia Debora Melis, già presente nel N.1 e nel N. 2.

D.- Può descrivere la “giornata tipo” della redazione di Aliud e raccontare qualche aneddoto curioso, se ve ne fossero? Chi decide la linea di ogni numero?

R – Non c’è una giornata tipo, la nostra è una redazione “sui generis”. Ci riuniamo periodicamente, circa due o tre volte al mese, per discutere sul materiale da pubblicare. La linea del numero può essere suggerita da ognuno di noi, ma viene decisa concordemente, dopo qualche incontro. Progettiamo poi le singole pagine dividendoci i compiti sia per la scrittura dell’editoriale che per la scelta dell’autore della prima pagina e dei vari commenti. In genere io e Bianca ci occupiamo anche degli autori che pubblichiamo a tutta pagina, con scheda biografica e commento dei brani o delle poesie. Spesso con lei definiamo i particolari e le decisioni anche telefonicamente o via e-mail. Quando il progetto del nuovo numero è chiaro ed il materiale è già disponibile io preparo l’impaginazione a casa mia e al mio pc,  poi ci riuniamo di nuovo per approvarla e portarla in stampa. A volte può capitare che si facciano delle variazioni o che qualcuno ritarda nel consegnare il materiale. Uno dei collaboratori da rincorrere sempre è Carlo Onnis, raffinato e prolifico poeta, sempre impegnato in tante altre faccende ( prove teatrali – corsi- associazioni varie – facebook – ecc.); ma come fare a meno del suo spirito gioviale e delle sue pronte battute poetiche o parapoetiche?

D- Avete dato vita a questo giornale anche spinte da altre considerazioni non strettamente letterarie, per esempio la povertà del panorama culturale o il fatto che la cultura possa essere asservita ad interessi economici o di potere?

R –  Oggi più che mai è molto difficoltoso, per poeti e scrittori, riuscire ad attirare l’attenzione delle case editrici e l’unica chance è l’auto-pubblicazione, che oltre ad essere costosa, non garantisce la distribuzione nelle librerie, per cui le nostre opere sono destinate a viaggiare solo all’interno del parentado e della cerchia amicale. Le piccole case editrici, anche quando dicono di pubblicare non a pagamento(???) vogliono materiale non di valore, ma commerciale, facilmente vendibile per soddisfare le esigenze di lettori sempre più distratti e sbrigativi. Le grandi case editrici sono blindate, irraggiungibili, aperte solo ad una ristretta cerchia di autori, sempre gli stessi, fritti e rifritti in tutte le salse. Entrare in quel circolo è quello a cui  ogni autore comunque aspira, per avere la giusta visibilità, ma è un evento di carattere nepotistico o divinatorio. Bisogna trovare e propiziarsi il santo giusto. Purtroppo tutto ciò che è fonte di guadagno è sempre soggetto a ingerenze varie,  anche di carattere politico ed economico e a maggior ragione ciò vale per la cultura, attraverso la quale si possono anche veicolare pensieri e progetti di potere, si possono indirizzare e manovrare popoli interi. Ma per noi cultura è sinonimo di libertà e in blocco rifiutiamo tutto ciò che abbia anche solo l’odore dell’asservimento.
In quanto al panorama culturale, non c’è povertà, se ci riferiamo alla quantità, poiché con le auto-pubblicazioni prolificano i libri di prosa e di poesia; se ci riferiamo invece alla qualità,  sembra che tutti prediligano percorrere le medesime strade che non portano da nessuna parte se non verso una voragine abissale. Ed è questa considerazione una delle molle che ci ha spinto a creare ALIUD, come a voler arginare il fenomeno, impresa che, ne siamo pienamente consapevoli, potrebbe assumere connotati donchisciotteschi.

D. – Lei  è siciliana, si è trasferita in Sardegna diversi anni fa e ha pubblicato un libro di poesie nel quale parla della sua terra di origine: quindi non esiste solo il mal di Sardegna, ma anche il mal di Sicilia? Vorrebbe scrivere qui e commentare la poesia che predilige?

R – Si, sono un’emigrata degli anni settanta, venuta in Sardegna per insegnare e poi convolata a nozze con un cagliaritano. Pertanto la Sardegna è diventata per me una terra adottiva, alla quale non avrei potuto non affezionarmi, ma la nostalgia per la Sicilia e per il mio paese, con l’avanzare dell’età, si acutizza. Sono un’inguaribile nostalgica, ma oggi cerco di arginare questo sentimento o di gestirlo più pacatamente, allargando l’orizzonte degli interessi che includono altre urgenze e necessità. Una delle poesie che leggo sempre volentieri non fa parte del libro “Muri di pietra”, ma di una silloge ancora inedita di circa 40 poesie tutte in dialetto gallo-italico, una variante del siciliano che si parla ancora in pochi paesi, compreso il mio. Sono pochi versi, dove ho cercato di esprimere  ciò che provo quando ritorno lì. Tutto assume una dimensione diversa, sia fuori che dentro di me, e vivo una specie di piacevole stordimento che mi fa sentire libera da ogni preoccupazione contingente, tanto che potrei nutrirmi davvero solo d’aria. Penso però che questo tipo di sentimento possa essere riferibile a qualsiasi luogo e riguardare chiunque, per vari motivi, sia costretto ad allontanarsi per sempre o per lungo tempo dalla propria terra nativa. Si tratta di un’inquietudine generata dall’assenza e dalla percezione di un “altrove” perduto per sempre, ma che si vorrebbe recuperare. Un sentimento nostalgico che ha dato origine a fiumi di poesia, che viene appunto denominata genericamente come “poesia d’esilio”. Ad esprimerlo non basteranno mai del tutto le parole e solo chi ne ha esperienza diretta credo possa comprendere appieno questa forma di malessere generata nel distacco dalle proprie radici, con una lesione non cicatrizzabile, che inevitabilmente produce crisi e disorientamenti nella personalità.

OGNI  VȎTA

Ogni vôta ca tornu cca
nmenzu a ‘sti casi
cummigghiati ‘i suli
si sciugghiunu i fili
ca ntrizzunu u tempu
l’afa accupusa
si fa vitru trasparenti
e i ma pinsieri
nun pisunu chiù nenti
nun hannu patruni
sbattunu l’ali
e comu l’ucieddi
cercunu u cielu
e si mangiunu l’aria.

OGNI  VOLTA

Ogni volta che torno qui
tra queste case
incartate di sole
si sciolgono i fili
che intrecciano il tempo
l’afa soffocante
si fa vetro trasparente
e i miei pensieri
… leggeri
senza padroni
agitano in alto le ali
e come uccelli
cercano il cielo
e si nutrono d’aria.

D.- Aliud è ancora in evoluzione?

R – Certo, ALIUD è una creatura appena nata e come tale soggetta a mutazioni e consolidamenti.

D- Grazie della sua gentilezza e buon lavoro a lei e tutta la redazione.

R- Grazie a lei per la considerazione e l’attenzione.

Tratto da:Le interviste della Soddu
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