Contest WEB letterario gratuito di TEATRO e POESIA “Radici, impulso e rivoluzione”

Il Contest letterario gratuito di TEATRO e POESIA “Radici, impulso e rivoluzione” è promosso dall’associazione culturale “Meris in Domu” e dal centro culturale NAI per poter offrire agli scrittori e ai lettori l’occasione di giocare ad un TEATRO VERACE senza gare, timoni e timori. 
Radici, impulso e rivoluzione
Il Contest letterario gratuito “Radici, impulso e rivoluzione” ANTICIPA l’uscita della raccolta delle COMMEDIE TEATRALI di giuseppe carta, appunto “Radici, impulso e rivoluzione” edizione libera YOUCANPRINT.
REGOLAMENTO:
1. Il Contest letterario è riservato ai maggiori di 16 anni ed è un Contest gratuito.
Il tema è libero e teatralmente personale per entrambe le sezioni. Partendo dal fatto che l‘irriverenza del teatro aiuta la comunità a possedere una chiave di lettura scevra dalle quotidianità e dalle obbligatorietà sociali e religiose che intaccano la libertà dell’individuo, saranno particolarmente gradite l’irriverenza, la satira e l’ironia, specialmente se accompagnate dalla presenza di un fulcro rigenerante che parta dalle RADICI del proprio sentire, dalla forza di un IMPULSO che sa dirigere verso la propria meta e dalla RIVOLUZIONE interiore ed esteriore necessaria per riuscire a comprendere il mondo e poterne supportare una spinta cosciente e pacifica.
2. Articolato in 2 sezioni: A.SHORT COMEDY in 300 parole (un breve racconto-sceneggiatura lungo massimo 350 parole)  B. Poesia oltre la poesia (massimo 80 versi)
3. Per la sezione A si partecipa inserendo la propria opera sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento.
Spiegazioni dettagliate qui:  https://giuseppecartablog.wordpress.com/2015/08/31/come-si-partecipa-ai-contest-letterari-di-giuseppecartablog/ 
Si può partecipare con opere edite ed inedite. Per un facile conteggio delle parole consigliamo di scrivere la short commedy in un documento word e cliccare in alto Revisione, e Conteggio parole in alto a sinistra.
Per la sezione B si partecipa inserendo la propria poesia sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con poesie edite ed inedite. Le opere senza nome, cognome, e dichiarazione di accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via email ma nel modo sopra indicato all’inizio del punto 3. Ogni concorrente può partecipare in entrambe le sezioni e con una sola opera per sezione.
4. Premio: N° 1 copia della raccolta di commedie Radici, impulso e rivoluzione”, di giuseppe carta e MESSA IN SCENA TEATRALE delle opere vincenti a cura della Compagnia “Meris in Domu”. Sarà premiato il primo classificato della sezione A, ed il primo classificato della sezione B.
5. La scadenza per l’invio delle opere, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per il 21 Settembre 2015 a mezzanotte.
6. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da: (click) Emiliana Gimelli (Attrice, regista e actor coach), Daniela Salvator (lettrice compulsiva) Nino Vacca (Ingegnoso teatrante) Andrea Mura (Regista) e giuseppe carta
7. Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.
8. Si esortano i concorrenti ad un invio sollecito, senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.
9. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione nel profilo facebook https://www.facebook.com/radici1mpulso2e3rivoluzione oppure via mail: merisindomu@gmail.com indicando nell’oggetto “info contest” (NON si partecipa via email ma direttamente sotto il bando)
10. È possibile seguire l’andamento del contest ricevendo via email tutte le notifiche con le nuove poesie e racconti brevi partecipanti alla Gara Letteraria; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvisami via e-mail”.
11. La partecipazione al Contest implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.
 Si ringrazia OUBLIETTE MAGAZINE per il supporto organizzativo! 
 BUONA PARTECIPAZIONE E BUONA LETTURA DELLE OPERE PARTECIPANTI!!!
GIUSEPPE-CARTA-IN
Radici, impulso e rivoluzione è una raccolta di commedie composta da tre copioni tragicomici e da un canovaccio. Per esigenze di emancipazione l’ambientazione avviene nella realtà della Sardegna, centro del Mediterraneo e connessione pacifica per i popoli. Una raccolta studiata perché diventi il veloce strumento operativo nel percorso di divulgazione e sperimentazione del teatro sociale nella riscoperta del mondo e di se stessi. In “CHE GIORNO È OGGI?” l’ambientazione avviene nella Sardegna nuragica dimenticata, RADICE-stimolo che racconta un futuro possibile, quadro drammaturgico che indaga dinamiche socialmente attuali In “AICCI OI AICCI PRIMA” scritto nella forma bilingue sardo-italiano, si descrive la penosa situazione che nel 1906 portò la Sardegna a ribellarsi contro lo Stato oppressore e le sue tasse e balzelli. In “QUARTUCCIU E PARIGi” avviene una fortunata serie di equivoci che porterà il personaggio principale “Folie Delavie” a capire il motivo per cui rassomiglia a Giuseppe Verdi. “IL QUADRO FATATO” è il primo canovaccio scritto da giuseppe carta, era il 2004. Tramite la magia delle fiabe si sviluppano temi fondamentali come la relazione vittima-carnefice. Un gioco il teatro.

VIDEO PROMOZIONE

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46 risposte a “Contest WEB letterario gratuito di TEATRO e POESIA “Radici, impulso e rivoluzione”

  1. Pingback: Finalisti contest letterario gratuito “Radici, impulso e rivoluzione” – Seconda edizione | giuseppecartablog·

  2. Sezione A
    Angelo Felicetti
    Autorizzazione ad accettare le norme del regolamento.

    Componimento in 291 forse
    Titolo: Il signore di Zuri

    C’era un tempo in cui la polvere scuoteva le strade e i carri e i cavalli seguivano tracce di fame.
    C’era un tempo in cui le mattine di inverno, in quella terra dove i soli scandivano il sudore e le fatiche e le lune erano per ombre insaziabili e vendette, in quelle mattine le nebbie prolungavano i silenzi e nascondevano i passi svelti delle ombre di montagne rientrate nelle case per la notte.
    C’era un tempo dove il mondo non esisteva, non importava se rotondo o piatto, quadrato o sferico, il mondo finiva al confine della terra da coltivare, il mondo era nelle bestie da accudire, unico capitale in quella terra dove la giustizia erano lame di coltello nella notte e le donne speravano di non dover coprire di nero la propria giovinezza.
    In quel tempo il Signore di Zuri era padrone del tempo, il suo corpo era stato forgiato dal sole di pietra, dall’estati torride e dalle notti di campagna, i suoi occhi avanzavano nel buio profondo della notte più scura senza tentennamenti, distinguendo cespugli e ombre. Il Signore di Zuri era stimato dalle sue genti, si fidavano della sua parola, in quei tempi dove la parola data era sangue colato per promesse da mantenere. Si fidavano dei suoi silenzi e di quei gesti eloquenti quando ci si incontrava nei sentieri di ritorno lungo le campagne dalle regole mai scritte.
    Lui era il Signore di Zuri, un Signore senza terra, un Signore senza denari, un Signore senza bestie, un Signore dalla nobiltà data dai suoi piedi nudi nelle strade polverose.

    C’era un tempo dove fare l’amore erano solo braccia forti per i campi o sottane da donare a ricchi possidenti, dove fare l’amore era un gesto inconsulto, consumato in fretta.

  3. Angelo Felicetti

    -Me quitaron el alma-

    Lo spirito ti affetta
    Ti stringe la gola
    Danza e ti sussurra il grido
    Di invisibili creature
    A piedi nudi
    Sui colori del tempo
    Sui silenzi impressi
    Ojos que miran y lloran!
    Quitame l’alma
    Quitamela
    Qui no hay mas tiempo

    (In memoria di un artista Guayasamin)

    Accetto le norme del regolamento
    Poesia inedita Sezione B

  4. Il manifesto dell’Iconoclastia

    Caro artefice
    del domani,
    urlare dovrò ai quattro venti
    che, da tempi remoti,
    putride ondate
    di cicalecci
    e di legnose bacchettate
    hanno reso marcescenti
    alle tenere radici
    i nostri virgulti promettenti.
    Queste serpi
    senza pudore
    e senza volto
    annidate nel tepore
    dei ministeri
    e degli altari,
    delle cattedre
    e dei focolari,
    il loro verbo edace
    han seminato a piene mani
    nel nostro ingegno ferace:
    Fede e aldilà,
    famiglia e tradizione,
    società e subordinazione
    nell’al-di-qua…
    Lor Signori «cravatte e croci d’oro» –
    i paladini del dovere
    e del «posticino sicuro»,
    i nemici del nostro piacere
    e dell’individuo –,
    delle loro verità di cicale
    ci han lastricato la via
    inculcandoci la menzogna delle menzogne:
    la ridicola dottrina della morale.

    Ed ecco il popolino a lavorare,
    Loro la torta a tagliuzzare
    con mani lisce e compunte,
    e poi i flûte colmi a posare
    su violacee labbra unte,
    ciancicando alfine
    l’umida pastura
    con lingue d’inchiostro
    e protesi di tecnica ultrafine.
    Amici miei,
    è tutto a nostre spese
    il blablablà saccente
    attorno al tavolo gongolante
    del Palazzo più alto e più fetente!

    Orsù dunque
    nell’anno sovversivo,
    noi proclamiamo
    la fondazione
    della città-giardino
    di Galama:
    il nuovo mantice della gioventù.
    E qui sanciamo,
    contro le imposture di ieri,
    la sovranità del Singolo
    nella potenza libera
    della sua natura in fieri;
    invalidando
    ai sensi del neonato corpus
    ogni specie d’istituzione
    e di pensiero corrente.

    Nell’anno sovversivo,
    che tale manifesto
    del nuovo ordine
    circoli e venga affisso
    al più presto
    sui muri e sui portali
    d’istituti, di piazze
    e d’ogni altra fucina
    e struttura
    culla di tutte le razze.

    A difesa della legittima sovranità
    del singolo.
    Qui,
    nella Città-stato di Galama.

    ————————-
    Sergio Messere
    sezione B
    accetto il regolamento

  5. La parità dei sessi e il mondo perfetto o quasi!

    “Per cultura gli uomini sono stati orientati a essere unicamente uomini e a non mostrare alcuna femminilità, mai un cenno di dolcezza del cuore o sensibilità ed essere sempre duri e forti; a non versare mai una lacrima, o impietosirsi, perché le lacrime sono considerate, esser roba da donne.
    Di contro, le donne sono state indirizzate culturalmente a non essere mai come gli uomini: a celare l’aggressività, a non esprimersi, a sottomettersi in modo silente, a essere ricettive; questo non ha nulla a che vedere con ciò che la natura vuole. Tutto questo ha congelato entrambi i sessi.
    In un mondo perfetto o quasi, con maggiore tolleranza, un uomo dovrà essere entrambi, anche le donne dovranno essere entrambi… perché a volte l’uomo necessita, di avere un pizzico di femminilità, dolcezza, di avere i suoi attimi di vulnerabilità e dolcezza, d’amore; esistono altre situazioni dove la donna sente di doversi esprimere, tirar fuori gli artigli e aggredire, difendersi o stare sulla difensiva e opporsi. Se si sottomette perennemente, diventerà automaticamente una serva, una prigioniera, e nei secoli scorsi non è successo altro che questo. Un uomo minatorio e violento, bellicoso e aggressivo, mai comprensivo e tenero, è destinato far vivere gli esseri umani in un pianeta violento e nevrotico, perennemente in guerra.

    L’uomo ha sempre fatto le guerre, sembra proprio che sulla terra sia esistito solo questo scopo; negli ultimi tre millenni ci sono state più di quattromila guerre. Sulla Terra la guerra è sempre presente… Questo fa si che non esista un mondo costantemente unito e sereno… non è mai esistito un periodo di pace; che sia in Iraq, nei Balcani, in Palestina, in Asia, in Afghanistan o in India, l’eccidio in qualche punto del nostro meraviglioso mondo continua a perseverare”

    Approvo regolamento Sez A

  6. Noemi
    In un muro vicino a casa, c’è scritto: “Noemi sei la più bella del mondo”, Noemi sono io. Poi ho scoperto chi era stato. Uno che è un cesso pazzesco, e io di cessi nel mio lavoro ne vedo abbastanza. Ve l’ho detto che faccio la bagassa? Ho detto “faccio” e non “sono”. Inutile che fate le facce schifate perchè due uomini su tre a puttane ci vanno, eja signora Sarritzu, pure suo marito tranquilla. Questo è il lavoro di famiglia, c’è chi ha il padre avvocato e lo fa pure lui, e c’è chi ha la madre bagassa e lo fa pure lei. Quando inizi questo lavoro le cose le devi imparare prima. Lo sapete quando l’ho fatto la prima volta? A 16 anni con mio fratello, cioè non è proprio fratello, ha un altro padre, lui è il vero fratello di mia sorella. Insomma siamo un po’ incasinati a casa. Ora a 20 anni diciamo pure che le cose le so fare. Ho anche i clienti affezionati lo sapete? Ieri Fagiolino mi ha fatto un regalo, lo chiamo così perché è magrissimo, alto e stretto, se sarebbe verde era perfetto. Mi ha regalato il profumo di Dior, quello che ha il collo lungo che finisce con una pallina. Mi ha detto che è il suo profumo preferito e che vuole che me lo metto quando ci vediamo. Fagiolino ha 32 anni ed è sposato. Ehi tu inutile che guardi in aria, perché ripeto due uomini su tre vanno a puttane, e se non sei tu allora sarà tuo figlio. Qua tutti a dire che amate le vostre mogli, le vostre fidanzate, e poi invece aprite il borsellino. Ora mi conservo i soldi e poi smetto, non voglio finire come mia madre, io voglio una famiglia normale, con un marito normale e dei figli. Scommetto che voi avete tutti una famiglia normale vero? A parte i mariti che vanno a puttane, ma per il resto siete normali. Ce lo avete il profilo su facebook? Io sì, forse è l’unica cosa normale che ho io.

    Sezione A
    Accetto il regolamento

  7. -Rivoluzione C-

    Il Cuore ed il Cervello son organi importanti
    Ma al mondo i Signorotti li vogliono distanti
    Ed erigono tra loro un muro di mattoni
    Per tenerci a bada, per farci stare buoni
    Al cervello dicono” Tu sei il più importante,
    sei tu quello che ragioni,
    che sai pensare, sai far le operazioni”
    Al cuore dicono”Suona il tuo tamburo e non scocciare,
    Stai sempre dietro il muro”
    Quei due vorrebbero comunicare
    Per divertirsi un po’ non per complottare
    Ma il parlar tra loro può essere pericoloso
    e per i grandi intrighi assai dannoso
    Perché se Cuore e Cervello sono amici
    Non si può esser altro che felici
    E questo è elemento di disturbo
    per chi vuole speculare e fare il furbo
    A loro conviene che ci sia quel muro
    Di uggia, sensi di colpa e delusione
    Solo per comandare le persone
    E farne tante bianche pecorelle che vivono di favolette belle
    Ma io curiosa scavando con un temperino
    Ho fatto un foro tra un e l’altro mattone
    E abbandonando qualche convinzione
    Ho inviato un messaggio al cuoricino:
    “ Su caro amico non ti scoraggiare
    che nel corpo anche tu hai il tuo bel da fare
    non star a sentire quelle brutte facce che ti
    scoraggiano e dicono fregnacce
    Se tutte e due volete essere felici il segreto è diventare amici
    Gioire delle reciproche vittorie
    E abbandonare le vostre vanaglorie
    E’ insieme che siete un organo perfetto”
    Questo era quanto ho scritto nel biglietto.
    Il cuore mio recepito quel messaggio
    Sorrise e si fece coraggio
    Mi confessò che anche lui avea un cervello
    che custodiva secoli di storia
    e dell’anima mia la scheda ram in memoria.
    Appresa la notizia straordinaria sfondai quel muro e corsi dal cervello per dirgli che nel cuore avea un fratello!
    E perdonate ancora un’altra rima
    Ma da quando ciò è accaduto nulla è come prima
    Certo ancora si stanno conoscendo
    E non sempre riescono ad essere felici
    Ma hanno dentro una forza straordinaria
    Sanno ormai che saranno sempre amici.
    Teresa Meloni
    Sezione B
    Accetto il regolamento

  8. -Poesia dell’SMS”

    LUI: Buongiorno

    LEI: Mattiniero?

    LUI: Eh già

    Mi son svegliato verso le sei con un dolore al culo e da allora non mi son più riaddormentato.
    E’ la mia anima che si ribella al mio corpo forse.
    Mi son servito la colazione a letto però, bello.

    LEI: Cioè al culo?aiuto!anima? Per cosa si ribella?

    LUI: Ahahah, bello il tuo messaggio! Mi hai fatto ridere un sacco.
    Si a volte mi viene, da quando ero piccolo: è interno e intenso, poi dopo un po’ passa.
    Sarà lo spirito santo che mi sodomizza…
    Si la mia anima perché sto dormendo un po’ troppo queste mattine e quindi oggi mi ha fatto
    questo scherzetto. Perché se divento troppo passivo, insoddisfatta e irrequieta diviene,
    giustamente.
    Ora ho ripreso quel che facevo ieri notte come se non mi fossi mai fermato.
    All’improvviso.

    LEI: Io mi sono rimessa a letto super veloce dopo che ho mandato elia a scuola. ora un pò di dj
    shadow e spy x un risveglio dolce ma elettrico.

    LUI: Ahh bella la poetica del sonno e del risveglio.
    Voto il tepore mistico dell’alcova morbida. Senza delega. In prima persona.

    LEI: Sei Troppo poetico e sofisticato x me

    LUI: ..E ora coronerei il tutto sodomizzandoti. Le disse all’orecchio coi toni d’una proposta, e
    ricevette in risposta un gemito.

    ..incontenibile, che tradiva un forte eccitamento sessuale. Ohh.. tutto avrebbe concesso in
    quel momento a colui ch’era diventato tutt’a un tratto il Signore delle sue carni.

    Fandonie! Gridò. Io devo vivere! E la pregò di sedersi sulla sua faccia. Ti ho disposta su una
    fila di libri per ricordare la mia distanza dalle stelle, e tuo valore ispiratrice, Musa dai mille
    petali.
    Continuò su questi toni…

    LEI: Che libro è?

    LUI: Il libro della vita.
    Lo sto scrivendo adesso per te. e per me forse.
    Ha imparato a cavalcare l’estasi della follia.
    Beati i pazzi.
    Beati i lucidi di cuore.
    Il santo straccivendolo che porta il vino sulle barricate.
    Beati i Rivoluzionari.

    LEI: Stai scrivendo un libro davvero?che bravo.

    LUI: Adesso. Sono questi frammenti per te la mia opera.
    Le parlò da dentro di lei.
    Biascicava un poco le parole e i corpi sembravano fusi nel calore che li aveva generati.
    Corrispondenze.
    Nient’altro e tutto allo stesso tempo. Era figlio del tempo che lo aveva generato e puro nel suo
    essere corrotto utilizzava i mezzi col quale era stato allevato.

    Unisci il collage e un giorno capirai di chi parla. Come illuminazione; improvviso bagliore di
    conoscenza. Un insegna luminescente che era sempre stata li davanti a che quindi tanto
    improvvisa non era l’apparizione, ma la sua comprensione si.

    Tra i frammenti di un dizionario precipitò nella morbida ovatta di un non-orgasmo ardente.
    Poco prima di perdere l’uso della parola le biascicò la confidenza di aver avuto un bisnonno
    poeta.
    Poi morì di quel sonno meraviglioso che solo la carne dell’amata può donare, e sognò di
    fecondare la nonna per procreare se stesso e battere il tempo.
    Percepì nel suo cuore l’effige di un alchimista.

    Vieni. Presto venga.

    LEI: Mi faccio la doccia

    LUI: Morbida e vellutata?

    A concentrarmi meglio ne scorgo il sentore, e sui polpastrelli la dolcezza della carne.
    Pesco e
    vaniglia, ad ogni poro un cratere nel quale mi perdo ebbro in questa immensità profumata, e
    in religiosa contemplazione ne canto le lodi..

    Era tutto per te e non te ne eri accorta. Concluse scrutando il desiderio che lo aveva tanto
    tenuto sveglio. Un boato si levò alto da dietro il sipario. Era l’apice nello scroscio di palmi e
    corpi. Levatosi in piedi il tumulto, fecondo del moto degli animi, fece vibrare quelle vecchie
    mura ataviche. Buonanotte Fanciulli.

    valentino bistrussu
    sezione B
    accetto il regolamento

  9. I PIEGAN STAVANO LI IMMOBILI SOPRA I LORO CAVALLI TRUCCATI

    Quando eravamo piccoli con mio fratello indossavamo sempre il cappellino;
    c’è l’avevamo cucito in testa pareva.
    era il nostro modo istintivo e innato
    di rappresentare viscerale appartenenza
    a una certa sottocultura alternativa e ribelle.
    sentimento che anni e anni a contatto con adulti non hanno scalfito,
    nonostante tutto.
    nonostante i traumi e tutto il resto.
    i cappelli troppo corti prima
    rasati a zero ciclicamente da nostro padre
    e criticati come “naziskin” da nostro nonno,
    troppo lunghi poi,
    morbidi boccoli principeschi ad aleggiare per tutta la schiena,
    carezzati piacevolmente da dolci compagnie.
    poi di nuovo a rasarci
    di nostra spontanea iniziativa questa volta,
    ed ora eccoci qua
    disadattati forte
    con la luce troppo spesso dentro
    che non riesce a uscire
    ma quanto brilla forte se la vedi
    tanto che qualcuno si spaventa e scappa
    “perchè è più facile non studiare”
    perchè se dio è morto
    non c’è più il padre
    che mette il divieto perchè sà
    che un giorno il no
    si tramuterà in libertà.
    dove sono finiti i maestri mi chiedevo.
    l’avevano detto
    in effetti
    i genitori,
    ma da quale pulpito viene la predica!
    come si può insegnare quel che non si sà?
    e soprattutto
    detto pensando al confronto puramente economico
    senza aver studiato la libertà.

    valentino bistrussu
    sezione A.
    accetto il regolamento

  10. Ergersi a palazzo dimentichi del nero del bianco del manto che copre ogni cosa quando lume rimane nascosto alla luce del cuore e vento ne soffia la linfa aprendo piramidi altrove …
    Luce giaciglio scoperto erto a dimora pieno di ciò che è…mistico incanto del tempo che parla che trova che segue l’incanto di un fiume che sempre scorre che sempre va che sempre rimane custode di vita che mano non può fermare…nel tempo senza inizio un urlo non può cantare…apri le braccia cerca…

    Sez. B accetto il regolamento

  11. -ETRANGER-

    Io ti rubai degli sguardi
    in una domenica non ancora finita,
    come se fosse caduto dal cielo
    un muro di vetro che separa noi stranieri.
    Avevo invidia di voi che eravate in gruppo,
    di voi che parlavate la vostra lingua,
    che eravate seduti in piazza a conversare.
    Sententovi non riuscivo a capire,
    ridevate sotto un lampione,
    con una bottiglia di birra che dividevate insieme.
    Lì ho pensato: Chi è lo straniero,
    dove mancando la propria famiglia, ci riunisce in tante
    per sopportare il dolore e senza parlare italiano.
    Il muro di vetro mi accompagnava quando camminavo.
    Io ho visto quel ragazzo,
    dove il suo colore era tre volte più scuro del mio,
    attraverso il muro di vetro, che brillava limpido.
    La sua sclera era così bianca come quando
    in un quadro una nuvola che passa
    un pittore come Magritte vorrebbe descrivere.
    Ho trovato il girasole di Van Gogh nel suo iride nero
    che brillava più del giallo del sole.
    Tu mi hai guardato, ragazzo ebano,
    cercando amicizia e quando mi sono girato a cercarti
    non c’eri già più.
    Eri tu la mia radice afro,
    mi sono sentito vicino a te,
    con lo stesso sangue che ci scorre nelle vene.
    Volevo rincorrerti e andare da te
    per poter spezzare il muro di vetro e
    dirti : Siamo tutti un’unica famiglia.

    Roberto Tadeu De Azevedo
    sez.B
    accetto il regolamento

  12. -Amore vampiro-

    Non poter sopportare
    il peso di quest’amore
    vampiro
    che non vuole farsi prendere
    ma chiede sempre sangue
    e tu non vorresti morire
    ma sai già di perdere
    e poi lui sta li tutta la notte
    prima bussa gentile
    poi sfonda la porta
    ed entra
    per possedere
    per rapinare
    per violare
    e infine uccidere
    ciò che ancora fa resistenza e sussulta
    come corpo che l’anima abbandona
    allora sei la terra che ci fu madre
    e oggi matricidio si perpetua
    nelle azioni d’uomo schiavo
    e donna libera in apparenza
    sotto i veli del tempo
    e dello spazio
    stupide convenzioni immonde
    che strozzano il cuore
    ma non si abbandonano mai
    perché vile è l’amore
    che non sa concedersi
    e ripete
    e ripete
    e ripete ancora
    che il tuo corpo è suo
    mentre tu sai che il suo
    tuo non sarà mai.
    E ci vuoi credere
    che non sarà un amore omicida
    mentre agonizzi sotto il suo peso
    quando di sta dentro
    col cazzo ch’è la sua arma
    sul letto compiacente
    sulla sabbia rovente
    dentro l’auto appannata
    dentro un cespuglio lordo
    di resti di una scopata
    o in un hotel
    davanti ad uno specchio
    che riflette
    animali avvinghiati
    che ansimano
    e sussurrano
    che non diranno mai
    un “ti amo” neanche per sbaglio
    perché parola immonda.
    E allora vuoi morire
    muori come hai vissuto
    con mente e cosce aperte
    guardando in faccia la verità
    che mai ti mente
    riflessa negli occhi di chi ti uccide
    e uccide per sempre.

    Sezione B accetto regolamento

  13. Le donne e la bambina interiore

    Sono all’interno di una grande caverna in penombra.
    Attraverso una vasta apertura irregolare vedo un panorama
    variamente colorato e rilassante.
    Al centro il mare.

    La linea dell’orizzonte interseca il volto di una donna
    per metà immerso nell’acqua del mare.

    I suoi occhi semichiusi guardano in lontananza verso il basso;
    sono rilassati e rivolti a guardare la profondità del mare.

    Al di qua della linea dell’orizzonte, tra il mare e la caverna,
    il volto di un’altra donna che pare distesa su un fianco
    lungo il bagnasciuga.

    I suoi occhi aperti e rilassati guardano verso l’apertura della caverna.

    Uno sguardo profondo, intenso, che incontra il mio
    e pare un tacito invito ad uscire, ad avvicinarmi a lei.

    Entrambi i volti mi trasmettono un grande senso di pace e serenità.

    All’uscita-ingresso della caverna vedo una bambina
    appoggiata su una staccionata di legno.

    Ho un sussulto, la guardo con gli occhi sgranati;
    resto fissa, immobile, come paralizzata.

    Lei pare assorta, pensierosa, forse un po’ preoccupata.
    Il suo sguardo è su di me, ma nello stesso tempo
    pare che guardi oltre di me.
    Ci guardiamo a lungo, in un muto tacito dialogo.
    Pare mi dica:”Quando ti decidi?”

    E’ la mia bambina interiore che da tempo ho trascurato
    lasciandola relegata in un angolino.
    Forse non l’ho voluta più incontrare per non farmi rimproverare.

    Ma lei c’è sempre, non è andata via; ora è lei che ha deciso
    di incontrarmi; mi stava aspettando, si è stancata di essere messa da parte.

    E’ una bambina, ma sembra più matura di me.
    E il suo sguardo continua a chiedermi:”Quando ti decidi?”.

    Giuseppina Mannai

    Sezione A
    Accetto il regolamento

  14. A.SHORT COMEDY: “ Le Anime del Castello di ERICE”:

    Cammino per la via principale del Castello di Erice, è Novembre, fa molto freddo, dagli stretti vicoli laterali fuoriesce una coltre di nebbia che cattura la mia attenzione, mi avvicino al vicolo più stretto, impossibile vedere oltre, un brivido di paura ed eccitazione pervade il mio corpo.

    Mi addentro un p’ò di più, per scoprire che, due passi più in là, c’è un un altro tempo, un tunnel di colori e musica mi accompagnerà nel magico viaggio verso la città fantasma, la vera Erice.

    Trattengo un lungo respiro, stò per rivivere gli eventi del passato, i miei sensi sono pieni di armonia e stupore, perché mi ritrovo al cospetto di tutti i personaggi che per secoli hanno arricchito le leggende di codesta città. I colori diventano emozioni, non riesco più a pensare, ma solo ad assaporare il momento.

    I grandi Miti sorridono e ridono di gusto, una risata contagiosa, mi fanno cenno di avvicinarmi, la mia attenzione è catturata da un braccio che si allunga verso di me, è Erice, figlio di Afrodite e di Nettuno, mi avvicino verso di lui, mi prende la mano ed entriamo insieme in un altro vortice dove vivo la sua storia.

    Siamo nel 1700, lui è appena nato, il popolo lo incarnerà come sovrano della montagna, ma morirà giovane per mano di Eracle. Passo così da un tunnel all’altro, con Dedalo, Minosse, Creta, Enea e tantissimi altri, i vortici mi portano in tempi e storie diverse ma realmente vissute.

    Conobbi tutti, nessuno escluso, finchè, alle prime luci del mattino, mi ritrovai per terra all’ingresso del vicoletto, mi misi seduta e iniziai a ridere e gioire. Nessuno seppe mai cosa feci quella famosa notte, (non mi avrebbero creduto), ma era tutto vero e quell’esperienza mi portò a diventare una storica e archeologa, ma non sottovalutai mai le leggende ne dimenticai i miei amici.

    Vanessa Squintu
    sezione -A-
    Accetto il regolamento.

  15. Aaaaaaaaahhhhhhhhh o il dolore delle donne.
    Cantami “Poeta” delle donne e del loro dolore.
    Aaaaaaaaahhhhhhhhh, gridava Venere… Nettuno la trascinò e la fece gravida di stelle marine rosse e cattive
    Cantami “Poeta” delle donne e del loro dolore

    aaaaaaahhhhhhhhhh gridava Bimbanonata risucchiata con la cannula e sputata di rosso nel secchio d’ospedale
    Cantami “Poeta delle donne e del loro dolore

    aaaaaahhhhhhhhhhh gridava Grammostola Pulchra lui le strappava il cuore e lei vomitava veleno sull’ utero morto
    Cantami “Poeta” delle donne e del loro dolore

    aaaaaahhhhhhhhh gridavano le Donne di Itaca che assistevano Penelope nella femminile attesa: il travaglio interiore della fedeltà
    Cantami “Poeta” delle donne e del loro dolore.

    aaaaaaahhhhhhhhhh … le disse il mare e lei rispose aaaaahhhhhhhhhh e la portò via…
    Cantami “Poeta” delle donne e del loro dolore.

    Lì ritrovò adorne di stelle rosse e cattive Bimbanonata sua mamma Grammostola Pulchra Penelope e le Donne di Itaca per sempre felici.
    Cantami “Poeta” delle donne e del loro dolore.
    Invece…Zitta zitta, non piangere, dice Grammostola Pulchra alla sua Bimbanonata, che si stringe al cuore , e le imprime il suo cognome sulla natica, stella rossa a cinque punte di passione, che lui possa sapere che è sua figlia, Nettuno che ora riposa dopo aver violato Venere, che dorme il primo sonno di morte.
    Cantami “Poeta” delle donne e del loro dolore.
    E voi donne di Itaca, zitte zitte! Non svegliate Penelope, mai sappia che “Omero” oggi ha goduto tra le bianche cosce di Nausicaa tra le dune del mare…
    Il pianto sia silenzioso…in questa notte che porta il nome di EniF.
    Sezione A (regolamento accettato)

  16. -Quando nasce un bambino-

    Quando nasce un bambino
    nasce una nuova speranza.

    Una speranza non solo per chi l’ha concepito e generato,
    ma anche per te, per me, per tutti.

    Quando nasce un bambino
    è una esplosione di emozioni e commozione
    per chi gli sta vicino.

    Ogni bambino che nasce
    è un nuovo piccolo mondo.

    Ogni bambino che nasce
    è un’alba che sorge;
    un fiore “prezioso”
    che sboccia alla luce del sole.

    Giuseppina Mannai

    Sez. B
    Accetto il regolamento

  17. -Lasciatemi stare sono orizzontabile-

    Tutti i contenuti son cresciuti e tutti in direzioni opposte
    crescono in un albero, dentro terre inopportune,
    la lacca dei capelli schizza via dal sogno e si precipita atomica
    spezza il piede del nemico spacca la trama la scena apocalittica
    la fatica dei versi e pensa allora a Dio annunciando il verbo:
    semmai dovesse parlare spero non mentre sto dormendo
    ma mentre dimentico la mia anima in panne
    mentre mastico l’impatto tra due macchine
    mentre squillano le trombe sulla nota dominante
    mentre s’aprono i cancelli per fuggire latitante
    sempre che ci sia una nave gigante pronta a salpare
    e chili di pane da dare ai bambini
    e chili di chili di carne vinti sopra un altare,
    idiosincrasia dalla vetta piramidale
    giornata di sole e d’ospedale
    sembra letale l’eccessivo umore del tuo utero
    da sempre ridotto alla supplica animale,
    e noi fermi lì, sotto i portici, in attesa di un tramonto stretto
    lasciando a casa le nostre bambole sigaretta col rossetto
    a discutere del rumore impalato dentro al petto,
    circospetto ci pressava un cadetto del pudore
    se tornavano quei vecchi freddi giorni d’ottobre
    tenendo una mano sul Kursk e una sul cuore,
    con un dito del Creatore sulla prossima chiusura
    canterò forte ravvivato dall’industria del dolore
    pregando un nuovo mantra per la popolazione
    e osservarne l’ambizione di sfamarsi
    arsi e dichiarati sopra d’ebano le croci
    che sfigurati cristi inconsistenti ad agitarsi sui libri dei poeti
    che sovversivo atto emotivo
    ma d’altronde quando scrivo non scrivo, vibro
    e le marce vanno i suoni aumentano senza virgole senza indole
    a caso mi parlavi di Pavese e mi tenevi il cazzo in mano
    passavano angeli sopra le nostre teste ma noi non ce ne accorgevamo
    troppo presi dall’entrare nei dipinti
    tu prendimi così, io sono friabile
    vita anemica di vegetale, accampamento fermo
    signorina e generale.

    Com’è diventare profeti senza aver predetto niente
    quando tu m’illudi rinvasando primavere
    e Mao Tse Tung che cade come goccia che trabocca
    innaffiando il futurismo dentro bolle di acetone
    in questa stagione artistica depilata, ma per abnegazione,
    gli inservienti vanno e vengono chiedendo l’adesione
    dando un motivo o usando l’ingegno per il convegno del dottore
    e si lamentavano correndo gli universitari nel frattempo
    sessualmente trasmissibili per oceani di cemento
    persi dentro l’imbarazzo in un mondo di contegno,
    allora senza senso mi rifiuto e vivendo il mio disegno
    dentro tutto il mio sapere anche se inutile vi accontento
    e ve lo vendo sotto offerta sotto prezzo come mondezza
    senza una protetta uscita di sicurezza tra le mie mani
    che si amano e si allungano nelle mie dimore oppure
    interpretando un ricordo senza scopriture
    e senza inventarsi una fine.

    Frankie Fancello
    Sezione B Accetto il regolamento.

  18. Valentina Imperiu

    -Rose nere-

    Rose nere.
    Profumano i boccioli del male.
    L’eleganza della morte li investe.
    Letale come l’ultimo rantolo.
    Venduta come la peggiore delle puttane.
    Occhi chiari carichi d’odio.
    Assassini seriali,
    uccidono,
    negando complicità di lame.
    Rifugio insanguinato
    di maschere per bene …

    Accetto il regolamento
    Sezione B

  19. Sezione A
    Francesco GIANNINI
    Accetto in toto il regolamento presente bando.

    Ho scritto un romanzo. Molto breve.
    Si chiama “BANG”…. la lettura dura pochi secondi, quindi non rompetemi i coglioni.
    Dice: “Scommetto che non mi sparerai.”
    Dico: “Io non scommetto.”
    Dice: “Visto? Non lo farai.”
    Dico: “Invece no, lo farò. Non scommetto perché dopo non potrei riscuotere la vincita.”
    Dice: “Perché? Spiegami perché!”
    Bang.

  20. E’ come luna d’argento
    riflessa su un mare
    che nessuno può ammirare.
    Come il silenzio che anima
    antiche mura consumate dal tempo.
    L’assenza di te.
    Graffia il cuore.
    Tace ogni rumore,
    fuori e dentro di me.
    Sento soltanto la tua voce
    nel suo lento sussurrare.
    Afferro dei ricordi le tue carezze
    e nel piacere immenso dei miei pensieri,
    ti stringo a me. Stringo le tue mani.
    Ti bacio da lontano. Sorrido.
    So che arriverai presto.
    Ma tutte le volte che mi manchi
    durano quanto l’eternità.

    Lorena Ghironi
    Sez.B
    Accetto il Regolamento

  21. Cerebropatia

    Scrivo un’altra epigrafe
    nel buio incasinato
    delle pagine pregiate
    di un quaderno consumato
    sono freddo e sto bene in questo inverno
    ma cammino tutti i giorni
    per le strade dell’inferno
    tra gli zombie del consumo
    tra le anime dannate
    sono già stato infettato
    dalle scimmie indottrinate
    l’anticristo vuole la mia testa dentro un piatto
    ha comprato già il mio libro
    per propormi il suo contratto
    ma non può prendermi niente
    perché ho il cuore liquefatto
    ed ho lasciato la mia anima
    al mercato del baratto
    nella bancarella logora
    gestita dal mio gatto
    Siamo etichettati
    dentro un negozio chiuso
    categoria merceologica
    dell’anima in disuso
    con il dogma della fede
    nel contenuto mediatico
    un sistema che divora
    il mio equilibrio epatico
    tradotto tra le righe
    di un testo neogrammatico
    adesso osservo meglio
    questo cielo acromatico
    per disegnare il senso di un confine inesistente
    morto il giorno in cui è stata creata la tangente
    Io ti faccio stare male
    perché essere anormale
    dentro al prossimo canale
    c’è la faccia che ho indossato
    il giorno del mio funerale
    con l’espressione ferale
    appena fuori l’ospedale
    inciampo sopra al filo
    della logica apparenza
    perché amo stare scomodo
    o forse per esigenza
    io con l’etichetta sulla testa
    di cerebropatico
    apro la porta della tua cerebrofesta
    porto avanti senza invito
    la mia cerebroprotesta
    sono l’atomo impazzito
    di un’esplosione atomica
    la mutazione instabile
    di una mente dicotomica
    e presento il nuovo file
    compresso nella mia pazzia
    uno studio approfondito
    sulla cerebropatia.

    Marco De Angelis

    Sezione B Accetto il regolamento

  22. Assenza presenza.

    In un percorso-non percorso circolare.
    l’infinito Amore.
    non ti conoscevo
    se non per sentito dire.
    ti vidi passare, non ti riconobbi.
    poi ti vidi
    ecco mi fermai
    e tutte le nozioni che avevo di te
    si frantumarono.
    con dolore.
    ora so che ci sei.
    ci sei sempre stato.
    senza afferrarti ne contenerti
    posso descriverti come la più bella delle rose.
    tanto bella.
    tanto spinosa.
    il tesoro nascosto tu sei.
    t’ho trovato
    non posso più voltarmi indietro.
    i paesaggi intorno non sono cambiati
    eppur tutto è mutato
    dentro e fuori.
    quando non so d’incontrarti so che a breve t’incontrerò
    poichè tutto i mio essere
    si fa anticipo d’incontro
    si espande
    una pace sconosciuta lo pervade.
    quando non ci sei
    so che ci sei.
    quando non ti vedo
    ti vedo.
    è un’Amore straordinario
    eppur è il solo Amore.
    la tua assenza è anche presenza.
    presenza e assenza insieme.
    so di non possederti
    se così fosse non saresti tu Amore.
    quando vai via
    dolore si mescola a pace infinita.
    è allora che la tua assenza diviene dolce miscuglio
    di pace gioia dolore.
    nessun’altro modo ho di viverti
    Amore.
    solo questo modo d’amarti.
    una bellezza misteriosa m’avvolge.
    nessuna domanda.
    ti guardo e ti amo quando vai via.
    ti guardo e ti amo quando ritorni

    Sez. A Accetto il regolamento

  23. In chiesa:
    Di_amanti x aManti_di..
    … RELIGIOSE???

    DE BEERS:-“UN CAZZO X SEMPRE”!!

    Stefano Lusso
    Sez.A accetto il regolamento

  24. Marco Di Mico
    sezione b
    regolamento accettato

    E’ per questo che sei andato via?

    Signore
    Signore
    Signore,
    Ci hai lasciato a piangere addosso a un muro.
    A pregarti disperati
    A invocarti nella notte.
    I cieli ricolmi di tremolanti, lucenti, raggianti stelle
    Ci parlano di te,
    ma tu non ci sei.
    Ci hai lasciati soli ad ammazzarci come fratelli,
    a tradirci come sposi
    per rubarci quello che non vogliamo
    ma che, per egoismo, desideriamo.
    Siamo gocce di pioggia
    Che cadono nel mare,
    inutili, solitarie, cattive.
    È per questo che sei andato via Signore?
    È per questo?

    Marco Di Mico

  25. Orgasmo Musicale

    Mi giravo allegramente, nell’apprender con Furore,
    una donna similmente
    Gridar urla di stupore…?!?
    … : – ” Ma che musica Ridente…??!” , dico a lei coperta e sola,

    : – “Ma da quando lo stupore fa bagnare le lenzuola?”

    Mi rispose rilassata con l’orecchio appena teso … e un sussulto dall’interno la sorprese…
    …Inatteso….

    : – “La mia Fonte di Piacere non e’ Musica normale….
    è il più Raro e sopraffino “Buonpalato Musicale”:

    L’esaltare il proprio udito fino ad organo sessuale,
    ed infondo non è questo vero ORGASMO MUSICALE???

    Dopo questa breve uscita cominciammo a copulare…

    Stefano Lusso
    sez B accetto il regolamento

  26. Il viaggio di andata è stato più lungo di quello di ritorno: nella valigia aspettative e sogni, ti senti leggera.
    Sono trascorsi tanti anni e tutto ciò che desideravi si è realizzato.
    Durante il percorso hai fatto tante scoperte, la maggior parte piacevoli ma ora devi tornare e ti assale la malinconia.
    Le tue valigie prima erano piume e il viaggio lungo ora sono piume e il viaggio è veloce: non hai illu sioni, speranze e sogni ma mille ricordi che non ti abbandoneranno mai.
    Così è la vita!

    Sez.A Accetto il regolamento

  27. Scolastitragica

    Oggi  tragedia sconvolge il paese Son tutti in lutto Hanno chiuso le chiese
    Scolastitragica scrive il giornale Mentre programmano il  funerale
    Mentre il drappello di gente si snoda Vicino al liceo si è formata la coda
    C’è chi sussurra chi fa no col dito, Chi insinua e incespica in trame e ordito
    C’è chi racconta con far maniacale Dettagli ombrosi del prof liceale
    Il più informato accentra l’ascolto Come un reporter comincia il racconto
    Han visto l’ alunna Col professore la mini gonna Condona l’ errore
    Se non ti impegni Verrai bocciata golose  labbra e voce emaciata
    hai proprio bisogno Di ripetizioni Sono disposto A private Lezioni
    La scollatura Lascia vedere Tutte le isole Il mare e il podere
    Doppia lezione Che vuoi che sia Ti insegno io A casa mia
    la mia materia esploreremo Ed un bel dieci In pagella e Sul seno
    Scolastitragica Ma che amarezza Vendere il corpo A chi non apprezza
    Del suo lavoro L’ insegnamento Ma insegue brividi Di appagamento
    Non ha pudore Né correttezza Non ha più etica Non ha morale
    Non si soddisfa Coi pari livello Ma nel perverso Sfogo carnale
    Bestia contorta Schiava dei sensi Senza emozione Che il vuoto Compensi
    Se non il brivido Di dominare Giovin virgulto Con forza brutale
    Ma la violenza Lascia la traccia Fra pianti e lividi Indomito strazia
    L’ira funesta del genitore Denuncia merita Quel professore
    Ma la ragazza Se l’ è cercata La gente parla e bisbiglia scioccata
    Non si può fingere che sia una santa Forse voleva Che fosse cosi
    Le voci girano Crudo veleno Lei si nasconde Non vuole mangiare
    Ogni suo incubo Ora e’ reale Mentre la vita Diventa brutale
    Non puo’ dormire La mente impazzisce  Sente le mani Di lui sulle cosce
    Mentre costringe Il suo esile corpo Fra le sue brame Di impavido porco
    La ragazzina Ormai morta Quel giorno Non ha piu’ fame Non ha piu’ sonno
    Non ha orizzonti Di gioia puerile Non prospettive Di crescita ilare
    Ma solo giudici Pronti alla gogna A lapidarla Su pubblico viale
    Mentre il domani Sbiadisce il suo fuoco Mentre il presente E’ una tragica foto
    Da quel passato Che sembrava un gioco Ustioni vive Che bruciano dentro
    Disperazione Straziante I polmoni In una notte Di ossesso tormento
    Il peso eccessivo Del senso di colpa Stringe la gola Togliendole il fiato
    Sente salire Pressione al cervello L’ imperativo Cercare un coltello
    Lama tagliente affonda la carne Polsi succinti Si sciolgono In sangue
    Lento svanisce il suo patimento  Sfoca il delirio Vergogna non sento
    Mentre il torpore Mi attraversa lento cancello i tratti del turpe momento
    Ora mi sento leggera e felice Non ho paura Mi riempio di pace.
    Ho quasi fame, ho quasi sonno, poi chiude gli occhi e sorride così.
    Tragiscolastica arrestano l’ uomo lei era  vittima d’orco crudele
    Ora la gente Piange per strada Quella fanciulla Che ha perso la vita
    Urla che gli uomini Sono animali Urla in difesa Diritti piu’ umani
    Ma l’ omicidio Di quella ragazza Non e’ suicidio Ma morte da piazza
    Lei non si e’ uccisa L’ ha uccisa La gente Che prima giudica E appoggia Chi mente
    Poi quando il tragico Chiude la porta Piange la vittima Dopo che e’ morta.
    Viviamo in tempi Di ipocrisia Questo sistema Lascia che sia
    Punisce scomodi Uccide innocenti Premia chi truffa Arresta dementi
    Ferisce il povero L’ intelligente Cura l’ accolito Ed il delinquente
    Il criminale deve pagare. Debito karmico non puo’ lasciare
    Energia indomita bestia di razza verra’ lapidato in pubblica piazza
    Ecco la folla si accalca esaltata prima era un santo ora bestia indomata
    Lanciano pietre massi e bugie ognuno racconta le sue fantasie
    Insulti volano come scintille immagini vivide di altre fanciulle
    Chi piu’ chi meno hanno figlie e nipoti agitan ceppi e nodosi bastoni
    Gridan minacce di morte e vendetta sul suolo s’ accascia chiedendo pieta’
    La folla infierisce continua a colpire boia crudele non puo’ intenerire
    Prova a rialzarsi colpo di grazia non nuocera’ piu’ a nessuna ragazza.

    Marrina Lorai Meli
    Sezione b
    Accetto il regolamento

  28. La cena degli antenati.

    Se una cosa c’è che mi piacerebbe, sarebbe potervi incontrare tutti, antenati miei. Diamoci un appuntamento, ristorante di gran classe, e sediamoci attorno ad un tavolo a chiacchierare delle vostre gesta, delle vostre vite, della mia vita e delle mie imprese. Sarebbe una serata che accoglierebbe in un istante sei secoli di storia. E portata dopo portata, bicchiere dopo bicchiere, passeremmo una vita a parlar di noi, di chi fummo e di chi siamo stati. Un momento nel tempo.

    Luca Giambonino
    Sezione A
    Accetto il regolamento.

  29. Pingback: Come si partecipa ai contest letterari di “giuseppecartablog” | giuseppecartablog·

  30. SCUSAMI

    Scusami se sono stato un perdente. Io non ho mai smesso di lottare e tu lo sai. Ho anche creduto di potercela fare. Ma alla fine eccomi qua , sconfitto, inutile, incapace. Volevo darti il meglio , ti volevo regalare per ogni anniversario un brillante di felicità, una serra intera di fiori profumati,una fetta di potere assoluto. E invece ti ho colmato solo di infinite preoccupazioni, di sacrifici, di insulsa mediocrità.
    Scusami se ti ho contagiato la sconfitta, se ti ho condannato a condividere questo lungo viaggio senza arrivo. Eppure continuo a sognare di scendere un giorno da questo treno della mestizia e fermarmi insieme a te nel paese della felicità. Un lungo soggiorno nel posto più bello del mondo per non smettere mai di essere allegri e di sorridere sino alla fine della nostra vita.
    Franco Frasca
    Sezione B
    Accetto il regolamento

  31. Vita

    Potrei avere una vita normale
    Se lo volessi.
    Ma non credo.
    Non c’è lavoro.
    Non c’è donna.
    Non c’è futuro.
    Non c’è speranza.
    Non c’è salvezza.
    Non c’è niente.
    Restano parole, pensieri, idee.
    Il vuoto più assoluto che cristallizza, a volte,
    Nei versi, nelle attese, negli istanti.
    Per il resto, nulla.

    Luca Giambonino
    Sezione B
    Accetto il regolamento.

  32. Un giorno o l’altro

    Uno di questi giorni
    saprò stupirti davvero,
    ti farò una bella sorpresa:
    salirò sul primo aereo,
    comprerò un bel mazzo di rose
    e suonerò il tuo campanello.

    Mi aprirai?

    Ho fatto duemila chilometri
    per venirti a trovare,
    per dirti ancora una volta
    che ti amo da morire,
    che sei parte di me,
    parte della mia vita.

    Mi aprirai?

    Verrò a vivere da te;
    e quando tornerai dal lavoro
    ti farò trovare una tazza di tè
    accompagnata da baci e biscotti.
    Imparerò la tua lingua
    per dirti ancora una volta
    che ti amo da morire.

    Mi aprirai?

    Farò le faccende di casa,
    andrò a fare la spesa,
    il fine settimana ti porterò al mare,
    quel bel mare del nord
    che ho imparato ad amare;
    ha il colore dei tuoi occhi.

    Mi aprirai?

    E la sera, al momento dell’amore,
    sarò tenero, sarò dolce
    come ogni donna sogna un uomo.
    Ti mostrerò quanto t’amo
    e saprò stupirti davvero,
    ti farò una bella sorpresa.

    Mi aprirai?

    Massimo Acciai
    Sez.B
    Accetto il regolamento

  33. GRATTA E VINCI

    Avevo comprato un biglietto “gratta e vinci” da cinque euro nell’edicola vicino alla stazione, dove ogni mattina m’imbarcavo per andare a lavorare e l’avevo conservato nella tasca sinistra del pastrano. Uscivo di casa alle 6.00, prendevo quel piccolo treno sempre più sporco e sempre più affollato alle 6,30, arrivavo alle 8.00 in quel Grammichele dove mi occupavo della contabilità di una azienda che esportava arance in tutto il Nord Europa. Tornavo per le otto di sera, appena in tempo per il telegiornale di RAI uno . Erano già dieci anni che andavo avanti e indietro, ero il classico pendolare del Sud Italia, quello a cui la moglie preparava ogni sera il fagottino del pranzo per l’indomani, quello che lasciava la panda per tutta la settimana a disposizione della famiglia, che pagava la rata del mutuo per un appartamento in cooperativa, quello i cui conti a fine mese da qualche tempo a questa parte non tornavano più. Fu a causa di una serie infinita di starnuti che quella mattina passai dal chiosco dei giornali per rifornirmi di due pacchi di fazzolettini di carta e poi cosa più unica che rara mi venne in mente di comprarmi quel biglietto. La settimana successiva la notizia irruppe all’interno dei vagoni per poi dilagare con prepotenza in tutta l’Isola. Un bracciante rumeno o forse un manovale di Canicattì , aveva vinto cinque milioni con un “gratta e vinci” e ancora cosa più straordinaria pare che l’avesse trovato smarrito in uno dei vagoni del mio stesso treno. Avevo dimenticato completamente di averne comprato uno anch’io! Quella sera, come prima cosa, senza salutare moglie e figli , andai direttamente ad infilare la mano nella tasca sinistra del pastrano appeso nell’armadio della camera da letto e trovai tre o quattro fazzolettini di carta appallottolati e nulla più. Mi chiusi in bagno e scoppiai a piangere.

    Franco Frasca
    sezione A
    Accetto il regolamento

  34. Numero Ventidue

    Non parlo più, da tempo. Stanca di sentirmi triturare le mie stesse bestemmie.
    Stanotte ho contato i quadretti del mio pigiama. Millenovecentosettantadue.
    Non arriva mai la morte quando dovrebbe, ma rompe le palle, come il russare della vicina.
    E’ solo una facchina, come tante altre.
    Mi hanno portato via anche l’orologio. ‘ Non serve’, dicono.
    Forse. Ma qui dentro se non fosse per la luna che si spezza una volta a destra e una sinistra, potrei vivere bendata, che sarebbe uguale.
    Oggi è giorno di colloquio. Mi copriranno il capo con la scodella,
    quella con i fili.
    Se mai potessi, volentieri ricorderei il viso di mia figlia.
    Altro non so, altro non sono stata. Una madre qualunque
    di una figlia qualunque.
    Se almeno fossi al fronte, potrei sperare che la radio un giorno
    annunci la fine della guerra. Bang bang! Morti tutti! Gli indiani, gli americani, gli italiani ani ani!
    Ma qui si muore anche senza spargersi in sangue e non nasce mai nessuno.
    Agli uomini hanno riservato il piano superiore, quello coi bagni piccoli, per avere meno piastrelle da pulire.
    Noi dormiamo vicino al refettorio, ma mangiamo nelle nostre stanze. Troppo rischioso il contatto. Gli uomini hanno una forma di pazzia più violenta, incresciosa.
    Non starò qui a lungo. Basta dimostrare loro che mi lavo, che mangio a orario e che non svuoto il secchio con le mie feci nel canale.
    La poesia no, non devo nominarla.
    I voli sono sintomo di ebbrezza e le parole sarebbero scarnificate per riempire di significati intrinseci i miei fascicoli.
    Sono la numero ventidue e tutto va bene.

    Valentina Di Caro
    Sezione A- Accetto il regolamento

  35. Musica signori,

    è la festa del patrono in paese,

    balli e musica,questa notte in piazza ballotondo e mazurka, tango, passutorrau, e rock e roll.

    Sah…sah…sahh.1…2…3.. provasah…sah..Giuanni applaude e fischia, quarantanni a Torino, reparto verniciatura, in fiat, un figlio tossico e uno laureato alla bocconi, è in pensione, è sereno ora e balla con la sua signora che sembra una credenza, ma si muove bene sui tacchi alti e quasi gli vien voglia di baciarla.

    La tromba di Paolo Fresu, sui monti di Berchidda soffia note cristalline,che il maestrale non porta fin quaggù,

    Alberto Sanna, canta il suo ruvido blues, al Marlin, su un palco di fronte il mare.ma quì non si sente.

    Respiri piano per non far rumore,ti addormenti di sera,e ti risvegli col sole….

    canta l’ orchestrina,

    Valentina stringe il suo pivello, boy friend scozzese, souvenir di quando ha fatto l’erasmus a Barcellona,con una canna puo sembrare di essere con gli amici alle Ramblas.

    Musica signori,musica e balli,balli e degustazione, sapori di sardegna,peccato che le patate dei culurgiones siano cresciute in francia, e il grano arrivi da chissà quale paese dell’est,

    ballosardo e sapori di Sardegna signori.

    giovani pastori, capelli corti sotto il berretto, pantaloni di fustagno, tracannano birra,nel baretto improvvisato sotto il gazebo,Valentina si avvicina, allunga cinquanta euro, sà che loro hanno l’erba migliore.

    Bustianu scalda il cucchiaino sotto il lampione,

    il lampo di uno sguardo, e ora Giuanni non balla più, lascia scivolare una lacrima,e stringe lo scialle alla sua signora.

    Eleonora D’ Arborea è stata dilaniata dai suoi falchi

    Emilio Lussu è morto sull’Altopiano

    Costantino Nivola e annegato a Long Island

    Nanneddu meu su mundu er gai a siccut’ era non torra mai.

    Sez. A Accetto il regolamento

    Marcello Pilia

  36. Mustafà

    Agosto in spiaggia e passa Mustafà. Che è solo un po’ più grande di mio figlio. Diciassette anni appena e qui non ha nessuno. Che chissà da dove viene, chissà com’è arrivato. Che ha i denti macchiati – guardalo bene mentre parla – che non ha l’apparecchio. Che ha già la pelle vizza di un vecchio, Mustafà. Che ha sete e chiede da bere. Che ha tutto questo camminare sulla spiaggia, nelle gambe, tutto questo procedere senza filtro, senza protezione, col suo carico di stracci legato sulla schiena.

    Il nodo, vedi, non riesce a scioglierlo: mi chiede l’accendino per bruciare la corda e liberarsi della soma.

    Mustafà che è venuto in Italia da solo. Che a Ponticelli ha trovato un posto da apprendista carrozziere. Che proverà da settembre a cambiar vita, purché la fortuna lo aiuti.

    Che mi chiede di fargli scudo con le mani, perché il vento continua a spegnere la fiamma che potrebbe spezzare lo spago.

    Che ha una brutta cicatrice sulla fronte e non saprò mai cosa gli è successo. Che non riesco a far andar via.

    Penso a sua madre, mentre si riposa all’ombra: sono sua madre anch’io.

    Mustafà – potrei chiedergli di venire a casa … – figlio dell’Africa che ho pudore di abbracciare.

    Che mi fissa con occhi d’ambra e mi dice di sé, e pare aspettare. Mentre sa già che lo aspetta Ponticelli, e se va bene un posto letto in periferia.

    – Prendi il vestito arancione, signora: è il più bello …

    Mariella Tafuto
    sez. A
    Accetto il regolamento

  37. Non ho:

    – preghiere da recitare la sera
    – un corpo da stringere nel letto
    – il tuo sesso tra le gambe
    – un’ altra vita possibile
    – buongiorno e un sorriso
    – smettila, ti faccio il solletico!
    – fammi un bacio con la lingua
    – una mano sul tuo culo nudo
    – cambiali in scadenza
    – bilanci da mettere in pareggio
    – un male curabile
    – l’ufficiale giudiziario alla porta
    – buonanotte e sogni d’oro

    Non ho che me e un giocattolo
    che non serve a nessuno.
    Così mi basto.
    (quel che non ho, basta e avanza)

    Mariella Tafuto
    Sez. B
    -Accetto il regolamento

    • Il sognatore
      Vorrei un angolo di mondo, dove non si vendessero parole
      I miei pensieri sono nomadi, elementi vibranti che s’incendiano di luce,
      mostrare ciò che sono, senza arroganza o pena,
      essere semplicemente …veri !
      com’è vera la terra, l’acqua, il sorgere del sole,
      la neve, la pioggia ..il vento !
      siamo ciò che siamo … senza spargere sangue o sudore.
      Vorrei raccontare il silenzio, quello che appaga la mente e il cuore,
      siamo sempre alla ricerca di qualcosa che ancora non ha voce.
      E in quel rincorrere nel ticchettio del tempo che muore … ritrovare l’antico sentiero.
      Si ! quel sentiero dove gli alberi hanno radici di pietra,
      quel sentiero dove l’agnello trova riparo fra le braccia del lupo,
      antico rivale … di un tempo maledetto! ossessionato nel divorare chi è più fragile.
      Vorrei … si vorrei tanto morire …e rinascere ancora e poi ancora!
      Essere fiore, frutto, seme, e poi animale e minerale,
      essere tutto ciò che mi circonda!
      Sono un sognatore che libera la mente
      e in accordo con l’anima del mondo … Vivo !
      Teresa Addis
      Sez. B
      Accetto il regolamento

  38. PETTEGOLEZZI
    Chiudo il grosso portone del mio ufficio. Non ho più l’addetto per preoccuparsi di farlo al posto mio. Ho chiesto al mio capo area , il signor V. di mandarmi un praticante, uno stagista, un commesso insomma qualcuno che mi potesse coadiuvare nel mio lavoro ma niente da fare, pare che il materiale umano di questi tempi scarseggi.
    Pazienza, mi arrangerò. Mi suona il cellulare, è lei. La donna della mia vita , la signorina G. , ha cucinato un risotto con i funghi porcini come Dio comanda e mi chiede se questa sera possiamo cenare insieme. Lei sa che mi è molto difficile , da quelle parti posso farmi vedere ogni tanto con la scusa di espletare le mie funzioni, ma se lo facessi con continuità o in orari strambi, i pettegolezzi ci travolgerebbero. Dovete anche sapere che io nei tempi morti del mio lavoro organizzo viaggi. Di solito il numero dei partecipanti oscilla dai venticinque ai quaranta, tutte persone che frequentano assiduamente i locali dove espleto la mia attività.
    Lei c’è sempre stata ed ha diviso, ovviamente , la stanza con altre signore e quando qualche rara volta è entrata nella mia , vi posso assicurare che lo ha fatto sempre con discrezione e con una riservatezza quasi maniacale. Eppure qualche vipera ha intuito ed ha sparso il suo veleno, questo purtroppo è inevitabile. Forse più dei viaggi ha contribuito ad alimentare il chiacchiericcio anche il mio forte interessamento per farle avere un impiego o perché è andata a vivere da sola in un appartamento prima preso in affitto e subito dopo acquistato. Solo volgari insinuazioni e niente di più! Mi avvio verso casa quando si avvicina un mio cliente, tutto trafelato, che quasi m’implora:
    “Mi perdoni padre, mia madre sta morendo!
    Ha chiesto di lei per la estrema unzione”-
    “ Prendo l’olio santo e l’acqua
    benedetta in sacrestia e arrivo subito !”
    Franco Frasca
    Sezione A
    Accetto il regolamento

  39. FILASTROCCA DA MARINAIO

    Allargare le crepe a steccati
    nell’ora del Dio che tramonta
    e tramanda amuleti ai dannati
    nelle stive già pronte per l’onda
    non possiamo staccare gli ormeggi
    la barriera è già alta nel mare
    e scompare sul far della nebbia
    la foschia che impedisce il remare
    luce fioca traballa nel faro
    che ci indica rotte aggiustate
    verso isole mal decifrate
    da nostromi che odiano andare
    su barchette di sughero lieve
    che assomigliano a fiocchi di neve
    sopra un mare che puzza d’asfalto
    e ti schiaccia sovente dall’alto
    inducendo a tirare le braccia
    su boccali che san di bonaccia
    e tra canti e parole sconnesse
    di salpare per terre promesse
    ci si trova a smaltire le pene
    affiancati a smaglianti sirene
    che ci portano dentro l’abisso
    con quel chiodo ch’è sempre più fisso
    e già ruggine insiste a cianciare
    quant’è bello nel mondo campare.

    Luciano Tarasco
    sezione B
    accetto il regolamento

  40. IL POETA

    Inquisitore: Dunque voi siete poeta.
    Poeta: Vi sbagliate. Io non sono nulla.
    Inquisitore: Osate contraddire?
    Poeta: Si.
    Inquisitore: Abbiamo dei testimoni.
    Poeta: Portateli pure, saprò smentirli.
    Inquisitore: Verranno a tempo debito.
    Poeta: Aspetterò.
    Inquisitore: Dicevamo, le prove.
    Poeta: Quali sarebbero?
    Inquisitore: I vostri versi.
    Poeta: Versi? Io non scrivo versi.
    Inquisitore: I testimoni affermano diversamente.
    Poeta: Non date retta alla gente.
    Inquisitore: Perché?
    Poeta: Essa crede alle illusioni.
    Inquisitore: Quali sarebbero queste illusioni.
    Poeta: Quello che la gente crede giusto quando invece questo non lo è.
    Inquisitore: Quindi voi illudete?
    Poeta: Non ho detto questo, ho detto che è la gente ad illudersi.
    Inquisitore: Perché?
    Poeta: Poeta non è solo colui che scrive, è ben altro.
    Inquisitore: Quindi voi cosa siete?
    Poeta: Bella domanda. Sicuramente non un poeta.
    Inquisitore: E tutti i vostri scritti?
    Poeta: Può farlo chiunque. Non è difficile.
    Inquisitore: Perché?
    Poeta: Basta avere idee e un po’ di fantasia.
    Inquisitore: Quindi basta saper mettere in croce quattro parole?
    Poeta: Nel mio caso si.
    Inquisitore: Ve lo ripeto. Possiamo provare che siete poeta.
    Poeta: In quale modo?
    Inquisitore: Tutta la gente che apprezza i vostri scritti.
    Poeta: Non fatemi ridere!
    Inquisitore: Trovate buffa la cosa?
    Poeta: Certo. Il poeta ha bisogno anche di tecnica, cosa che io non ho.
    Inquisitore: Tecnica? Parlate degli accenti sulle sillabe e tutto il resto?
    Poeta: Appunto. Io scrivo a modo mio.
    Inquisitore: E cosa dite del fatto che mettete l’anima nello scrivere?
    Poeta: Ripeto, chiunque può scrivere due righe mettendoci l’anima.
    Inquisitore: Sarà come voi dite. Voi però siete poeta. Troppi testimoni.
    Poeta: Se volete credere alle fantasie fatte pure.
    Inquisitore: E per tanto la corte vi condannerà alla poesia.
    Poeta: Voi condannate me ad argomento che non conosco.
    Inquisitore: Così è deciso.
    Poeta: Certo che la gente è proprio stupida, crede agli asini che volano.

    Simone Vanali
    Sezione A
    Accetto il regolamento

  41. ME LO AVEVA DETTO IL DOTTORE

    Me lo aveva detto il dottore di non dare alcun credito
    a ciò che i miei occhi rimandano al cervello ignaro
    tanto meno alle orecchie, agli echi di bombe, all’infinito ululare…
    Ma che colpa ne ho se un branzino mi parla occhieggiando
    sulla grata del frigo che ronza spazzole jazz sul rullante
    e un certo numero d’uova vi friggono sopra scoppiettando
    come petardi di un Capodanno precoce in aprile
    nel cielo a bocca aperta di Londra o Berlino?

    Tutto frutto della mia fantasia?
    Oppure una tragica patologia
    che mi propina mostri dispettosi
    bizzarri gnomi pigmei che mi deridono
    con sconce e allusive canzoni che mi danno l’angoscia?
    L’importante è non crederci, te l’ho detto, è una malattia
    mi ripete arrabbiato con certi sbuffi di lava dal naso
    il Dottor Badallamente
    sotto una folta criniera carminio e magenta
    imperlata d’oro, di brina e di favi di vespe
    e talvolta lo dice dimenando le anche
    con la ruvida voce di Tina Turner
    sfinita dalle notti passate
    a fare a pezzi tutti i vinili
    ai quali non ha tenuto mai più di tanto
    in quest’era di digitalizzazione psico-magnetico-pluritematica
    la musica è in confezione spray
    (agitare per bene prima dell’uso
    altrimenti i peli sotto le ascelle si trasformano in pali)
    e ci si ritrova incollati a una croce come Gesù Cristo
    che sullo sfondo sghignazza maligno per la mia confusione…

    No, è la mia immaginazione, di sicuro
    ologrammi talmente perfetti che
    se non fosse per l’ombra che si dirama dai piedi
    direi quasi che piovano autobus o persone in frantumi
    grissini, borsette, bibbie, mandarini, cuori spezzati.
    Non devo dare retta alle mie percezioni
    ormai ho imparato a tirare diritto, a far finta di niente
    e serenamente sono convinto che non possa essere vero che
    Biancaneve e i Sette Nani si siano installati in casa mia
    e dormano tutti assieme, è così, e così sia
    ma ho certi sospetti su cosa combinano tra le lenzuola
    facendo cigolare il grande lettone a tutte le ore…
    Fatto sta, che avendo bisogno di un paio di calze
    per delicatezza busso alla porta della mia stanza
    Brontolo in persona, completamente nudo
    viene ad aprirmi impugnando un’accetta
    che in un sol colpo mi taglia di netto la testa!
    Non c’è problema, so bene che è solo un’allucinazione
    non ho neppure accennato a una difesa
    tra poco mi rialzerò e andrò al comò
    a prendere le calze di cotone celeste
    come se nulla fosse accaduto…

    Ci vorrà forse un po’…
    forse un’ora?
    magari un giorno?
    o forse di più ancora?
    Ma continuo a vedere il mio corpo disteso in un brodo di sangue
    con ancora il gesto del pugno che bussa discreto…
    Bhò? Può darsi che sia morto davvero, o forse che non sia neanche mai nato?
    Comunque aspetterò fiducioso e paziente, la fine di quest’altra atroce visione
    così questa volta il Dottore non avrà proprio nulla da rimproverarmi!

    Roberto MARZANO – Sezione B
    Accetto il regolamento

  42. PREDI MUSU (+1872- 1956)

    Predi Musu che divenne Canonico, era un uomo intelligente e di grande umanità, da come se ne parla immagino fosse un gran burlone, lasciò credere ai suoi parrocchiani che avesse dei poteri speciali, tipo: avvitare che i merli mangiassero le ciliegie dal giardino o qualche calamità come l’ invasione delle cavallette. Ancora a Villamassargia se ne parla. Questo raccontino, tra i tanti, lo ricordo, per l’ingenuità di chi credendo, che una preghiera scritta e tenuta come ciondolo al collo, potesse evitare la morte, e lo rendesse immune dalle palatole nemiche. Richiamato in guerra, un “ tale” pensò bene di andare a far visita a Predi Musu affinché gli desse questa benedizione, il vecchio Canonico non voleva saperne, ben conscio dell’ ingenuità di tale richiesta, ma tanta fu l’insistenza e le suppliche che alla fine si arrese dicendo: bene io ti do una preghiera scritta, la dovrai portare sempre con te, ma bada bene, se la curiosità t’ inducesse a leggere la preghierla prima del ritorno a casa, perderà il potere. L’ ingenuo signore, tanta era la paura che provava, non solo promise, ma in guerra, era più coraggioso che altri, tanto era la potenza che attribuiva a sa “ punghedda” questo era il nome in vernacolo del piccolo involucro . Per tre lunghissimi anni combatté con coraggio sicuro del ritorno a casa. Finita la guerra, giunto all’ ingresso del paese chiamato allora “ la croce” perchè in quel punto nel XIV° SEC. gli Aragonesi misero una croce in pietra, il fortunato ex combattente, con ansia, prese sa” punghedda” ,con un piccolo coltellino aprì velocemente per leggere la preghiera che lo aveva reso immune dai colpi nemici, aprì il foglietto dove Predi Musu scrisse: Bai a sa guerra, coit ‘ a torrai ca filus de bagassa non di morinti mai! (traduzione – vai in guerra, tornerai presto, perché i figli di putana non muoiono mai!)

    Anna Maria Cherchi
    Sez A Accetto il regolamento

  43. -INCANTI-

    Nelle pagliuzze
    dei tuoi occhi
    vedo la luna,
    guarda irriverente
    i miei segreti,
    accende il cuore
    per spegnerlo
    quando spunta il giorno.

    Volano le rondini
    in qualunque tempo,
    vorrei le loro ali
    per volare dal mio amore ,
    dorme in attesa del tramonto
    per potermi amare.

    Anna Maria Cherchi
    SEZ. B -Accetto il regolamento-

  44. REQUIEM ALLA GRAMMATICA

    Innalzo un requiem alla grammatica,
    i miei scritti fanno festa,
    vengono fuori dalla cesta,
    è morta la dogmatica.
    E’ stata uccisa dalla mia ignoranza,
    la sintassi è a farsi un giro,
    è fuggita dalla biro,
    la mia incultura danza.
    Balla la disco dei settanta,
    poco importa se odio la discoteca,
    ogni tanto la regola va infranta.
    Chiedo venia a Dante e Boccaccio,
    ci vorrebbe per me l’acqua santa,
    ché altrimenti non so se ce la faccio.
    Magari continuo poi a casaccio,
    perché io non sono niente,
    nemmeno quello che crede la gente.
    La quale a volte è plaudente,
    e io non capisco perché,
    o forse si, lei si burla di me.
    Mi crede ormai demodé,
    io sono però cosciente,
    di essere un insufficiente.
    So bene di non essere onnisciente,
    li lascio quindi pensare,
    loro che sanno sempre cosa fare,
    io vado avanti e li lascio stare,
    do retta al Sommo poeta,
    non faccio l’anima mia inquieta.
    So bene della mia imperfetta retta,
    di esser del tutto sgrammaticato,
    non m’importa se sono inadeguato.

    Simone Vanali
    Sezione B
    Accetto il regolamento

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