ZARtisti: «La stirpe dei re perduti» in Sardegna- di Paola Alcioni

l romanzo è stato pubblicato perché vincitore del premio Junturas, organizzato da Salvatore Niffoi

«Junturas» come legame tra il vecchio, simbolo della tradizione, dei fatti e delle figure della Sardegna da raccontare e il nuovo rappresentato da Internet, la tecnologia del possibile in tempo reale. Sfogliando tra le pagine di ‘La stirpe dei re perduti”, il romanzo di Paola Alcioni premiato con il primo posto, si scorge appieno lo spirito della manifestazione.


«La stirpe dei re perduti di Paola Alcioni è un romanzo storico complesso, originale e affascinante – ha scritto Maria Pia Giganti -. L’autrice cuce una storia in cui i fili della realtà si annodano con quelli di una fantasia fervida e dotta. C’è un canovaccio storico composto con minuzia e rigore e su cui la scrittrice imbastisce una trama originale, con molteplici piani di lettura, ricca di rimandi culturali e simbolici.
«Il romanzo, come illustra il titolo, ricostruisce la ‘Stirpe dei re perduti” di cui parlano le stesse fonti storiche riferendosi alla discendenza dei re taumaturghi che dopo aver regnato a lungo nei territori franchi, si indeboli e dopo l’assassinio di re Dagoberto II, (siamo nel 600 d.C.) pur conservando il trono parve scomparire nel nulla soppiantata da quella dei Carolingi, che erano i loro Maestri di palazzo – ha continuato la Giganti -. Nella penna visionaria di Paola Alcioni, questa traccia storica si trasforma in una saga familiare che segna il destino di un popolo. Jorge e Juana Baire, discendenti dei re taumaturghi, giungono fortunosamente a Gurtei, una valle isolata e chiusa al mondo, la corrompono e la distruggono. I due fratelli, unendosi a una famiglia locale, vi instillano violenza, depravazione e morte.

Nella prospettiva della scrittrice, Gurtei è la Sardegna e i Baire i molti colonizzatori che vi giunsero.

Gurtei è l’isola, il luogo simbolico della solitudine che si compiace di se stessa e dove il rapporto con gli altri, che sono sempre e solo estranei, ‘istranzos”, sembra sia possibile solo nella forma di un conflitto, di un attentato alla propria identità. È quest’identità che, per vie traverse, il romanzo riafferma.
«In questo senso l’opera – conclude Maria Pia Giganti – – è un romanzo sul sogno, sulla libertà di essere se stessi fino in fondo, affrancandosi e purificandosi da un passato che ha fatto scempio di radici. In certi momenti la tramatura fitta e densa di dettagli e personaggi affatica la lettura e accorcia il fiato al lettore, ma senza estenuarlo. Per questo, il romanzo meriterebbe, come tutti gli inediti del resto, un editing accurato che ne valorizzi le potenzialità narrative e il solido impianto simbolico». (p.m.)

“La stirpe dei re perduti” di Paola Alcioni – Il Maestrale (Premio Junturas).

Gurtei (Sardegna)

1867: Aleni Ballester è svegliata da una cantilena che parla di tre segreti maledetti.

Valencia 1494: Frate Inocencio, in cella, traccia un disegno su una pergamena, e cade in un sonno-sogno profondo.

Cagliari 1944: Laura Balistreri, scesa dal treno, sfugge alle SS.

Cosa lega questi e altri personaggi?

Il mistero di una stirpe maledetta che ha come centro Gurtei, «dove il sonno può mutarsi in sogno, ed il silenzio in ira».

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