“Nodas. Launeddas in tempus de crisi” di Andrea Mura ed Umberto Cao- Le recensioni di giuseppe carta

Quando le canne festeggiano il vento di cambiamento, non c’è sottofondo armonico più propizio e inconfondibile di quello delle launeddas.

I musicisti Massimo Congiu, Michele Deiana, Graziano Montisci, Gianluca Piras e Luca Schirru, con le proprie famiglie di “nodas” narrano di ruote che girano, di petali e fiori che colorano le strade, di un futuro e di una natura sgargiante che riesce a conquistare anche i più diffidenti.

Le canne non si spezzano neanche nelle tempeste. Ci si può riscoprire fondamentali nel ricostruire una comunità smontata dall’incuria. La musicalità delle canne al vento suggerisce che questa volta la “crisi” non verrà sprecata, le launeddas portano con se antiche istruzioni.

L’alito innovatore è un invisibile spartito universale, che ancora invisibile agli occhi, descrive rivoluzioni sociali in atto. Suggerisce la determinata esigenza di ripartire dalle radici e da un fulcro vitale che può accordare possenti e antiche energie, modernissime.

Le immagini riprese dal consapevole e attento occhio di Andrea Mura, scorrono protette dal filo  antropologico di Umberto Cao, discorrono di un’esigenza di riscatto, non più procrastinabile.

Mentre i musicisti sospirano impegno, spalancano opportunità e nuovi punti di riferimento ad una società sperduta e senza meta, i giovani sono nuovamente in grado di bere l’acqua della tradizione.

C’è fermento nei centri culturali cagliaritani, finalmente sospirano aria di casa e ospitano un linguaggio musicale scritto in sardo. I vecchi (illusi) punti di riferimento sono cancellati dal riemergere di ataviche verità dimenticate, si riparte.

I figli della crisi sono obbligati a riformulare le esigenze, ascoltano una colonna sonora che indirizza verso la propria passione. Vuole diventare un lavoro che non inquina il territorio, anzi, lo fertilizza di energie e diventa fonte di benessere collettivo. Il sorriso e l’orgoglio tornano ad essere di moda.

È un sogno o è già realtà? Dove sono le strutture statali che proteggendo la tradizione dovrebbero aprire la strada artistica ai talenti di casa propria?

La società contemporanea è in grado di prendersi la responsabilità di togliere ad un maestro di launeddas il tempo di perfezionarsi ed insegnare la sua passione?

Il petrolio è ancora l’unica illusoria speranza di benessere?

Nella penisola (e in Sardegna in particolare) la scuola e il suo metodo di insegnamento non sono mai stati amati.

Una buona strada deve guidare un giovane verso un futuro dignitoso, dargli gli strumenti per credere in se stesso, farlo dialogare alla pari con chiunque.

È necessario poter studiare e viaggiare se si vuole accedere ai palcoscenici che il mondo offre agli amanti della vita.

Chi si è sforzato di credere nelle launeddassta indicando a tutti una strada possibile, che si contamina col mondo. Occorre avere bene in mente quali siano le proprie priorità.

Nodas. Launeddas in tempus de crisi” è il bagaglio emozionale e tecnico di ogni musicista di launeddas.

Nodas è una strada antropologica diventata cultura cinematografica.

L’Associazione culturale Iscandula ne è il principale artefice.

 

Written by Giuseppe Carta

FONTE: http://oubliettemagazine.com/2015/04/22/nodas-launeddas-in-tempus-de-crisi-di-andrea-mura-ed-umberto-cao-lo-strumento-piu-antico-del-mediterraneo/

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