Enrica Meloni: La passione erotica fra sesso e amore declinata in intense, multiformi poesie

di Pamela Quintieri
Da Leonida, una raffinata raccolta
di versi sulla sublimità del piacere

«Redimersi / in un magistrale distico. / Tripudio / d’una sorte all’ennesimo stelo, / dalla quale / corolle di carnea corporalità / adornarono / ogni effimera astinenza. / Mai / s’astenette dinnanzi / al suo espressivo ego, / esso parlò, / trasmutò silenzi / in bisbigli mai muti. / Cocenti ed ineffabili tributi / all’irrinunciabile percepirsi».

A colpirci i sensi e lasciarli inabissare nei fondali del nostro Io per farli poi riflettere nella parte più profonda del cuore è il gusto amaro della pienezza. Quella struggente sensazione che assale la bocca e le narici prima del respiro, nell’intenzione di provare piacere, sconfinato piacere, l’integrità e la compiutezza della commozione mescolata allo stupore del fine ultimo del nostro sentire.

Bramosi della bellezza e della forza della conquista, ci aggiriamo come fiere rapaci alla ricerca della preda del nostro desiderio; ma cosa sa confondere le nostre intenzioni e poi miserabilmente disperderle se non l’amore? Un misto di passione e sentimento denso, carico, “aulente” avvolge i versi di una silloge melodiosa e forte di significati nascosti, che sa ben conquistarsi un posto di rilievo nella memoria del lettore, seppur affastellata e greve di ricordi, fino a meritare un plauso. Parliamo di Innato lemma erotico (Leonida edizioni, pp. 88, € 12,00) della poetessa Enrica Meloni. Quarantacinque poesie all’insegna dell’eros che si concentrano tutte intorno alla sensazione che il piacere carnale definisce attraverso un incastro sintattico e lessicale molto gradevole. La parola è ricercata, attenta, pesata e ragionata tanto da creare meccanismi strutturali di elevato rigore e assonanze dialettiche singolari. Il ritorno massivo e culturale di questa tipologia metrica e sintattica sta tutto nella possibilità mnemonica che la strofa regala e si lega al pensiero del ricordo con la musicalità della terminologia pronta e fluida.

«Sguardi / come brunelleschiani dadi, / lumi votivi / sulle beltà d’antiche forme. / Integerrime muse / al volto della quiete. / Fioriture nel suolo d’epoche remote, albe nella posa del rinascere, / donne, foce d’estri beati».

Ma il sesso, e con esso la lussuria, cui le strofe si riferiscono diviene così qualcosa che schiude il corpo e l’anima al mondo ed a una più approfondita percezione e visione della dimensione terrena, dove la carnalità si tramuta in un mezzo per riuscire a capire la realtà e le situazioni nell’integrità del loro intimo, nella loro perfetta verità, sacra, intatta, scevra da condizionamenti.

«Prospere e mai servili cupidigie / d’ingentilite guerriere, / mai vaganti / nell’arsura d’incomprese alcove, / lor, / vece come intrigo di copiosi sintagmi».

E il verso ricco, potente, musicale arriva al senso del lettore per piegarlo…

L’autrice e il suo stile

Enrica Meloni è nata a Siliqua, in provincia di Cagliari, circa trent’anni fa. Poetessa dal verso aulico e strutturalmente molto ricercato, i suoi lavori risentono di certo degli studi classici condotti presso il Liceo “Giovanni Siotto Pintor”, una tra le più importanti scuole del cagliaritano. La metrica asciutta, scaltra, veloce che la Meloni adotta riesce ad affascinare grazie al potere evocativo e struggente delle metafore utilizzate che, seppur sempre connesse al tema un po’ “scottante” della fisicità e del sesso, sanno ricreare emozioni e sentimento.

Nel campo letterario è impegnata nel redigere articoli e recensioni per importanti riviste del settore culturale mentre continua i suoi studi accademici dedicandosi alle Scienze politiche.

Innato lemma erotico è la sua seconda silloge, avendo la poetessa debuttato con l’opera Eventi in versi, edita da Edizioni la rondine nel 2012. La sua poesia, elegante e raffinata, custodisce la volontà di cuore e mente, avvincendoli in un unico gesto di dominio: quello della passione accecante che folgora la ragione. «Solennità d’umori / nella leggiadria del fu condiviso. / Giacenze / nell’eresia del profano connubio, / mai santificato, / spurio, / adorno / d’arbitri indomati. / Collassanti movenze / sullo stremo d’ansimanti gesti. / Copulativo / d’un presente d’infinito / ed esuberante inebrio / maestoso limbo / dell’imperfetto concesso, / nel qual ove / nulla divenne surreale».

L’armonia che dal verso si sprigiona è capace di suggerire intensi collegamenti sia percettivi che sensoriali, che infondono magia e stupore, ma anche la pienezza del benessere immediato quando i sensi tutti si rilassano nell’attimo prima dell’estasi.

Una piccola perla nel panorama poetico-erotico italiano.

«Cocente nota / dalla pregna vocalità / d’imploranti continuità. / Nudità amabili, / mai impudiche, / perennemente giocose. / Un lottar dal complice carattere. / Inimicali nel contesto, / unanimi nel gesto. / Sentenzianti una meta comune. / Appagati / in un sublime giungere»

.

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VIII, n. 86, ottobre 2014)

http://www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=1844&idedizione=98

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