Concorso letterario gratuito “geltOUb”

geltoub Regolamento: 1. Il Contest letterario gratuito di prosa e poesia “geltOUb” è promGiuseppe Carta Festival Quartu 2014osso da giuseppecartablog e dall’autore Giuseppe Carta. Il  Contest letterario è riservato ai maggiori di 16 anni ed è un Contest gratuito.  Il tema è libero per entrambe le sezioni, ma sarà particolarmente gradito il senso del rovesciamento, il colore della possibilità, l’abbandono delle sofferenze, la propensione  alla novità. 2. Articolato in 2 sezioni: A. Short Story in 150 parole (un racconto breve, avente come limite massimo di partecipazione 200 parole, e come limite minimo 30 parole) B. Poesia (massimo 80 versi) 3. Per la sezione A si partecipa inserendo la propria opera sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con opere edite ed inedite. Per un facile conteggio delle parole consigliamo di scrivere la short story in un documento word e cliccare in alto Revisione, e Conteggio parole in alto a sinistra. Per la sezione B si partecipa inserendo la propria poesia sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con poesie edite ed inedite. Le opere senza nome, cognome, e dichiarazione di  accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via email ma nel modo sopra indicato all’inizio del punto 3.   Ogni concorrente può partecipare in entrambe le sezioni e con una sola opera per sezione. 4. Premio: N° 1 copia della silloge poetica “geltOUb”, di Giuseppe Carta.copertina-geltoub2.jpeggeltOUb” è una raccolta di poesie che nasce dal rovesciamento, dalla decisione di ampliare il senso, dalla necessità umana di osservare la vita e l’amore da prospettive più universali e meno egoistiche. “geltOUb” nasce per rendere valore al presente, per smussare i troppo appuntiti spigoli che non ci permettono di dissetarci dalla fonte del dialogo, preziosa sorgente di comprensione e compassione con quest’epoca, incomprensibilmente positiva. Sarà premiato il primo classificato della sezione A, ed il primo classificato della sezione B. 5. La scadenza per l’invio delle opere, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per il 31 Luglio  2014 a mezzanotte. 6.  Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da: (click)Giuseppe Carta (Autore teatrale, poeta e scrittore) (click)Bianca Mannu (Scrittrice) (click)Carlo Onnis (Scrittore) (click)Giuseppa Sicura (Scrittrice ) 7. Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy. 8. Si esortano i concorrenti per un invio sollecito, senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata. 9. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione nel profilo facebook : https://www.facebook.com/profile.php?id=100007776795155 oppure via mail: concorsogeltoub@gmail.com  indicando nell’oggetto “info concorsogeltoub” (NON si partecipa via email ma direttamente sotto il bando) 10. È possibile seguire l’andamento del contest ricevendo via email tutte le notifiche con le nuove poesie e racconti brevi partecipanti alla    Gara Letteraria; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvisami via e-mail”. 11. La partecipazione al Contest implica laccettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso. Banner Jel Tube5

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92 risposte a “Concorso letterario gratuito “geltOUb”

  1. Pingback: Concorso Letterario geltOUb-Finalisti | giuseppecartablog·

  2. Sin da piccola i miei genitori e più di tutto mia nonna sono stati un esempio di vita per me … Perché mi hanno fatto capire che comunque stare in questo mondo non è facile … Che spesse volte la vita ti segna … E solo se hai un carattere forte e le persone giuste … Riesci a sollevarti da tutto e tutti e trovare il coraggio di andare avanti e capire di più il prossimo … A volte basta un sorriso , una battuta a volte uno sguardo ma solo le persone sensibili capiscono , quelle che ci sono passate e hanno battuto la testa …che non giudicano e ti aiutano ad affrontare le difficoltà che basta uno sguardo per capire che c’è qualcosa che non va e ti stanno vicino … Ormai tutti vanno di fretta vivono in una società dove o sei fashion o non appartieni a questo mondo dove i problemi sono tante stronza te ed è facile fare del vittimismo e criticare il prossimo Dove il proprio figlio viene viziato non mandato a lavorare perché poverino viene sfruttato … Viviamo in una società del tutto sbagliata in un mondo in cui i saggi ci stanno lasciando e gli adulti saranno degli eterni bambini.

  3. Dentro di te

    Lo senti
    lo senti dentro.
    Dapprima non ti accorgi la ignori
    sei sordo e cieco, ma c’è
    prende spazio forma ragione.
    Osservi chi si muove dandogli del pazzo scriteriato, e in cuor tuo vorresti avere il suo coraggio e incoscienza, ma la forza di chi si ribella ha un effetto domino.
    Cresce dentro, il desiderio, il sogno gli ardori di un’umanità che non può più stare a guardarsi in un baratro.
    Allora
    sale
    prende forma
    e ragione.
    E la tua rivoluzione incomincia.

    Urania Scarpa
    Accetto il regolamento
    sez. B

  4. Sezione A – ACCETTO IL REGOLAMENTO

    L’ANORESSIA È MORTE

    “Perdo giusto cinque chiletti”, dicevo, “cinque e poi mi fermo e sarò felice.”
    Credevo di avere controllo su tutto, e invece la malattia controllava me. E non capivo che a volte l’unico modo per avere controllo è concedersi di perderlo. E accettare di essere umana e quindi imperfetta.
    Col dimagrimento i miei problemi non venivano risolti, come speravo, ma solo anestetizzati e pronti a riemergere alla prima occasione.
    Perché la via di fuga non esiste. Perché crescere vuol dire anche fare i conti con se stessi e con le proprie paure.
    E smettere di voler misurare tutto. Perché ciò che conta non si può contare.
    Ma abbandonare il guscio del disturbo è rischioso. La vita è ignota.
    E salvarsi spaventa. Che cosa sarei senza la mia malattia?, mi chiedevo.
    E come si guarisce dall’anoressia?
    Da soli è impossibile.
    Occorre qualcuno. Qualcuno che con la sua presenza ti aiuti a bastarti.

    Le persone più belle le ho incontrate all’inferno.
    #Grazie a chi c’è stato

  5. Mi arrendo al tuo amore (acrostico)

    Moribondo, vacuo, si contrae in uno spasmo,
    il mio cuore è così.
    Abituato a battersi fino alla resa;
    ruggisce che sembra un raglio;
    resiste, ma inesorabile affonda.
    Eccoti! Donna, santa e tentatrice,
    non ti cederò. La ragione l’avrà vinta.
    Domani sarò fiero della mia forza. Domani.
    Oggi però mi arrendo.
    Acquiescente o
    lottatore?
    Testardo o
    umano?
    Odio me stesso.
    Avrei voluto negarmi all’amore stavolta,
    morire di noia, apatico e immobile;
    ora invece ho deciso:
    rinuncio ancora una volta al mio ego
    e stupido mi arrendo ai tuoi occhi.

    Accetto il regolamento.

  6. Amore…
    questa è la miglior forma per poter sperare
    Ma quando ti scappa niente lo ferma
    semplicemente evade
    rimuovendo il legame
    Non c’è forza al mondo tanto potente
    da domarlo e ridurlo mite e ubbidiente
    nell’intero creato non c’è stella brillante
    da riuscire a accecarlo e portarlo da te
    Quando ti accade il tuo cuore si svuota
    la rabbia e il rancore son lì che ci giocan
    e come le strade deserte di notte
    restan poche emozioni a passare per te
    Tu fatichi a riaverti
    non sai più respirare
    perdi tutte le più belle parole
    tenti di urlare per farti aiutare
    non sai se chiamare l’amica del cuore
    vorresti solo tornare
    ad avere un padre e una madre
    che possano prendersi cura di te
    Perché piangi e sei persa
    ti vedi oltre la morte
    ti stringi ma tremi e ti senti impotente
    non hai più la forza per tornare a reagire
    sono troppi i pensieri che ti bruciano il cuore
    Tu sai che la sua devozione è finita
    che la rispondenza tra voi è davvero compiuta
    resta per te un’amara sconfitta
    ti ha liquidata e sei la storia passata
    Quando in un lampo tra l’ira realizzi
    che se vorrai potrai rimpiazzarli
    e fai accomodare con questa attesa
    accanto a te una nuova amica
    È la parte di te che non si consuma
    rimane lì accesa tra cuore e coscienza
    in quella segreta piccola stanza
    che puoi chiamare nuova speranza
    É del tuo amore che si alimenta
    quell’amor per te stessa che diventa stima
    quando le parli lei ti consiglia
    ti placa le ansie e ripara gli sbagli
    Se tu l’ascolti potrai certo imparare
    a rifarti un futuro per ricominciare
    perché se perdi l’amore tu soffri le pene
    ma senza speranza tu rinunci all’amore
    (accetto il regolamento)
    fernando feriozzi
    Juji Poem

  7. Cristina Marras
    sezione POESIA

    “Un viaggio chiamato Creatura”

    E’ un’idea che si fa strada tra le pieghe dell’istante,

    è un attimo che toglie il respiro per annullare spazio e tempo…

    E’ nell’immenso che le energie si incontrano,

    è nel silenzio che si legano.

    A piccoli passi nella danza sacra e vibrante

    prende forma, volteggia e accenna un sorriso.

    E’ gioia infinita per chi ascolta il battito del suo cuore e immagina il suo volto…

    E’ magia che si muove per lasciare un segno indelebile tra le pagine della mente…

    e’ vita che nasce…tra le pieghe dell’istante!

    (Accetto il regolamento)

  8. Marisela Moreno Pérez
    Sezione B
    Accetto il regolamento
    UN RAGGIO DI LUCE
    Quando senti l’abbraccio di una luce che arriva,
    che ti avvolge all’infinito e ti regala tanto calore,
    non ti chiedere un perché. Coglilo.
    Devi stare completamente dentro di esso.
    Ti vuole, per te muore, per te fa rumore.
    Correre davanti ai fulmini che si scagliano,
    e poco più avanti, mentre la tua corsa diviene
    quasi affannosa, ti trovi in mezzo a un campo
    di battaglia orrendo e quasi putrefatto, dove tutto giace
    quasi marcio. E’ successo già da un po’.
    E così continui e provi a sfuggire da questa inaspettata
    e alquanto disgustosa situazione. Non era segnalato nelle
    tue previsioni. E’ apparso tutto all’improvviso, e qualcuno
    che l’aveva già visto non ti ha avvertito.
    Perché?
    E’ così che urli il tuo grido.
    Si sapeva; molti, quasi tutti, oppure tutti erano passati
    per quel vicolo. E loro che erano al corrente di tutto,
    perché non l’hanno segnalato almeno con un dito?
    Sarà una regola? Oppure è così e basta? A volte
    non ti viene concesso di poter fare tante domande. E’ assai
    erroneo e ti devasta. Nonostante, se qualcuno ti risponde,
    il più delle volte ti da la risposta sbagliata.
    E’ infame, è rude, è anche spesso travagliata.
    Perciò, se è soltanto un raggio di luce che ti avvolge,
    restaci per un po’, per un bel po’, per quanto si può,
    per tutto il resto che si può, per quanto basta.
    Marisela Moreno Pérez

  9. IL LIBRO”

    Seduta nel mio divano leggo un libro poco entusiasmante, come del resto la mia vita, ma all’improvviso, emana una piccola scossa, le lettere si muovono in modo caotico e creano a poco a poco nuove parole e frasi. Guardo la copertina e il titolo svanisce sotto i miei occhi, cambia anche il colore, da grigio scuro ad un rosso sgargiante, sono confusa e spaventata, penso: Forse ho la febbre?
    Le mani tremano, il libro cade sul pavimento, lo raccolgo, ma riaprendolo trovo scritto nella prima pagina RICOMINCIA.
    Ora si che sono spaventatissima! Ma la curiosità prende il sopravvento, faccio dei respiri profondi, bevo dell’acqua e dico a me stessa: Fatti coraggio e leggi.
    Il nuovo racconto mi cattura, lo leggo tutto d’un fiato, parla di me, Laura, della mia vita non com’è sempre stata, ma come sarà da adesso in poi.
    Da quel giorno io, il libro e la mia vita, siamo una cosa sola, ossia, la personificazione della felicità.

    Mariposa Han. (Dichiaro di accettare tutte le regole del concorso Sez A).

  10. Notte naturale.

    Sto’ meglio la notte

    al suono del sax

    fiumi di citta’

    silenzio che invita

    riflette la vita

    captando la Luna

    ,e le tue lacrime

    ricordi in tram

    scorrono in giro

    ali che dipingono

    nubi di grano

    in bianco e nero

    seguendo il respiro

    seduti tra le stelle

    di un tetto in centro

    quando i cani sono a spasso.

    Iumoi2014

    Categoria B Accetto il regolamento

  11. Sezione A
    Accetto il regolamento.

    Zohra
    Vive qui ma questo non è il suo Paese. E’ andata e tornata, sempre facendo i conti con il Bene e con il Male. Non sa più che cosa sono. Non sa se sia Male subire la miseria, se sia Bene andare lontano. Non sa se sia Male riconoscere un marito nei primi occhi affamati. Non sa se sia Bene partorire, e poi ancora e ancora, sperando che tutto cambi, che migliori. Non lo sa, se sia Male nascere un bimbo ammalato se Bene curarlo se Male vederlo morire, in Marocco. Se sia Bene subire le violenze che spettano alle madri fallite. Non sa se scappare sia Male, per sfuggire al carceriere.
    È qui sola, i bambini al Paese. Il sorriso accattivante, quando racconta la storia, spera di farti amica. Presenta il lato migliore, si permette qualche bugia buona, ti chiede di stare dalla sua parte. Ne ha bisogno. E di un lavoro e di un aiuto. Di un uomo. Che abbia cura di lei, senza picchiarla, con cui riprendersi i figli che rimangono, stare serena. Ma questo forse è Male, perciò non osa confessarlo.
    Allora, forse, è Bene cedere a chi approfitta volentieri di lei, forse Male sarebbe rifiutarlo.

    Patrizia Ghiglione

  12. VITE POSTMODERNE
    Lui è seduto, computer acceso, chat attiva, un piatto di frutta appiccicosa da cui attinge a piene mani. È notte.
    Lei è dall’altro capo del mondo, al computer come lui, chat attiva, guarda un video su youtube, pranza e si taglia le unghie. È pomeriggio. È molto che non si sentono; si incontrarono in un passato indefinito e una marea di ricordi in comune ne hanno intrecciato l’esistenza.
    Stanotte lui ha voglia di sentirla.
    – Ciao, come stai?
    Dopo un’ora di messaggi che si intrecciano al ritmo delle dita frenetiche sulla tastiera, l’iniziale leggerezza lascia il posto ad una sensazione spiazzante. Il sudore si mischia al sugo della frutta, la masticazione si interrompe, il cuore accelera. Si sente come un violino nelle mani di un suonatore esperto. Lei lo emoziona, lo fa vibrare, lo fa sognare. Bocca asciutta ora che ha smesso di pescare le fette di papaia dal piatto accanto al computer. È nervoso. Non lei, implora. Deve fuggire.
    – Qui è notte, ora vado a dormire. È bello chattare con te, ma è meglio se non lo facciamo troppo spesso.
    Ecco, lo sapeva, l’aveva detto.
    – Perché?
    Per rimediare dovrebbe pensare ad una risposta leggera, magari che la faccia ridere, ma non riesce più a pensare.

    SEZIONE A – FABRIZIO FONTANA – ACCETTO IL REGOLAMENTO

  13. Patrizia Gallicchi
    Sezione B – accetto il regolamento
    Non capisco
    Non capisco come si possa scegliere
    di soffrire al posto di gioire,
    basterebbe perdonare invece di odiare
    comprendere al posto di pretendere
    apprezzare invece di invidiare,
    basterebbe essere quello che si è
    al posto di cercare sempre quello che non c’è,
    basterebbe vivere invece di sopravvivere,
    lasciarsi trasportare dal meraviglioso flusso della vita
    piuttosto che lottare e finire per annegare.
    Non capisco come di fronte a tanta bontà,
    si veda sempre quello che non va,
    è solo una questione di mentalità.
    Non capisco perchè si debba scendere
    negli abissi della vita,
    per capire il perchè di tutto questo soffrire,
    quando basterebbe solo amare
    tutto quello che la vita ti da
    per poi vivere libero nella verità.

  14. Appeso
    Lo lasciai lì
    seduto e statico
    come un soprammobile impolverato
    non credo si alzò mai;
    ma a me piace ricordarlo
    così.
    Valentina Boom
    Sezione B
    Accetto il regolamento

  15. Raffaele Rovinelli
    Sezione A
    Accetto il regolamento
    ISTANTI E MEMORIE DI UNO SCRIBACCHINO SVOGLIATO (Estratto)
    – Adesso basta, Ale! Mi hai veramente scocciata! – Sbraitò brutalmente la voce di mia sorella Alice dal salotto. Sdraiato sul letto oziosamente, socchiusi un’occhio ed emisi un mugugno di protesta: non mi interessava alzarmi, non volevo darmi da fare per nessun motivo al mondo. E mia sorella c’era riuscita con il suo bisbetico grido da pettegola. Non sopportavo più niente, specialmente questo mi faceva imbestialire in maniera tenebrosa e psicopatica. L’unico luogo in cui stavo bene era la mia camera da letto, immerso nel mio mondo, nelle mie poesie non pubblicate e nei miei romanzi sfatti da completare. Nella mia lurida stanzetta tutto era al solito posto, ossia nel caos più totale. Adoravo il mio disordine, mi ci ritrovavo tremendamente bene. E odiavo indissolubilmente chi con la sua faccia entrava concitato e mi rimproverava, convinto di avere il diritto di togliermi quel favoloso piacere. Sbuffai in segno di disprezzo e derisione, al solo pensiero, nei confronti di costui, chiunque fosse. Una debole luce filtrava dai lati della serranda completamente scesa, serrata: ero pronto a scommettere che fuori il cielo fosse tristemente grigio. Si, tristemente. Perchè d’estate trovavo che fosse assolutamente inammissibile un clima del genere. Il freddo angosciava.

  16. Sez.B Dichiaro di accettare il regolamento – Lidia Filippi

    Parole biscottate

    Profumate cialde
    croccanti e calde
    le parole.
    Volano,
    hanno ali che nessuno vede
    portano messaggi e sogni di biscotto.
    Hanno un’anima,
    le parole,
    biscottata anch’essa
    e piena di pensieri,
    gravida d’ emozioni
    Parole da ascoltare,
    da cantare, da aprire e gustare
    per coglierne il sapore.
    E poi riempirsi il cuore
    di musica e poesia,
    biscottate parole
    in lieto divenire
    con la fantasia.
    E del mare il colore,
    del cielo, del sole
    e della notte,
    unite al dolce miele, al vino e al pianto,
    al tempo e al vento
    danzano parole.
    Dentro di noi, con noi
    d’intorno,
    parole biscottate
    compagne di ogni giorno.

  17. sez. B
    accetto il regolamento

    Le nuvole

    Alzando gli occhi al cielo
    vedo un gregge di bianche nuvole
    che vagano libere sui prati dell’ azzurro cielo.
    Si muovono e camminano
    cercando nuovi pascoli.
    Il vento
    pastore celeste
    spinge le umide nuvole
    che cambiano forma ad ogni sospiro,
    muta il colore ai raggi del sole
    e svaniscono a sera
    nell’ombra dei ricordi.

  18. IL SEME DELLA BONTA’
    La “Via Crucis” vista con gli occhi di un bambino ai tempi di Gesù
    (Alberto Diamanti)

    Il fanciullo gioca felice nel cortil della sua casetta,
    quando vede all’improvviso tanta gente andar di fretta :
    donne, uomini, bambini… tutti corrono veloci
    verso una direzione… urla, pianti e tante voci
    l’una sull’altra… tante grida… “Cosa mai sarà successo?”,
    dice il pargolo al papà… “Dai, anche noi andiamo… adesso,
    centinaia di persone stanno andando ‘per di là’…
    …raggiungiamole veloci!”. Così il bimbo e il suo papà
    arrivan nella via dove tanta e tanta gente
    arriva incuriosita. “Ehi, voi ! Sapete niente?”
    dice il piccolo a due donne con in braccio una bambina.
    “Come mai tante persone in questa piccola stradina?
    Cosa c’è? Cosa aspettate? Chi dovrà passar di qua?
    Una persona importante? C’è nessuno che lo sa?”

    Gli rispondono in fretta : “Un uomo condannato…
    lo porteran lassù, in collina… il suo peccato
    è stato di proclamarsi ‘nuovo Re’,
    e la giustizia non può attendere, perché
    tutto il popolo ha già decretato
    che venisse crocefisso e non salvato!”.

    Il bambino allora vede da lontano
    salir per quella via un uomo… piano piano…
    cammina stanco… molto lentamente…
    portando a braccia la sua Croce, sofferente.
    Quando arriva dinanzi a lui, cade per terra
    ed un soldato la sua frusta afferra
    scagliando un colpo forte nella schiena
    così forte e violento che l’uomo a terra, appena
    riesce a gemere, così esausto e provato
    per la fatica, e per quel colpo ricevuto.

    Il bambin gli si avvicina… lo guarda in viso.
    L’uomo gli accenna un tenero sorriso
    anche se il fisico non lo sostiene più.
    Allora il bimbo si accovaccia in terra, giù,
    e gli dice : “Perché ti fanno questo? Ma perché ?
    Perché ti sei proclamato Nuovo Re
    quando sapevi che la giustizia, e non il fato
    a morte ti avrebbe condannato ?”

    “Vedi bambino”, disse l’uomo con un fil di voce,
    “Io non voglio comandare…. la mia fine sarà atroce
    ma il destino si deve compier fino in fondo…
    Il mio regno ? No, non è di questo mondo.
    E’ il Regno di Dio che io sto predicando
    Un regno dove anch’io, ora, sto andando.
    Ma prima si deve compiere il destino :
    lassù, quella collina… vedi bambino ?
    Non sarà un tragitto fatto invano,
    perché Dio, là, mi prenderà per mano
    e mi riporterà da Lui, da dove son venuto…
    lassù in ciel, nel Regno Suo!” Il bimbo resta muto
    a queste parole, così forti e soavi insieme.

    L’uomo lo guarda : nella sua mano, un seme
    compare all’improvviso. “Tieni questo seme, bel bambino,
    vai adesso… e piantalo in giardino :
    questo è il seme di Dio, per l’umanità,
    da cui nasce il fiore azzurro della bontà.
    Quando fra tre giorni il fiore sboccerà,
    soffiaci sopra… e il vento porterà
    i petali in ogni angolo del mondo, anche il più lontano,
    … così saprò che non sarò morto invano!”

    L’uomo si rialzò a fatica, rimettendosi in cammino
    andando verso la collina… verso quel tragico destino,
    guardando in volto quel bambin con un sorriso
    mentre una lacrima scendeva piano nel suo viso.
    Il bambino lo guardò allontanarsi, finché non lo vide più.

    Era un uomo speciale… un uomo chiamato Gesù.

  19. Silvia Geroldi
    Accetto il regolamento
    Sezione A
    Tram
    La donna di oggi ha i capelli cortissimi e bianchi, la maglia a righe da ragazza e vene in rilievo sulle mani. Il suo amore ha sopracciglia cespugliose e passo incerto. Senza parlarsi lui si accomoda nel posto libero, assenza di cavalleria giustificata e compresa, occhi negli occhi e sollievo. Lui la tiene per i fianchi, è un gesto sensuale, non protettivo. Lei afferra i sui polsi, ne tasta il calore. Si stacca per un momento, una telefonata pratica, monosillabi, il viso dice “è tutto sotto controllo”. Poi comunica a lui che il vestito di lino è stato lavato, è venuto benissimo. Lui ne è felice. E’ sinceramente interessato all’informazione. Sarà un suo completo per un’occasione mondana-finto-informale? Sarà un abito di lei, quello che le sta benissimo, quello che usano ogni volta che… Cosa ci farete con quel vestito? Dove andrete? Chi siete? vorrei chiedere. Si guardano e si sorridono, qualcosa di piacevole è nell’aria. Potrebbero stare insieme da quarant’anni o essersi conosciuti un mese fa.

  20. “La ricerca”.

    Leggo rileggo analizzo e correggo
    trafiggo il mio cuore con mistiche righe
    che han spine sottili già come le acciughe.
    Mi tuffo in meandri che non sono miei
    mi mischio a immortali ed effimeri dei.
    Si scuce la mente, ci metto una pezza
    ci tengo ago e filo finché non si spezza
    quel vuoto assordante monotono e oscuro
    che mi rende pazzo infelice e insicuro,
    quel falso mio dire fratello a demenza
    che pare il mio cuor non poter fare senza.
    Riprendo a lettura, mi fan male l’occhi
    a leggere di pazzi idealisti di poveri sciocchi
    che voglion cambiare l’orbitare del mondo
    ma come lui girano sempre in rotondo.
    Oh! Povere teste malate e confuse
    che come la mia nel dolor si son fuse.
    Oh! Poveri crani dal fato azzannati
    che preda a delitti mai fatti, esiliati,
    ancor v’affanaste a scoprire le sorti
    d’un mondo impregnato di macabri torti.

    Roberto Conte
    Sezione B
    Accetto il regolamento.

  21. 4 SECONDI DI FELICITA’
    Pensieri malinconici si distendono su quella via di periferia, della Città assonata e vuota, ora avvolta nella coperta d’aria rovente. Mi osservano solo finestre buie con serrande semi chiuse, custodi dei segreti nella penombra degli appartamenti delle palazzine, tutte uguali, di mattoncini rossi.
    La strada, nastro nero crudele brillante, riverbera al sole indifferente.
    Silenzio pigro dei pomeriggi assolati di Luglio, che scivola verso sera, disturbato solo dai miei passi e dal cane in cerca dei suoi tesori olfattivi.
    All’improvviso stupore senza fiato d’essere avvolta da decine di cangianti bolle di sapone. Gioielli viola azzurro verde mi danzano intorno e scompaiono prima che riesca a respirare nuovamente.
    D’istinto cerco di accarezzarne una. La mia mano e il mio cuore sono quelli di una bimba di 4 anni che vuole volare tra le nuvole di zucchero filato e la realtà fatta di sogni indistruttibili. Scompare ma, nel suo svanire, c’è la promessa della prossima che arriverà. Ed eccola, ancora. M’illumina un sorriso che non ricordavo di possedere ancora.
    Bambini maghi, in magliette a righe e ginocchia sbucciate, soffiano nel vento le loro risate e corrono via per regalarsi altri giochi altrove.
    Stavolta ritorno a casa portando con me quattro secondi di felicità.
    Maria Antonietta Milia
    sez. A – Accetto il regolamento

  22. SILENZI
    Dipingi tutti i miei silenzi,
    parlami dei tuoi sogni,
    svelami i tuoi dolci segreti
    ed inondami
    della tua inesauribile felicità.

  23. Umidità
    La vedova del piano di sopra. Glielo dicevo sempre che quella chiazza in biblioteca mi preoccupava. Mi aveva assicurato che suo figlio sarebbe venuto stamattina presto, ma ha tardato e ho perso il tram, così ho preso la macchina, ma non partiva. Appena arrivato in taxi in ufficio, il capo era davanti alla mia scrivania vuota. Le pratiche erano tutte urgenti. Il distributore ha preso i soldi senza darmi il caffè e a mensa il mio posto era occupato da tre oche giulive. Mentre un cliente importante si lamentava, ha chiamato mia madre per sapere che cosa avevo mangiato. Gabriella ha stigmatizzato via sms la mia tendenza a temporeggiare su questioni fondamentali, tipo invitare a cena sua sorella, suggerendo una pausa di riflessione. All’uscita pioveva e ho preso al volo un tram stracolmo. Sono dovuto scendere due fermate prima perché i Vigili del Fuoco avevano chiuso la strada. Il fumo sgusciava dalle finestre sotto le mie. Ho corso sul marciapiede, gli occhi sulla cisterna che inondava d’acqua il palazzo. La vedova accarezzava il gatto e io guardavo l’unica finestra aperta di casa mia. Quella della biblioteca. “E lei che si preoccupava per una chiazzetta di umidità.”
    Sez.B (Ultima revisione) :-p
    Accetto il regolamento e acconsento al trattamento dei dati personali
    Annarita Verzola

  24. Raffaele Rovinelli
    Accetto il regolamento
    SEZIONE B
    Poesia Inedita
    PERFEZIONE
    Sulle tue punte si staglia il rossore,
    Colorate e sfarzose come orse
    Di una capigliatura che esprime il furore
    Si riflettono verso il sole e le stelle,
    In linguaggio morse
    Briosi dardi ardenti lanciati d’ancelle.
    Attenui ferme lividure
    Grazie ai tuoi sguardi,
    Fulgido bagliore
    Che emani prima che sia troppo tardi.
    Decori sogni sembrati ormai svaniti,
    Destreggiandoti peculiarmente
    Tra gli altri cieli riempiti
    arricchendoli assiduamente.
    Risplendi in un sussurro di voce
    Che mai riposa,
    Allontani il rancore atroce
    Col tuo sorriso da sposa.
    Inneggia e germoglia genuina la gioia
    Con un suono unico, l’Amore,
    Universale melodia
    Che risveglia il mondo apatico.
    Rossore.

  25. COSA SIGNIFICA ESSERE SARDI?
    Cosa significa essere sardi?
    Pisciare al Poetto mentre stai nuotando e sentire che a pagu a pagu l’acqua si fa più calda
    cosa significa essere sardi?
    Mettere a letto i propri figli dopo aver letto la carta de Logu a su contrariu
    Cosa significa esser sardi?
    Sbriciolare su pani Guttiau sopra una tovaglia a righe e poi ungere il bicchiere di cucina versandosi una ruttante Ichnusa
    Cosa significa essere sardi?
    Una lacrima trattenuta per le silicosi ed i polmoni grigio verde dei minatori sardi in Belgio
    Cosa significa essere sardi?
    Essere tristi e malinconici mentre gli altri sghignazzano e trombano
    Cosa significa essere sardi oggi ?
    Dire e ripetere allo specchio “non fa”,” mi che ti dice cosa”, “ho brutta voglia”
    Cosa significa essere sardi?
    Invidiare i nord italici per paura di non somigliare ai meridionali
    Cosa significa essere sardi?
    Tradurre il pinocchio in sardo campidanese per usufruire dei fondi regionali destinati alla cultura
    Cosa significa essere sardi?
    Andare ad Alghero in scooterone per poi dire innoi tottusu braghettasa

    Cosa significa essere sardi?
    Pensare che anche i cognomi rumeni come Dimitrescu siano degli immigrati sardi a Bucarest
    Cosa significa essere sardi?
    Pensare di andare a Londra per 6 mesi ad imparare l’inglese facendo il lavapiatti in un ristorante polacco
    Cosa significa essere sardi?
    Capire prima degli altri che le parodie e gli scherzi sui sardi fatti dai continentali non fanno ridere nessuno
    Cosa significa essere sardi ?
    Passeggiare per via Roma e sentire gridare “pitticus su tronch’ e udda”
    Cosa significa essere sardi?
    Annoiarsi davanti a” su ballu tundu” e sbadigliare davanti alla festa di Sant’efisi ma comunque ripetere ai turisti che “il folklore più migliore ce l’abbiamo soltanto noi. “
    Cosa significa essere sardi?
    Capire che i nuoresi i sassaresi i cagliaritani e gli oristanesi sono imparentati tra loro , come gli Zulù sono imparentati con gli Inuit .
    Cosa significa essere sardi?
    Ripetere infinite volte a tutti i continentali che i sardi durante le risse sono pericolosi e hanno un colpo segreto come su golpi e gonca”
    Cosa significa essere sardi?
    Sedersi ai tavolini di piazza Yenne e dire alle ragazzine “siete da sole o da vista?”, oppure” fiore ti posso cogliere?”
    Cosa significa essere sardi?
    Io non lo so o non so come dirlo ma quando gli italiani dicono che i sardi parlano tutti con lo stesso accento di Marco Carta e di Beppe Pisanu posso dire con certezza che non è vero.

    Sezione B accetto
    Riccardo Congia Paradoz chivas.

  26. Carlo zanutto
    Dichiaro di accettare il regolamento.

    Che cosa è il tempo?
    È una maschera
    che nasconde i segni
    di quello che passa,
    le paure…
    È un sorriso fotografato
    e perso nel passato
    in un posto dove non torni,
    in un posto che hai dentro
    con persone che non vedi
    ma che hai nel tuo cuore…
    E in quelle fotografie
    capelli troppo lunghi
    e sorrisi impressi
    senza pensieri,
    sorrisi di una estate,
    sorrisi di momenti
    che restano impressi nel tempo…
    E visi troppo giovani
    che il tempo ha cambiato,
    visi in una foto;
    E il tempo che passa
    è sapere
    chi,
    dei quattro di quella foto,
    ora non c’è più…
    Siamo noi il tempo che passa,
    noi che abbiamo paure un posto dove non torni
    e persone che non vediamo più
    ma che portiamo
    nel cuore…

  27. Enrico M. Scano
    Sezione A – Short story – Accetto il regolamento del concorso.
    Titolo: IL BIANCO E IL NERO
    Da un po’ non riusciva più a distinguere il bianco dal nero. Da bambino gli avevano insegnato che che tutto ha il suo opposto. Ci sono la vita e la morte, la destra e la sinistra, il bene e il male. C’è la luce del giorno e il buio della notte e ci sono le cose bianche e le cose nere. Ma da qualche tempo gli capitava con sempre maggior frequenza di scambiare corvi per candide colombe, tori inferociti per placidi vitelli e prendere per smaglianti sorrisi delle putride bocche. No, non era diventato daltonico. Ma le cose non erano così semplici come volevano fargli credere: il mondo era più complicato di così. Aveva compreso che non ci sono cose bianche o cose nere. Semplicemente bianco e nero coesistono. C’è il buio anche dove c’è la luce. Glielo aveva detto anche il suo medico di fiducia: “Dia retta a me, impari a cogliere le sfumature”.
    EMS 2014

  28. Inquieto

    Mi punge il rimpianto
    del mio passare lento
    tra queste mura.

    Dentro la cella
    ogni notte è una sirena
    ogni notte è fanfara
    e io, a letto,
    non so stare fermo
    non so stare sveglio.

    Mi trafigge il trapasso
    di un saluto scordato
    appeso alla porta.

    Dietro le sbarre
    ogni stella è una galera
    ogni luna e’ una compagna
    e io, da domani,
    sarò quel che son stato ieri
    sarò quel che son stato oggi.

    Sez. B – Accetto il regolamento.

  29. Poesia. ” C’è un tempo per ogni momento” C’è un tempo per me, per te, c’è un tempo per ogni momento. …per amare, per lasciarsi andare, per non far niente e per cambiare idea; La vita ci regala tante possibilità…il segreto è quando decidi di compiere o no una determinata azione ed avere il coraggio di afferrarla o lasciarla andare…ecco perché c’è un tempo per ogni momento… Vanessa Squintu ( Accetto tutte le condizioni e regole aderenti al concorso).

  30. MEDITANDO

    Aria decisa
    volto muta pensiero,
    occhi luminosi
    osservano
    pacati orizzonti.
    Tremulo cuore
    palpitante amore
    si ferma attende spera.
    Sbagliato fù partire
    nell’attimo
    di un arrivo,
    cieca anima
    fuggì troppo presto.

    Fioralba Focardi 19/06/2014

    sezione b accetto il regolamento

    • Roberta De Tomi, sezione A – Short Stories, accetto il regolamento

      La riscossa magica di Dorina

      Non voleva, non poteva, ma la situazione la costringeva. Baba Yaga le aveva detto che non poteva farlo, perché si sarebbe cacciata nei guai. Con gli umani, ovviamente. Dorina doveva continuare a indossare la sua pelle tutta brufoli, i suoi anonimi occhi castani; ma quando il capo le piantò in faccia la solita espressione strafottente, la mano della donna si alzò per tagliare l’aria, determinando lo spostamento del corpo verso l’alto. Il geometra Luke si trovò sospeso sopra alla sua scrivania, senza voce, lo sguardo terrorizzato. “Ti prego, Dorina, fammi scendere”. Lei tenne lo sguardo fisso sulla poltrona vuota, fingendo di non ascoltarlo. “Dorina, soffro di vertigini”. Quando ebbe alzato lo sguardo in alto, vide il volto bianco, gli occhi umidi; e allora un ghigno deformò il viso da Ugly Betty. Per la prima volta, dopo anni di scherni, si sentì potente. “Possiamo anche parlare di un aumento”. A quella proposta, la donna abbassò la mano, e il capo si trovò nuovamente a occupare il suo posto. Dorina notò che da blu, la cravatta era diventata arancione. Scherzi della magia, pensò, uscendo dall’ufficio, trionfante.

  31. CIÒ CHE VORREI ESSERE.

    Sono una persona invalida, ma soprattutto nell’anima, paralizzata dalla paura di non essere abbastanza forte per vivere in un mondo di arrivisti e belli da far paura. La mia casa è il mio rifugio, il mio letto, la mia prigione. Mi addormento…sogno di avere un corpo pieno di energia, che può ballare, cantare, scrivere e recitare, dentro di me divampano un’emozione dietro l’altra e il tutto prende forma, diventa reale, nella mia mente scorrono scene, luci e suoni. Ho appena finito di scrivere il mio terzo libro, domani avrò un’importante audizione di tango argentino. Quando ballo, il mondo intorno a me scompare, nessun problema, solo estasi ed emozione pura, è come fare l’amore, un susseguirsi di passi non programmati, ma ispirati dalla mia anima dal mio cuore, il mio corpo è lo specchio della stessa e viceversa, devo solo seguire la musica, un trionfo, per me stessa. Al mio risveglio decido che i sogni non mi bastano più…è ora di vivere realmente.

    sezione b accetto il regolamento

  32. ALL’ALBA DEL TEMPO
    Ἢ αυγή του χρόνου

    Sulla spiaggia vestita di vento,
    scandaglio, pensoso, tra i sogni,
    mescolando ricordi e scontento.

    Sullo scoglio, vestito di sole,
    nego scelte e il cuore mi duole,
    corre il tempo, mi sento smarrito,
    tra non molto, questa estate è finita.

    Sulla cenere degli anni già andati,
    lì ritorno, all’alba del tempo,
    e col cuore gioioso, contento,
    come allora, mi lancio nel vento.

    Sulla sabbia, vestita di sera,
    mi ritorna la vita com’era:
    la mia casa, un po’ antica, ma vera,
    tanto amore nell’aria, sincera.

  33. Quadri da una esposizione 14
    [bozzetto 3 – le porte di Rotterdam ]
    1
    e guardi dalla feritoia
    Normale
    giro di notte
    n o r m a l e come dormire in un letto che sogna
    davanzale protetto e s b a r re
    un letto compagno elettrochoc
    vorrei vivere un giorno libero , senza le note di Beethoven
    senza il letto di Baudelaire
    vorrei vivere con un ricordo di dolore
    violento
    un giorno da perdere fra braccia e gambe, da portare e coprire vuoti di preghiere
    in punto di morte
    sono morto di giorno, io
    sono morto di notte nessuno
    e tu
    continui a guardare
    la feritoia
    2
    [si sono mostrati, in questi giorni, come lumache dopo un pioggia estiva
    Si sono mostrati armati, corazzati da impropri dolori e
    nelle loro navi
    si sono mostrati agli approdi
    sono malati di mente , sono labili, circoscritti -hanno detto-
    o
    menti]
    3
    Ho visto un eroe
    acclamato per nome
    L’ho visto porgere dritto il dito
    l’altra guancia insanguinata e pronunciare parole
    ruote,
    l’ho visto assoluto
    quanta strada e quanta polvere cadrà
    fino a raggiungere un pensiero
    , simile,
    e che mi sottragga dal bisogno di incrociare la sua strada
    Ho visto un eroe dedito a contare, a cantare e salvare la folla dalla propria ira
    l’ho visto con il fazzoletto al collo
    e un esercito
    pio e una storia costruita
    mattoni allineati fino a piegare padri , centro e madri mute scommesse al lotto,
    innalzate agli altari
    mentre, sole, gira in pulmann
    attrezzato nel fronteggiare
    se stessi
    salvatori
    Rinuncerò ai miei pensieri e ai miei passi arrugginiti
    nel vedere un eroe

    accetto il regolamento
    raimondo masu

  34. OLTRE I SENSI!

    Apro la finestra e ciò che vedo è il solito paesaggio desolante fatto di ciminiere e palazzoni.
    Gli odori dominanti sono sempre gli stessi: sgradevoli e spesso puzzolenti.
    Anche l’udito non viene risparmiato da questa tortura sensoriale quotidiana: rumori assordanti, ripetitivi, monotoni…
    E la natura in tutto questo?
    Che fine hanno fatto i boschi verdi, le fragranze dei fiori e i canti degli uccelli?
    Tutto ingoiato dal progresso!
    Allora decido di isolare i miei sensi e di entrare in una dimensione piacevole della mia mente, in cui rivedo le colline verdeggianti, le mucche al pascolo, annuso forte i fiori ed il profumo di rugiada del mattino, sento il vento soffiare sulla mia pelle, l’acqua scorrere dai ruscelli e gli animali comunicare tra loro.
    Riscopro la natura, mi sento rilassato e felice.
    Quanto vorrei una volta liberati i miei sensi, che questa dimensione fosse realtà e non soltanto un’espressione della mia mente!

    Yvan Rettore

    sez. B – Accetto il regolamento.

  35. Se potessi distinguere

    Se potessi distinguere
    un filo d’erba
    dall’amore
    o un soffio
    dalla carezza
    che mi sfiora
    finalmente
    potrei vedere
    che l’uomo e l’universo
    sono amanti
    fratelli
    padri e figli.

    Michela S.
    sezione B
    accetto il regolamento

  36. METTI UNA NOTTE ALL’OSTERIA

    Approdò lucida alla fine della sua giornata furiosa. Subito pronta a ripartire. Direzione: osteria del caffellatte. Erano qui ad attenderla gli innumerevoli rituali dell’imperfezione.
    Naturalmente la sua, quella fatta di libri da sfiorare e cappuccini da annusare.
    Semplice, accogliente, l’osteria era un luogo delizioso che aveva l’esagerata ambizione di apparire libreria.
    Un giorno il proprietario decise di dare una nuova immagine a quel piccolo rifugio, disponendo alcuni sofà sotto le finestre aranciate del pianterreno e sistemando qualche scaffale , carico dei suoi testi preferiti.
    Accoglieva i clienti con l’offerta di un volume, scelto tra quelli posti sui ripiani, insieme al caffè o a quant’altro chiedessero, perché ne assaporassero il contenuto tra un sorso e l’altro.
    Nelle prime ore del mattino, l’osteria sembrava appartenere a un’altra dimensione.
    La prima volta vi entrò intimorita, premendo sul parquet con passi di velluto, accostò lo sgabello al bancone lucido, si mise seduta in silenzio ad aspettare.
    Lasciò ondeggiare liberamente le gambe, cominciò a sfogliare le parole con un dito e costrinse l’altra mano a reggere la tazza bollente.
    Qualche briciola cadde in mezzo alle pagine ingiallite. Rivoltò il libro, lo scosse con cura come fosse il suo, poi riprese la lettura in completo trasporto.
    Il locale possedeva un’atmosfera surreale alle cinque del mattino. La luce, che appariva rosa all’ombra della fiamma del camino, lo era.
    Pochi metri di acciottolato e le ore avrebbero ripreso il loro regolare percorso.
    Buonanotte giorno. Buongiorno notte.

    Michela Serra
    sezione A
    accetto il regolamento

  37. Scrivo parole
    col filo dei pensieri,
    scorrono impetuose
    selvagge
    ribelli,
    non vogliono essere bianco
    non vogliono essere nero.
    Nascoste
    al sicuro
    si vestono di emozioni
    e danzano
    danzano
    ancora danzano.
    E stanno tutte lì
    libere nella memoria,
    impasto d’anima
    mente e cuore.
    Marcella Mura_ sezione B_ accetto il regolamento

  38. L’ultimo tango

    Dell’amore non sapeva nulla
    e niente avrebbe mai chiesto.
    Sentiva il bisogno di baciarlo
    dentro le note di un tango
    mentre guardava le sue labbra
    di un rosa scarlatto
    che non perde mai i suoi petali.
    Stupita ,attratta ,posseduta e amata
    dalla bellezza dei suoi occhi
    sentiva imprigionare il cuore dentro il suo
    cercando di nascondere emozioni
    che vibravano sulla pelle.
    Nel suo virtuale
    la musica travolgeva
    ogni sentimento in passione
    sconvolgendo ogni parte
    di lei che cresceva nel suo petto
    fondendosi nell’immaginario
    mentre la pallida luna,
    lentamente svaniva
    il sapore di un momento .

    Giulia Gabbia
    Partecipo per la sezione B, accetto i termini del regolamento.

  39. Pippi

    Tutte le poesie
    dedicate a te,
    occhi profondi.

    Il gelsomino non sa
    quanto ti amo:
    guarda dal reticolato
    il nuovo arrivo.

    Le scale si illuminano
    un’altra volta,
    all’infinito.
    Passi leggeri
    tardano
    ad arrivare.

    Acqua, acqua nel vaso,
    devo mettere
    per il prossimo tuo ritorno.

    Marco De Mattia.
    Partecipo per la sezione B, accetto i termini del regolamento.

  40. Istruzioni per l’uso

    E’ che non arriverò mai dove gli altri vogliono arrivare. Forse.
    Vivo tutto come se fossi sempre all’inizio. Perché?
    Perché è bello non passare sopra tutte le cose con la facilità e la fretta di “arrivare”. Perché il mio cuore si incanta alla natura straordinaria della quotidianità, dei piccoli gesti. Perché vedo più io in un piccolo paese che tante persone in una grande città. Perché ho sentito “fermati, guarda il mondo” quando tutti sentono “forza, fai vedere quello che sei, mostra il tuo essere consumato e la tua esperienza”.
    Si, è vero. Sono un debuttante, un novellino, un lattante, un neofita, novizio, pivello, principiante. Leggo le “istruzioni per l’uso” di ogni cosa, di ogni persona che incontro. Leggo le istruzioni per imparare a vivere, nonostante l’età. Nonostante spesso non serva a nulla.
    Che importa! Qualunque cosa mi fa essere in questo modo, qualunque magia essa sia, ringrazio il cielo di non essermi persa nella folla dei “rodati”.

    Partecipo per la sezione A, accetto il regolamento

  41. Ostinazione

    Mi nutro di ideogrammi multicolori
    quando la poesia attraversa le mie porte.
    Le lettere si riflettono nella mente
    e le parole fluiscono blasonate
    in una vertiginosa atmosfera
    carica di emozioni strappate alla memoria.

    Ordisco trame, macino versi,
    studio modelli e codici
    per disperdermi nella marea
    di sensazioni che vanno e vengono.
    E rinasco ogni volta,
    ricca di sostanza estorta alla materia,
    come le acque nella risacca
    che si prosciugano al sole,
    ma di nascosto si riuniscono
    al loro amato mare.

    – E’ un moto perpetuo. –

    Gioco con le parole e i pensieri,
    come un funambolo senza paura,
    banchettando sulle appendici lessicali.

    Appaio distaccata dal mondo,
    strategicamente impersonale con chi lo popola,
    fuggo dalla produzione del conformismo sociale.
    Piscio e vomito i miei lamenti, sì!
    Ma è un sereno vivere
    entro un silenzio perfetto attorno alla mente.

    Dio…
    Perché sono così dura con il mondo intero?
    Perché tutto mi appare inutile e falso?

    Potreste prendermi a calci in culo
    per farmi uscire dai miei schemi folli,
    ma sono così elegantemente legata
    a questa mia pazzia,
    che pensare razionalmente
    non potrebbe farmi scrivere
    anche, e solo, quest’ammasso di parole
    che ancora mi ostino a chiamare poesia.

    Partecipo per la sezione B, accetto i termini del regolamento.

  42. OSSIGENO

    Brucia in fretta la vita,
    come fiammifero acceso
    di un fuoco che infiamma.
    Scintilla improvvisa
    che esplode nel buio,
    e va in cerca di aria.
    Si espande leggera,
    rallegra la notte,
    ma il suo tempo finisce
    e rapida piega
    il capo reclino.

    Cristina Biolcati

    Sezione B
    Dichiaro che questa poesia è frutto del mio ingegno. Accetto le condizioni del regolamento.

  43. QUANDO ARRIVA LA NOTTE
    Arrivo a un passo dal mare silenzioso
    col mio affluente dolce di parole
    per creature differenti
    millesimata
    di voci senza difese
    dono di sospensione e sperdimento
    ed oltrepasso il tempo
    privilegio e dannazione
    per secoli terrestri
    con la luce che scende tra i capelli
    spezzando raggi
    ancora luccicanti
    e fremente nelle vene del mondo
    ardo nell’utopica visione
    sprofondata in uno sfondo lontano
    fra sciami sollevati d’ azzurro
    dove svanisce il contatto con il cielo
    e in tale splendore
    mi concedo
    d’ essere inaudita
    quando arriva la notte-
    Sezione B Accetto le condizioni del regolamento

  44. SUGLI OCEANI DEL TEMPO
    Smarrito nei dedali di parole che correvano impetuose all’inseguimento di qualche balocco di tempo tuffato nel vuoto di una rapida cascata che lacerava i miei sogni, e che si gettava, come un nugolo di frammenti, nella profondità dei suoi rombi furiosi, ero cadùco del senso del mio vivere, come la fusione smorta di quella mancanza che s’era intagliata, pur composta di niente, in fondo ai miei incubi assediati da vibrazioni e fatiche; e nel raccoglimento di spiragli luminosi, vedevo diffondersi radici di tenebra nella mia stanza piena d’echi sordi che precipitavano da qualche lume aleggiante all’opposto del cuore, fra tinte affievolite di sereno: e in una nebbia di profumo, radiante dal suo centro, sentivo spargersi dalle conscie sabbie della mente la fine ed ardente presenza di Nicole che sorrideva al mio sogno, invitandomi nella perpetua bellezza delle sue primavere, per fiorire d’ogni altra dolcezza che potesse giungere fino a lei.
    M’inginocchiai a sfiorarne i solenni contorni come un’ape mellifera nell’atto di custodire il suo alveare, e nel lucido velluto della notte l’immaginazione placò tutt’intorno quel mutismo terrestre, per fare urlare a brandelli l’angoscia, mentre duttili greggi di stelle sbocciavano dall’appello degli occhi, galleggianti come fili di seta sugli oceani del tempo.
    Sezione A Accetto le condizioni del regolamento-

  45. L’erotismo è una forza vitale che può risollevare dalla routine quotidiana, come uno squarcio di luce che si apre sul buio del pessimismo, un orizzonte fertile di promesse che lascia intravedere il futuro, oltre il degrado della realtà.
    L’erotismo è il vettore della conoscenza, della scoperta, che proietta l’individuo nella dimensione creativa delle idee e delle soluzioni. Metti una sera, spenta la tv che passa i soliti programmi d’informazione, con della buona musica da ascoltare, c’è una rosa rossa da intingere in un bicchiere di cognac, le labbra protese sulle quali instillarlo goccia a goccia, un cielo terso e tiepido, un letto che sa di fresco e due corpi uniti in un unico abbraccio.
    Nella nostra mente ci deve essere spazio anche per la fantasia, per il piacere, per l’abbandono. Abbiamo bisogno di crearci un serbatoio di risorse positive a cui attingere, e se non riempiamo questo serbatoio di esperienze piacevoli, non riusciamo ad affrontare al meglio i momenti difficili che si presentano nel corso della vita.
    Sezione A – Accetto le condizioni del regolamento

  46. Il parto del demonio
    Non veste provocando, lei.
    Il suo corpo è in un continuo movimento sinuoso e lento anche quando va di fretta.
    Il ventre morbido si intravede sotto gli abiti e attira proprio lì dove e sconveniente soffermarsi con lo sguardo, lei lo sa e lascia che ne osservino la parte morbida.
    Molti uomini vorrebbero giacervi sopra senza più la necessità di dimostrare ma con il potere di aver già dimostrato, di averla già posseduta senza averla violata,di non averla umiliata ma rispettata e ossequiata; di averla annusata riempiendosi il corpo del suo odore.
    Di nascosto però, come un essere maligno ruba, vorrebbero questo da lei e, nello stesso tempo, averla lì disponibile, stanca, fresca, riposata e pronta a un amplesso già deciso.
    Lui lo fece.
    Sezione B , accetto il regolamento

  47. Rosa Bizzintino.
    Poesia. La libertà.
    Scorre la libertà
    scorre come un fiume
    inquieto,
    va verso il mare aperto
    fino al cielo
    va dove nasce
    un arcobaleno
    di mille colori
    va verso un prato
    di fiori,
    corre e va
    per le strade
    per le strade gremite
    di gente e
    con un grande abbraccio
    raccoglie tutto o niente.
    Sez.B accetto il regolamento.

  48. Per dirti

    Per dirti amore
    ho dovuto
    vivere mille vite
    perché di terra sono fatta
    terra lontana e calpestata
    terra nostalgica e allontanata
    per dirti amore
    ho dovuto
    graffiare il tuo petto forte
    perché di acqua sono fatta
    acqua oceanica e sconfinata
    acqua salmastra e distratta
    per dirti amore
    ho dovuto
    amare diversi volte
    perché di aria sono fatta
    aria calda e laboriosa
    aria vitale e vittoriosa
    per dirti amore
    ho dovuto
    rinascere senza pentimento
    perché di fuoco sono fatta
    fuoco ambiguo e seduttore
    fuoco amico e protettore
    oggi
    per dirti amore
    non devo fare niente di più
    che amarti senza impedimenti
    perché di te
    io sono fatta

  49. La Poesia
    La poesia vive nelle piazze
    Tra i cantucci delle chiese
    Vive sui merli dei palazzi antichi
    Vive tra le fronde mosse al vento
    Vive nei mercati
    dove il sudore si mesce ai fiati
    Vive tra gli schizzi di pioggia e di fango
    La poesia vive nei prati
    Vive nelle rupestri colline
    Vive d’un attimo e poi fugge
    Vive nei luccichii delle tetri notti
    Vive, respira,la sento
    mi batte il petto e mi sussurra: scrivi
    Cristiano Salvatore Maiorino
    Sezione B
    Accetto il Regolamento

  50. DANIELA PORCELLI– sezione B – Accetto il regolamento
    QUIETE DI SERA
    A chi sorridi in questa dolce quiete di sera ,
    che sa di te, di me, di verde,di amore
    e di tigli
    dai quali scende silenziosa la polvere dei fiori.
    E i tigli profumano sensuali,
    in una serata di giugno
    in una notte di mezza estate..
    DANIELA PORCELLI

  51. oh!!!!!! SARDINNIA DE AMORE CARA S,ITALICA NATZIONE DA E TUE CREADA SE FURRIADA A MAMMA MALA ,SA TERRA ,SA CULTURA,SA LIMBA E SOS ALIMENTOS TIN DA LEADU PO POI DICHIARARRE GHERRA A SA TERRA DE SOS SHARDANAS,,,DEGNUS SEUS NOSU POPULU SARDU DE POTERE ABITARE CUSTA AMADA TERRA ???
    CHI NON AIZZAMOS SA MENTE AD ESSET UNU POPULU LIBERU
    DE LIMBA ,CULTURA ,STORIA ALIMENTOS,E FORTE ECCONOMICAMENTE!!!!AMMAMOS SA NOSTA TERRA E BINCHIMOS CUSTA MISERA GHERRA

    luigi zucca sezione b accetto il regolamento

  52. oh!!!!!! SARDINNIA DE AMORE CARA S,ITALICA NATZIONE DE TUE CREADA SE FURRIADA A MAMMA MALA ,SA TERRA ,SA CULTURA,SA LIMBA E SOS ALIMENTOS TIN DA LEADU PO POI DICHIARARRE GUERRA A SA TERRA DE SOS SHARDANAS,,,DEGNUS SEUS NOSU POPULU SARDU DE POTERE ABITARE CUSTA AMADA TERRA ???
    CHI NON AIZZAMOS SA MENTE AD ESSET UNU POPULU LIBERU
    DE LIMBA ,CULTURA ,STORIA ALIMENTOS,E FORTE ECCONOMICAMENTE!!!!AMMAMOS SA NOSTA TERRA E BINCHIMOS CUSTA MISERA GHERRA

  53. Siamo soli

    Odorar la nostra vita
    come niente fosse;
    perderla
    quantunque lasciarla sprofondare
    nel baratro
    di un eternità senza confine

    tu
    come nessuna stai
    e come tutti vivi
    ignara

    Accarezzati nell’oblio
    sperditi nel pensiero
    e nel sonno
    placati

    Siamo soli.

    Valeria Bulla – sezione B – Accetto il regolamento.

  54. Ho nascosto il vento fra i pugni
    perché a volte vorrei sentirne il bisbiglio nelle notti d’estate,
    quando il caldo non dà suoni
    e le stelle sono anime nostalgiche un po’ come me,
    che penso forse troppo a quei barlumi che nascevano dalle tue dita
    per poi stendersi sulle mie guance
    cercando quell’amore che forse io non sapevo dare.

    Non vado inseguendo alibi
    come cane giustificato dall’abbandono,
    perché la finta faccia che porto si scioglie sotto l’alba e si riveste nella sera.
    È così grande quell’attimo che ogni giorno mi arresta
    ed il pensiero conduce a quelle rime che piangevano di noi,
    e tu crescevi tra i miei respiri come una primavera
    che poi voleva ritornare inverno.

    Stringo il vento fra le mani,
    il suo bisbiglio adesso non mi consola, il fumo mi circonda.
    Domani le lacrime saranno solo un ricordo.

    Eccola la sera, ha già danzato per me.

    Francesco Luca Santo

    (Sezione B- accetto il regolamento)

  55. “Tra lettere, insieme”

    Alte nel cielo nuvole chiare:
    macchie disperse di pace celeste,
    stelle dipinte sempre più rare.
    Lassù lontano brilla un sorriso:
    par un diamante, il sogno riflesso
    di ciò che qui in Terra si posa sul viso.
    Scorron poi fiumi, sempre più forte:
    cadono a pioggia, bagnando le mani,
    quasi d’Autunno le foglie già morte.
    Torna il ricordo del tempo che fu:
    con te vicina nel quando più vero,
    ma adesso tu lì, nel cielo più blu.
    Prego ch’un sogno mi porti da te:
    triste illusione, vana speranza,
    non trovo più pace dentro di me.
    Alzo lo sguardo a ciò ch’è rimasto:
    il lieve rossore d’un nuovo tramonto,
    sperso d’azzurro nel cielo più vasto.
    Mi siedo infelice e respiro la sera:
    a lei confido ogni rimorso,
    a lei io scrivo con penna sincera.
    Scrivo d’amore, o forse dolore;
    nell’ultimo ed unico mezzo che ho
    almeno vivrai il resto dell’ore.

    Flavia Risalvato – Sezione B – Accetto il regolamento

  56. Hai bisogno solo di me
    Lascia che i tuoi miraggi si avverino,
    Lascia ce le mie mani ti sfiorino.
    Non hai ricordi di quel che è stato
    Perché navighi in acque scure
    E se ce li hai, li scompigli ancora
    Perché vuoi sempre vagare.
    Lascia che la tua vela si allarghi
    Ed io enfatizzi su di essa il mio respiro,
    Abbandonati al volere dell’amore
    E che sia lungo,
    Poiché non siamo più bambini.
    E ti so tra quelle acque stanotte,
    Ti so in un altro mare
    Come devo stare? Io sto male!
    Tu dici di non temere
    Io pavento tu possa affondare.
    Se la tua cupida bocca
    Bevesse altra acqua,
    Se il tuo corpo accaldato
    Si saziasse d’altra linfa?
    Smettila di viaggiare,
    Stai con me, cedi solo a me
    Il tuo cuore sfregiato
    E la tua virilità ormai navigata,
    Che la notte non mi farà paura.
    Illuminerò io le tue serate,
    Sarò io l’oceano che hai sempre voluto,
    Il faro più splendente,
    La stella maestra,
    l’ancora più sicura,
    La sabbia più calda.
    Fermati e rimani,
    Rammenterai appena le tue viaggiate.
    Non hai capito ancora
    Che hai bisogno della terra
    Ed io qui ferma ti aspetto ancora!

    Angela Mori sezione B Accetto il regolamento

  57. Nascerà
    un neonato, gemendo.
    Crescerà
    un bambino, giocando.
    Vive
    un signore, sorridendo.
    Muore
    un vecchio, tremando.

    Davide Napolitano, sezione B, accetto il regolamento

  58. Lui e il suo vino

    “Scusiamoci e beviamo buon vino!”- Aride le bocche cingevano il cristallo e la lingua si abbeverava di’ scarlatta delizia come arbusti essiccati dal sole e beate dalla prima pioggia d’autunno. “Non pensiamoci “- e si serravano occhi; via pensieri che maligni erano e quasi nobili divenivano! Non bruciava quasi più quello schiaffo su viso né tanto meno quello morale; a ogni goccia andava via un frammento di memoria da poco avvenuta. “Suvvia ,baciamoci!”- E il sapore del nettare divino inebriava i concetti. “E’ notte si dorme” -E dopo l’amore che durava scarsi attimi per debolezza fisica e poco sfizio, si tornava a riposare. Con il vino l’assoluzione aveva un altro gusto;al mattino il suo favorire darà ancora un altro disperato giorno.

    • Parole

      E traboccano
      parole.
      Fiume ingrossato
      tra sponde erose
      noi due.
      Parole che
      come acque liberate
      dalla chiusa
      colluttano
      s’accavallano
      colpiscono.
      Parole che
      come bava rovesciata
      da un posseduto
      invadono
      sporcano
      bruciano.

      E schizzano
      parole
      sulla nostra tavola
      imbandita di livori.
      Che fare di tante
      troppe parole
      che avvelenano?
      Forse
      basterebbe scrollarle
      per lasciare spazio
      ai sorrisi esclusi.

      ***
      Sezione B – Accetto il regolamento

  59. Hai bisogno solo di me
    Lascia che i tuoi miraggi si avverino,
    Lascia ce le mie mani ti sfiorino.
    Non hai ricordi di quel che è stato
    Perché navighi in acque scure
    E se ce li hai, li scompigli ancora
    Perché vuoi sempre vagare.
    Lascia che la tua vela si allarghi
    Ed io enfatizzi su di essa il mio respiro,
    Abbandonati al volere dell’amore
    E che sia lungo,
    Poiché non siamo più bambini.
    E ti so tra quelle acque stanotte,
    Ti so in un altro mare
    Come devo stare? Io sto male!
    Tu dici di non temere
    Io pavento tu possa affondare.
    Se la tua cupida bocca
    Bevesse altra acqua,
    Se il tuo corpo accaldato
    Si saziasse d’altra linfa?
    Smettila di viaggiare,
    Stai con me, cedi solo a me
    Il tuo cuore sfregiato
    E la tua virilità ormai navigata,
    Che la notte non mi farà paura.
    Illuminerò io le tue serate,
    Sarò io l’oceano che hai sempre voluto,
    Il faro più splendente,
    La stella maestra,
    l’ancora più sicura,
    La sabbia più calda.
    Fermati e rimani,
    Rammenterai appena le tue viaggiate.
    Non hai capito ancora
    Che hai bisogno della terra
    Ed io qui ferma ti aspetto ancora!

    Angela Mori

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  62. Gioco pericoloso
    Serpente silenzioso,
    vorrei parlassi,
    ma lentamente ti trascini
    e mi guardi.
    Sembri avvolgermi
    per voler giocare.
    Nel sospettoso mistero,
    cauto mi leghi
    ed io,
    che dal gioco ero così presa,
    soffoco sognando.
    Patrizia Marinelli
    Sezione B – Accetto il regolamento

  63. Le ragazze

    Le ragazze cattive
    ti bruciano dentro
    con unghia laccate
    e la voglia di averti
    sopra divani sgualciti,
    su metrò abbandonate…
    lungo strade tortuose
    ti cercano ancora
    per lasciar segno di se.
    Le brave ragazze
    ti stanno vicine
    sinuose passeggiano
    lungo i declivi più dolci,le piatte pianure.
    Non ti chiedono mai,
    se l’incontri per strada
    chi fosse il tuo amore,
    l’ennesima croce che porti sul petto.
    Sono cosi’,
    leggere e friabili
    contente di esistere,
    biscotti di burro
    dentra tazze da tè.
    Le sorelle malvagie
    ti succhiano il sangue
    quando ti baciano,
    ti svuotano dentro
    e,dopo felici,corrono via.
    E tu le rincorri
    da stupido amante
    cercando negli occhi
    del gelido inverno
    risposte tranquille
    per fugare l’insonnia.
    Quelle tranquille
    tu le ami a metà
    sentendoti vecchio
    alle loro lusinghe,
    ormai prigioniero
    di antiche passioni.
    E ti ridesti
    sudato e distrutto
    da caldo e scirocco
    in un sogno d’estate
    e,
    l’unica cosa
    che vai a cercare
    sono le donne cresciute
    che ti hanno fatto impazzire
    senza alcuna pietà.

    Sebastiano Impalà

    Sezione B- Accetto il regolamento

  64. SIAM TUTTI NOI

    Coi nostri sguardi sereni, fermi,
    mollemente adagiati sull’orizzonte,
    insieme poggiamo i nostri occhi
    sull’infinito mondo che vorremmo
    sicuro,accogliente, più a nostra misura.

    Arriverà presto il tempo dell’alba,
    cangiante, profumata, sfumata,
    coi colori ancora pastello,
    coi tenui riflessi del primo sole,
    tiepida, carica di questi nostri silenzi,
    che son più di parole.

    Poi il giorno ci vedrà insieme
    e finalmente i nostri cuori
    ambiranno affamati la pace,
    così aspetteremmo infilati
    in questa atmosfera lenta,
    piena dei nostri respiri,
    delle nostre risate,
    che ora vanno dentro quei fili di sguardi.

    Arriverà la sera, il suo tepore,
    scenderà il vento e lì sul mare,
    così assurdamente celeste, diventeremmo folla
    e staremmo sopra il tramonto, il crepuscolo,
    poi ecco una nuova alba.

    Sorrideremmo, mentre la figura di un angelo,
    non tanto lievemente, ma un po’ deciso,
    poserà su noi tutti la tanto agognata pace
    che insieme abbiamo reso salda,
    costruendola con tanta pazienza,
    forza,tenacia, ma anche
    con miriadi di sogni risoluti,
    tenendoci strette le mani,uniti i cuori
    guardando la stessa meta,
    senza mai spezzare
    le nostre preziose catenelle d’oro,
    legate fra loro da una realtà,
    non così tanto ardua… La pace.

    Sarà un folle sogno?

    Giuliana Coni (sezione B Accetto il regolamento)

  65. – Sul suo corpo –
    Sul tuo corpo
    I miei occhi, inquieti e bramosi
    Vagheggiano lenti e libidinosi
    Creando itinerari da esplorare
    Come due viandanti drogati
    I miei occhi, incantati ed ammaliati.
    Sul tuo corpo
    Si fermano un attimo, appena storditi
    Sui morbidi fianchi accoglienti, rapìti
    Osservano stupefatti, i punti meno osservati,
    Quelle che sono le pieghe più belle
    Sulla tua pallida e inebriante, tomentosa pelle.
    E fra le mie dita v’è il più ardente sfiorare
    Il tuo capezzolo pulsante e inturgidito
    Nella mia lingua confusa, il tocco si ravviva..
    Labbra che s’uniscono e si gustano
    Con trasporto, pazienza e sapienza
    Come saporite visciole.
    Denti famelici mordono a vicenda
    Affondano nella polpa
    Guadagnandone il seme.
    Smaniosi entrambi di estrema follia
    Stimoli tu la mia ed io la tua fantasia.
    I nostri sguardi si sfidano
    Le nostre voci invocano estenuanti imprese
    In un inferno voluto e confermato
    dal vigore di un nome assegnato…
    Estasiato sprofondo
    Nell’abisso d’un amplesso all’insegna del Piacere
    Impetuoso
    Selvatico
    Placandosi poi, anche solo un momento
    Pur serbandosi sempre
    Supremo e assortito.
    Roberto Medda
    (sezione B – accetto il regolamento)

  66. Addio mio amata
    Lei mi guardava con sospetto, rapidi movimenti degli occhi, che si incrociavano con i miei.
    Le attese silenziose venivano rispettate, gli intervalli tra un respiro e l’altro si accorciavano,la vista scura di lei si mostrava in tutte la sua crudeltà.
    Ma che onore farne parte, tic toc, tic toc, i passi si udivano sempre più forti, l’ombra del suo corpo iniziava a scorgersi dietro l’angolo
    Piccoli raggi di luce riflessi si fanno beffa di me, il mio me più vero
    Ed io correvo, e correvo ancora,
    offuscato dal tenore del suo fiato, ormai vicino al mio viso.
    E le sue mani su di me, per un attimo, sembrano quelle di una dolce amata.
    Ormai l’orologio scandiva gli ultimi rintocchi di un giorno quasi finito,
    di una vita ormai arrivata alla fine,come quando, dopo una bufera di neve, cadono gli ultimi fiocchi sul manto bianco.
    Addio mia amata, che il mio amore non ti ho saputo donare.
    Giovanni Vittorio
    (sez. B accetto il regolamento)

  67. AGOSTO

    Sono qui
    appesa al filo teso
    della semplice follia
    Dipinta d’erba e di susino
    di grottesche reti
    per prigioni
    Verdi come erba verde
    come tartarughe assolate
    come gangli di venti
    ondeggianti.
    Sono qui
    tra ulivi scalzi
    e candide sedute
    distese nei prati
    tra gerani cadenti
    e saettanti edere.
    Sono qui
    nel pomeriggio d’agosto frusciante e splendente
    nella mia terra che odora di vento
    trafitta dal mare
    e dal sole
    in perpetuo abbandono

    Beatrice Nioi

    (sezione B, e accetto il regolamento)

  68. AGOSTO

    Sono qui
    appesa al filo teso
    della semplice follia
    Dipinta d’erba e di susino
    di grottesche reti
    per prigioni
    Verdi come erba verde
    come tartarughe assolate
    come gangli di venti
    ondeggianti.
    Sono qui
    tra ulivi scalzi
    e candide sedute
    distese nei prati
    tra gerani cadenti
    e saettanti edere.
    Sono qui
    nel pomeriggio d’agosto frusciante e splendente
    nella mia terra che odora di vento
    trafitta dal mare
    e dal sole
    in perpetuo abbandono

    Beatrice Nioi

    (sezione B, e accetto il regolamento)

  69. sez. B – accetto tutto
    [Quel che accade in un momento potrebbe non accadere mai]

    Nel caso in cui un mondo a luci gialle si impadronisse di te
    e le dominanti del colore
    non ammettessero altra verità
    se non quella del sogno

    [un sogno in cui ti ritroverai a leggere libri in lingua straniera
    a una bambina rapita dalle immagini]
    tu
    lascia accadere le cose che accadono
    concedi alla sorpresa di sorprenderti
    anche quando tutto sembra evidentemente
    una truffa organizzata.
    Ti ritroverai a vagare in un mondo a luci gialle
    in cui le dominanti del colore
    non ammettono altra verità.


    Delirio incandescente raffreddato nella neve.
    La serratura di una porta che non apre
    e che per lo stesso principio
    non potrà chiudersi più.
    La verità galleggia sospesa in un mondo a luci gialle
    e si condensa in una certezza fatta a forma di chissà.

    E tu
    che fino a ieri ne eri escuso

    ti ritrovi a chiederti com’era possibile

    che fosse impossibile

    tutto questo.

  70. Pala Dalila (Sezione B – Accetto il regolamento)

    Avrò un nome.
    Ci pensi?
    Dopo la morte,
    lo pronunceranno
    o quando verrò al mondo,
    ma poi mentre,
    nessuno lo dirà.
    E’ difficile sai?
    Diventare un nome
    quando non si è.
    Ed io non sono tante cose,
    non sono me neppure.
    Ma quando avrò un nome
    e mi chiameranno così,
    tu mi sentirai da oltre
    senza fonema né forma,
    essere soltanto. Io.

    Pala Dalila

  71. Nome e Cognome: Simone Vanali
    Sezione: poesia
    Titolo: Occhi d’acqua
    Accetto il regolamento

    Occhi di acqua nel buio,
    annaspanti nel cuore d’ognuno

  72. Poesia. Forza d’animo.
    Come il fondo di un pozzo
    è la miseria,
    la vedi ma
    non la puoi toccare,
    non ti sporgere oltre
    così a cader giù
    nel buio profondo.
    Rialzati, volgi il tuo sguardo su al cielo,
    alla luna, alle stelle e
    agli orti che generosa
    li rischiara e
    sorridi al tenero germoglio
    che spunta quieto
    dalla terra bruna
    appena arata.
    E mira gli uccelli che
    fanno chiasso
    al tramonto,
    rialzati e
    guarda il pozzo,
    stavolta fermo,
    deciso, sicuro e
    vedi la luna e
    poi corri
    nella distesa dorata
    dei campi di grano che
    scintillano all’ora tarda.

  73. PER ANDARE DOVE?
    Quando fui per andarmene, sulla porta di casa mi aveva detto:
    – Guido, dolce amico. Sto per partire. Voglio raccontarti una cosa che mi capita in questi tempi. Da qualche giorno mi ossessionano queste parole: “Notti nei giardini di Spagna”. E mi immagino d’estate, in giornate caldissime, in un grande giardino misteriosamente compenetrato con gli altri, fresco, con grandi alberi e dolci profumi. Di notte leggere brezze rinfrescano l’aria, e in uno di questi giardini vi sono delle persone, gruppi di amici, che conversano sereni, a bassa voce; e anche io sono insieme a loro, teneramente, e la notte trascorre lieta e leggera, in discorsi elevati, in pacate conversazioni, in racconti di straordinarie avventure, rievocazioni di leggende, ricordi di altri viaggi, di grandi amori, di tempi che non sono più. E io, io mi struggo per la nostalgia di quel mondo irraggiungibile.
    Udivo dentro la mia testa la musica delle Notti nei Giardini di Spagna. Quella notte sognai di essere in un tempo nel quale i sogni si avverano sempre. Io ero lui. Ero in quel giardino, solo. Avvertivo in maniera quasi palpabile di essere a un passo dalla verità. Lei era partita con il mio migliore amico.

  74. Sporco denaro,
    per un pezzo di pane
     Annienti le vittime
    di cui le forze son vane.
    Denaro egoista,
    compri l orgoglio,
    E l anima persa della triste puttana. . 
    Riempi le tasche al potere omaggiato,
    Da sbavati pagliacci vestiti di trucco. .
    Sporco denaro. .
    Sei la mano del male,
    E noi. . .
    Chiusi in quel pugno
    gridiamo allo sdegno. .

  75. Filippo Salvatore Ganci
    (sez. B – accetto il regolamento)
    NUOVA ALBA
    ACCENDO L’IDEA
    CHE VIVE DA ANNI NEL BUIO
    È INVECCHIATA MA VIVA
    MI LANCIA UNO SGUARDO
    DI RIMPROVERO
    E DICE SPEGNI!
    TENTO DELLE SCUSE
    MA LE GUANCE DIVENTANO ROSSE
    ABBASSANDO LE PALPEBRE
    DICO:- SONO QUI!
    NON HO SCUSE
    ORA SONO PRONTO
    E VEDO CHE MI ASPETTAVI
    … E SIA NUOVA ALBA

  76. Un’amicizia senza fine
    Quel giorno,
    un’amicizia senza fine,
    ha rischiato di sbriciolarsi per poi sparire nel nulla.
    Un’amicizia speciale tra una lei e un lui stava per volare via….
    Quegli sguardi delusi, incazzati e dispiaciuti,
    che aveva ciascuno di loro,
    quando si sono allontanati,
    dopo aver avuto quella piccola e brutta discussione,
    era doloroso.
    Lei non aveva mai visto degli occhi feriti da lei,
    quello sguardo che appena vede lei si intristisce
    e lo gira da un’altra parte.
    Spero tanto che un giorno
    lui accetti le sue scuse
    e che leggera’ quei occhi pentiti
    pieni di dolore,
    che sa di meritarsi ciò
    e che per un semplice errore
    e’ arrivata a ferire un amico importante.
    Di una cosa e’ certa,
    che ora hanno capito tutte e due il bene che si vogliono
    e che tutte e due avrebbero dovuto parlarsi e dirsi ciò che non andava
    e soprattutto sa che quando si risolverà
    loro torneranno più amici di prima.
    Lei non aveva mai conosciuto
    una persona così sensibile e speciale come lui.
    Questa e’ un’amicizia unica, speciale,
    senza fine
    e questo sbaglio e’ servito a far capire
    che quest’amicizia va curata di più,
    perché e’ davvero un qualcosa di prezioso.
    E un qualcosa di prezioso,
    nella vita e’ raro che succeda,
    quindi quando capita,
    non bisogna lasciarselo scappare,…mai!
    Gabry Ficca
    (Sez B accetto il regolamento)

  77. OGGI NOI DUE
    Con il sole tra i tuoi riccioli neri;
    questo giorno sarà radioso per amarti.
    È profumato invito dai profumati petali
    per un gioco tra giovani, innamorati.
    Con reale sentimento ricevi invito
    ad entrare nel giardino dell’amore
    dove sarai circondata dalla passione
    che unisce e trascina nel profumato fuoco.
    Antonio Da Campo 2014

    • CUORE SOLITARIO
      Eppure batte questo cuore stanco, immutabile ritmo presente per cingere a sé ogni sottil sospiro.
      E batte nel tempo in cui tu gaio vivi, nel
      pianto che di amaro hai assaporato, nei giorni
      dell’amor, nei caldi amplessi, nel
      gelo che pervade in una vuota sera, nel sole
      caldo di una primavera.
      Ritmo incessante, complice compagno di una vita.
      Cuore solitario che non sa parlare, ma ad ogni battito si vuole rivelare.
      E pulsa forte da toglierti il
      respiro solo per rimembrarti che tutt’or sei
      vivo!

  78. IL CONGUAGLIO
    E’ stato proprio il conguaglio dell’acqua
    a farci annegare la vita
    a infradiciare il nostro povero amore
    a renderci naufraghi tra le bollette
    le nocche nervose dei creditori insistenti
    alla porta segnata da gragnuole di pugni
    con noi dietro muti senza emettere un fiato
    confidando sulla loro stanchezza.
    A nulla è servito barcamenarsi
    tra gli sconti e le offerte sempre più audaci
    dei supermercati in guerra perenne
    per ottimizzare il costo del lavoro
    licenziati in tronco da una crisi bastarda
    tranciati da un taglio che ci ha mozzato la testa
    ora siam qui di fronte alla finestra
    indecisi se aprirla e buttarci nel vuoto
    o chiuderla bene ed aprire il fornello
    trovando nel gas un qualche rimedio
    ma facciamolo subito
    prima che taglino anche quello…
    ROBERTO MARZANO . Sez. B (accetto il regolamento=

  79. DAL WEB ALLA REALTA’ IN PUNTA DI PIEDI

    Bip…Bip…..sms !
    Un indirizzo, un orario e poi silenzio !
    Accetto la sfida !!! penso…..
    Scendo per strada, veloce il via vai per allestire il mercato di San Lrorenzo. Mi guardo attorno smarrita tra chi come me, straniero, nella fredda Firenze mattutina. Sinistra ?…Destra?…dove vado,mi chiedo. La sensazione è come quando stai per perdere il treno , calore al viso, tachicardia, ansia….ma la sicurezza di una donna che si sente innamorata mette le ali ai piedi.
    Firenze amica mia , compagna di gioie e tristezze, non puoi nascondere via alcuna a chi sa cosa vuol trovare. Puntuale come un orologio son quì ad aspettarti, miriadi di automobili mi sfrecciano accanto…..osservo gli automobilisti : Sarà lui? O lui ? E…se mi passasse dinnanzi e non si fermasse?. I pensieri si accavallano l’uno su l’altro: Come potrò riconoscerlo? Di lui conosco solo l’anima , ma non ha un volto l’anima, mi ripeto…….Poi, il cuore batte all’impazzata quando voltandomi lo riconosco, scoprendo che in fondo anche l’anima ha un volto, il suo !!! Volo tra quelle braccia, mi tuffo nel suo abbraccio, gli porgo la guancia ma, sono le mie labbra che lui vuole. chissà cosa pensa mentre le sfiora delicato.
    Felice !!! Sono felice!!! Mi scoppia il cuore !
    “Sono brava ?” chiedo…..
    “Lo sei !” risponde…..
    E’ così facile dialogare con lui, sembra di conoscerlo da sempre, complice il suo sguardo sornione, i suoi gesti….. com’è bello associare le sue espressioni alla sua voce, sono emozionata ! Se mi prendesse le mani ora, si accorgerebbe che tremano e sono fredde ma non per il freddo. Il bar, il caffè…… “Uffa vorrei essere sola con te !”…penso. Il mio cuore è assetato, penso a ciò che non è stato: a quanto sarebbe stato bello!
    E’ ora di andare 😦 baciami ancora ti prego… (penso) Quasi avesse sentito, mi allarga le braccia e il cuore. Dio come ho bisogno del suo calore ! Vorrei dirglielo ma non riesco 😦 .Baci dolci che sanno di latte e di caffè , baci amari che sanno di addio…… Che pace sul tuo cuore. Dicono che Firenze sia trafficata la mattina, strano…..nessuno attorno a noi !
    Baci…baci..baci !
    “Ti voglio !” vorrei dirti…. ma tu già vai via lasciandomi sola, le lacrime scivolano piano sulle labbra che sanno ancora dei tuoi baci. Svegliandomi dal dolce sogno, mi accorgo di quanto Firenze sia trafficata la mattina e…assorta nei miei pensieri mi incammino nella lunga strada verso casa ……

    Patrizia Martis
    sez. A
    Accetto il regolamento

  80. SONO
    V’è un luogo in cui
    pezzi di vita
    son racchiusi nel battito d’ali
    di dolci farfalle
    esse paura non hanno
    di te….di me
    che incerta e impaurita
    mi appresto a sentire
    le note impazzite
    e travolgenti
    di voci in preghiera.
    In punta di piedi
    mi unisco, piano…..
    La voce è un sussurro
    ma dentro RUGGISCO.
    Ancora..ancora..ancora
    il mio cuore viene arato, fresato
    preparato per la semina
    Ora è terreno fertile
    semi d’amore e di universo
    vi vengono posti
    affinchè io possa cogliervi
    raccolti d’amore.
    Ancora…ancora..ancora
    mille tam tam impazziti
    il suono del mio cuore
    Sono lontana, sono in Africa
    danzo con gli indigeni
    pisto forte sos pese
    in sa camminer’è sa fida
    Sono aria, sono fuoco
    sono la forza…Mi senti?
    Volo su ali d’aquila
    sono lontano..
    sono vicino…
    tremo, sono fragile
    Sono tempesta
    Sono uragano
    Sono la pioggia che lava
    Sono il sole che scalda
    Sono l’amore, sono la vita, sono l’universo !

    V’è un luogo in cui
    ancora nella notte
    risplendono mille lucciole
    scenari d’incanto
    piano nel silenzio
    i grilli…con magico canto
    accompagnano
    carezze di mani tremanti
    baci di teneri amanti
    Occhi indiscreti e curosi
    osservano stupiti
    a scoprire e sognare l’amore
    Notte di mezza estate
    brezza sottile che smuove le foglie
    La pelle vibra al tocco leggero
    delle mani
    le bocche avide di baci
    i cuori avidi di tenerezza
    Nello spazio d’un attimo
    a piene mani riempiamo
    il pozzo dei sentimenti
    per poi attingervi
    in periodi di secca
    a dissettare l’anima
    Sono la pioggia che lava
    Sono il sole che scalda
    Sono l’amore, sono la vita, sono l’universo !

    V’è un luogo in cui
    una donna si agita nel sonno
    i suoi sogni
    sono leoni nella Savana
    sono aquile che volano verso la libertà
    sono farfalle…sono lucciole
    I suoi sogni
    sono l’uomo che ama
    mentre…raggomitolata sola nel letto
    una lacrima scivola piano
    a dissetare l’amore
    seminato sulla sua bocca
    Ora sono un prato in fiore le sue labbra
    Siamo la pioggia che lava
    Siamo il sole che scalda
    Siamo l’amore, siamo la vita. siamo l’universo !

    Patrizia Martis
    sez.B
    Accetto il regolamento

  81. LA MIA TELA BIANCA
    Ed ecco la mia tela bianca,
    limitato spazio
    contenitore di ogni possibile.
    I colori trovo nell’Anima,
    che, nel silenzio, sente e vede
    oltre ogni bruma.
    E dal nero dell’abbandono
    come dal grigio della tua assenza
    traccio,
    sul lino vergine,
    strada ferrata che all’infinito s’incontrerà.
    Ferite, grondanti gocce alizarina,
    da ipocrisia e tradimento inferte
    scelgo di trasmutare in tramonti infuocati
    attesa del domani,
    labbra traboccanti della bramosia di te,
    chicchi di melagrane prospere
    petali di rose posate in bilico
    tra realtà e immaginazione.
    Il deserto intimo,
    arancio solitudine dalle ombre viola pentimento,
    di campi di grano e profumata lavanda
    vesto.
    Blu abisso angoscia,
    che risucchia ogni respiro,
    ferma la discesa nella sua scala
    dentro la cromatica notte,
    sopra il mio pennello
    e scivola in culla
    di audaci amanti
    tra cielo impunturato da bottoni argentei
    e mare appassionato
    come i loro corpi avvinghiati
    nell’amplesso
    che ruba all’attimo
    l’eternità.
    Il verde del rancore,
    marcio d’odio,
    è ora chioma d’albero e stelo gentile
    accarezzati dal vento
    che porta in sé
    racconti antichi.
    Le marroni terre
    che ogni ricordo ricoprono,
    anelate nella disperazione,
    saranno il colore dei tuoi occhi
    nel modo che vorrei che mi guardassero
    mai sazi
    persi nel desiderio di noi
    altari della vita appassionatamente consumata.
    Giallo desolazione e impotenza
    supera i confini dell’inutilità
    per sciogliersi nel sole,
    nei riflessi di pelle brillante
    e accarezzare il manto del cucciolo acciambellato.
    La trasparenza delle lacrime
    è la luce che inonda
    nuvole azzurre e rosa
    dei sogni bambini che non ho più,
    lampo del faro in tempesta,
    si posa sul dorso rosso coccinella
    pronta a volare via
    per regalare fortuna
    a chi ancora possiede
    sorriso d’infanzia.
    Il bianco del sudario,
    mantello che avvolge il mio cuore,
    sarà lieve grazia danzante
    sulle ballerine di Degas.
    Ed ecco la mia tela
    non più bianca,
    rifugio e ponte
    specchio e varco
    di mille anime
    così
    purificate e
    libere.
    Maria Antonietta Milia
    sez. B – Accetto il regolamento.

  82. IO CHIEDO SCUSA

    Lascio il marciume di una terra arcana
    nelle mani degli dei, piccoli sordi lividi
    e nella stessa devastazione che hanno creato
    in nome di una giustizia vuota.
    L’inorridire dei passi sui passi, l’eccidio delle ombre
    questo lascio, in nome di una strana libertà che fa male.
    Hanno provato a fuorviare la strada, poveri matti
    un manicomio di anime deliranti
    deridenti e arcuate, minime e indolenti
    vergognose d’intento e intelletto, mediocri nel cuore.
    Mi ciondolo ancora, tra le grazie della mia luce, non mi rimando
    né di riflesso vivo, ma, Sono, e mi basto.
    Essere ha un potere supremo
    fa troppa paura, quasi come un abbandono.
    Non provare a cercarmi ancora tra i morti, la tua veglia
    è assurda e vana, ha una fronte alta il mio tempo
    ali larghe come spalle e la luce, sa filtrare finestre e tende
    non s’arrende alle tenebre, né alla meschinità.
    Sai, è carnale un bisogno, troppo vero al tocco, troppo umano
    le verità, sono crudeli, strappano la benda dagli occhi
    stridono i denti, come un dolore.
    È il vacuo di un affetto sordo, che ha tragitti scoscesi e attenti
    cadendo ci si fa solo male, e si ha sempre paura
    come delle vie di mezzo, non hanno luogo, né cerchio, né senso, né casa
    e l’amore è una pretesa, un guanto, una corda, un cappio, una sfida
    troppo grande, troppo impegno, essere uomini pesa
    e gli eroi è ovvio, sono delle favole, e io
    io chiedo scusa, non so essere fata né dea.

    Resto solo una donna

    Giusy Carofiglio

    (sez B Accetto il regolamento )
    http://liberamentecuore.wordpress.com/2014/05/16/io-chiedo-scusa/

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