Onde rod di Mario Pischedda – Le recensioni di giuseppe carta


Mario Pischedda

Dopo esserci imbarcati ONDE ROD, senza l’aiuto di una Travelgum, la visuale si capovolge. Tornare ad essere bambini è l’imperativo. Ciò che si è vissuto fino ad un secondo prima è ormai troppo remoto, non ci si può permettere di rimanere vincolati ai vecchi punti di riferimento.

Pischedda day_05Se si è in ballo, tanto vale ballare, in tutto 71 minuti per dirla alla Ghezzi.
Al “Trigu” lo schermo si raddrizza e si viene sballotati dentro strade e pensieri di altri Noi, ognuno con le proprie certezze e i propri dubbi: le motivazioni per sorridere non mancano e arrivano anche al momento sbagliato.
E’ un viaggio che dura una vita intera, ogni situazione è il filo del discorso, ERRARE diventa impossibile. Tutto è giusto, anche ciò che fino a poco prima manifestava il contrario.
La semplicità ci avvolge, niente è scontato e l’ovvio non si intravede, mai.

Forse è Sadali, forse sono le onde, forse è la strada statale 131 a provocare il mal di mare, oppure è l’istinto che vuol riemergere.

L’inconscio ad ogni scena suggerisce una considerazione decisiva, subito è scavalcata dalla successiva, Onde Rod, come la vita esiste solo nel presente, che d’un tratto Pischedda trasferisce nel 1925, ai tempi di Ėjzenštejn e La corazzata Potëmkin, la libertà ci assale e ci fa notare quanto la realtà sia diventata improbabile.

L’unico antidoto è chiudere gli occhi e ascoltare la musica di Mario Massa.

onde rod Dopo l’ultima capovolta la strada discende, pare che il mare si sia calmato, le lacrime vorrebbero un ruolo da protagonista, dicono che è arrivato il momento, ma c’è ancora il presente da vivere, bisogna vigilare o niente sarà servito a niente.
Prima o poi l’alba arriverà, è una promessa. Ma se durante il buio, senza lamentele si continua a progettare il viaggio, potrebbe non essercene bisogno. L’importante sarà sbarcare.

Giuseppe Carta

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